CPIA: un fine che non giustifica i mezzi

di Lalla
ipsef

di Domenico Piperis* – La recente seduta della 7a Commissione del Senato, il 22 settembre scorso, sulla Riforma dell’Istruzione degli Adulti (schema di Regolamento recante "Norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri d’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, ai sensi dell’art. 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133") mi dà l’occasione per ritornare a parlare del riordino delle Scuole serali, dopo un periodo di silenzio in cui auspicavo un ripensamento da parte del legislatore sullo sciagurato progetto d’istituire i CPIA che, comprendenti le Scuole serali, ne determinano la chiusura.

di Domenico Piperis* – La recente seduta della 7a Commissione del Senato, il 22 settembre scorso, sulla Riforma dell’Istruzione degli Adulti (schema di Regolamento recante "Norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri d’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, ai sensi dell’art. 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133") mi dà l’occasione per ritornare a parlare del riordino delle Scuole serali, dopo un periodo di silenzio in cui auspicavo un ripensamento da parte del legislatore sullo sciagurato progetto d’istituire i CPIA che, comprendenti le Scuole serali, ne determinano la chiusura.

La riunione, incentrata sull’esame dei rilievi mossi dal Consiglio di Stato al citato schema di Regolamento, ha avuto per relatore il senatore Pittoni che, con rigore, ha fatto rilevare le profonde incongruenze tra gli obiettivi ispiratori del Regolamento e le loro concrete possibilità attuative.

La relazione del senatore Pittoni ci conferma che la riforma dei CPIA:
1) punta solo ed esclusivamente a realizzare obiettivi contabili, per nulla interessandosi a questioni didattico-pedagogiche;
2) se fosse attuata, danneggerebbe i lavoratori-studenti procurandogli uno stato di disagio immenso.

E così i CPIA si mostrano per quello che sono: una cieca applicazione del motto "il fine giustifica i mezzi".

Tuttavia, entro la più complessiva manovra statale di contenimento della spesa pubblica, questa del riordino dell’istruzione degli adulti (IDA) è la più odiosa perché fa scempio di un settore già di per sé debole che andrebbe, invece, valorizzato per la sua indiscussa azione di promozione sociale rivolta a tutti gli adulti senza discriminazione di cittadinanza, di stato sociale, di fede religiosa e di cultura.

I CPIA non sono la risposta giusta alla domanda di istruzione degli adulti perché non incrementano l’offerta formativa fondandosi sulla riduzione numerica dei CTP e sull’abolizione dei Corsi serali.

Alcuni docenti hanno già fatto sentire la loro voce contro il "riordino" dell’IDA e intrapreso azioni di lotta, anche estreme, per difendere i corsi serali; altri, invece, sono rimasti in silenzio.

Sono rimasti silenti i sindacati concertativi perché sono tra i sostenitori più convinti dei CPIA (soprattutto FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola; per convincersene, si dia uno sguardo all’ultimo fascicolo pubblicato dalla FLC CGIL nel corrente a.s. 2010/11 intitolato "Per i diritti nella scuola pubblica – Schede di informazione per saperne di più, per difendere e garantire la qualità della scuola pubblica”). Infatti, si sono ben guardati dal pubblicare e/o commentare la relazione del sen. Pittoni perché sarebbe stato difficile parlarne senza indignarsi e, al contempo, continuare a difendere i CPIA.

Nasce il sospetto che la FLC CGIL, unico sindacato che considera tutt’oggi la Scuola serale una realtà di nicchia, difenda la riforma dei CPIA perché da essa dipende il futuro della loro proposta di legge sull’Apprendimento permanente (http://www.cgil.it/Archivio/formazione-ricerca/Proposta%20Legge%20Apprendimento%20Permanente.pdf), la quale mira a spalancare il settore dell’istruzione degli adulti a una miriade di agenzie formative private (incluse le loro) latrici di un’offerta formativa generica e non professionalizzante, cioè l’esatto contrario di ciò che gli adulti chiedono e che le Scuole serali pubbliche offrono.

La riforma dei CPIA, di fatto, è funzionale alla proposta di legge sull’Apprendimento permanente, perché, quest’ultima, non potrebbe svilupparsi pienamente se le Scuole serali fossero ancora in attività.
I sindacati, di conseguenza, non contrastano la riforma dei CPIA, perché mirano a spazzare via le Scuole serali, anziché badare a rafforzarle, per avere campo libero nel settore della formazione e istruzione degli adulti (si stimano in 20 milioni circa gli adulti in età lavorativa con bassi livelli d’istruzione e formazione che potrebbero decidere di rientrare in formazione).

Questa tesi è confermata dal loro modus operandi discriminante: da un lato reagiscono contro i tentativi che mirano a intaccare gli organici dei CTP -che il Ministero, con la C.M. n.37/10, aveva già di sua iniziativa provveduto a salvaguardare-, e dall’altro assistono senza mostrare nessun atto di reazione alle manovre di chiusura di classi del biennio delle Scuole serali, che, in molti casi, si sono concretate anche in corso d’anno.
Sarà anche a causa dei sindacati concertativi se il settore della formazione e istruzione degli adulti diverrà terra di nessuno.

Purtroppo, silenti anche i politici che, poco interessati in genere ai problemi della scuola, non hanno colto la gravità di ciò che si sta attuando ai danni della Scuola serale.

È per reagire a tanta indifferenza e ottusità che, a nome di tutti i lavoratori-studenti e docenti delle Scuole serali pubbliche, rivolgo un forte appello al mondo della cultura e dell’informazione affinché aderiscano alla lotta per la difesa della Scuola serale pubblica, sull’esempio del prof. Stefano Rodotà che l’ha recentemente condivisa (http://www.peacelink.it/pace/a/32273.html).

Per finire accenno un fatto che indica l’assurda politica scolastica del Ministero.
Il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca e l’assessore regionale all’Istruzione, Marco Luchetti, hanno chiesto recentemente al Ministro Mariastella Gelmini di voler consentire la riapertura dei bienni delle scuole serali marchigiane proprio per soddisfare l’elevata domanda di istruzione da parte della popolazione adulta. Con soddisfazione salutiamo la richiesta delle suddette autorità pubbliche perché è una sconfessione sia dei piani del MIUR (che aveva disposto il ridimensionamento delle Scuole serali entro l’anno scolastico 2010-2011 e la loro chiusura il 31/08/2011) sia della tesi "il fine giustifica i mezzi".

L’esempio ora citato mi dà anche l’occasione di ricordare al potere politico che il suo è un compito attivo diretto a risolvere i problemi privati della gente mediante l’elaborazione/attuazione di soluzioni pubbliche! Ma queste soluzioni devono esser autenticamente giuste, cioè elaborate e praticate nel rispetto e dei diritti e della dignità delle persone.

*docente presso il Corso Serale – progetto Sirio – dell’ITIS "Marconi" di Bari

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