Crepet: “Abbiamo una generazione di ragazzi-zombie. Non inseguono più l’altro. Bisogna cercarlo, l’altro, fuggire al mare, baciarsi”

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L’accoltellamento di una quattordicenne da parte di una quindicenne a Brescia, davanti ai telefonini degli amici che filmavano la scena invece di intervenire, ha acceso un faro sulla preoccupante deriva di indifferenza e frustrazione che affligge le nuove generazioni.

Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet non usa mezzi termini: “Abbiamo insegnato l’indifferenza. Noi stessi siamo stati indifferenti. La tecnologia digitale ci rende indifferenti”.

Alla base del comportamento dei ragazzi che hanno assistito inermi all’aggressione, secondo Crepet, c’è la stessa indifferenza che ha armato la mano della quindicenne. “Possibile che non si siano alzati e abbiano urlato di posare quel coltello? E chi si meraviglia di questo?”

Le ragioni sono molteplici: frustrazione, mancanza di passioni, disinteresse per il futuro, eccessiva dipendenza dalla tecnologia che atrofizza l’empatia.

Crepet invita i genitori a confrontarsi con i figli, a spiegare loro la gravità di quanto accaduto, a non lasciar correre. “Serve un percorso di arrabbiatura, anche a scuola”, afferma.

La violenza non è di genere, sottolinea lo psichiatra, ma la frustrazione è universale e a 15 anni può essere molto forte. “Il politicamente corretto è diventato una gabbia”, ci impedisce di capire i veri problemi.

Oltre all’indifferenza, il problema è anche la mancanza di speranza. Lo Stato dovrebbe dare ai giovani la possibilità di sognare, non togliere le tasse sull’eredità che toglie l’orizzonte e la voglia di faticare per raggiungere i propri obiettivi.

Il passaggio dalla stilografica al pc ha ucciso l’empatia, sostiene Crepet. “Ora siamo alle coltellate, che manifestano la stessa indifferenza di chi osserva. Anche chi ha usato il coltello è indifferente. Non vede l’altro, non lo considera”.

Invertire questa tendenza è un lavoro lungo e difficile, ma Crepet non si arrende: “I ragazzi hanno tutto: si incancreniscono, non sono più uccelli viaggiatori. Bisogna che osserviamo la realtà e ci prendiamo le nostre responsabilità”.

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