Covid, verso i nuovi colori delle Regioni: Veneto e Toscana in bilico. Lazio spera nell’arancione

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Fino a lunedì 12 aprile mezza Italia sarà rossa molto probabilmente, ovvero sette Regioni tra le quali quasi tutte le grandi realtà del Nord e una Provincia

Tra queste c’è la Val D’Aosta, che da lunedì entrerà nello scenario con più restrizioni. Le altre Regioni, spiega La Repubblica, e cioè il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna, il Piemonte, la Provincia di Trento, le Marche, la Lombardia e la Puglia sono già rosse. Come il Veneto, che però è in bilico. Solo oggi si capirà se potrà tornare in arancione prima, cioè da dopo Pasquetta, o se avrà dovrà attendere ancora. Chi invece spera di tornare in arancione già lunedì 29 è il Lazio.

In base ai dati sull’incidenza a 6 giorni, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Piemonte avevano più di 250 casi per 100mila abitanti. Trento, Marche, Val d’Aosta, Lombardia e Puglia erano poco sotto, certamente con i casi di oggi supereranno la soglia posta dal governo. Poi c’è il Veneto, che con i nuovi contagi di oggi potrebbe toccare proprio i 250. Se resterà sotto la soglia e anche la prossima settimana avrà dati compatibili con l’arancione, come accennato in precedenza, da dopo Pasqua potrà entrare in questo scenario. Altrimenti sarà ancora in zona rossa. A  rischiare è anche la Toscana, oggi arancione, che però negli ultimi due giorni ha avuto una riduzione di casi che sembra allontanare l’ipotesi del cambio di colore. Ma non sono escluse sorprese.

Il Lazio invece, spera nell’arancione. L’Rt, che dovrà essere confermato domani dal monitoraggio della Cabina di regia, è intorno all’1, cioè ben distante dall’1,25 che porta in rosso. Sull’incidenza la Regione non ha problemi perché ha numeri abbastanza bassi.

Alcune Regioni potrebbero adottare alcune misure più restrittive, come la Puglia ha lasciato intendere.

 

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Misure scuola zona arancione

In questa zona, l’attività dei servizi educativi per l’infanzia (asili nido), delle scuole dell’infanzia (ex scuola materna) e per il primo ciclo di istruzione (ex scuole elementari e medie) continua a svolgersi integralmente in presenza.

Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado (licei e istituti professionali) adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica, in modo che almeno al 50 per cento e fino a un massimo del 75 per cento degli studenti sia garantita l’attività didattica in presenza. La restante parte degli studenti partecipa alla didattica a distanza. Resta sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, garantendo comunque il collegamento on line con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata.

I Presidenti delle Regioni potranno disporre la sospensione dell’attività scolastica e degli asili nido:
– nelle aree in cui abbiano adottato misure più stringenti per via della gravità delle varianti;
– nelle zone in cui vi siano più di 250 contagi ogni 100mila abitanti nell’arco di 7 giorni;
– nel caso di una eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico.

Misure scuola zona rossa

In questa zona sono sospesi i servizi educativi per l’infanzia (nidi e micronidi, sezioni primavera e servizi integrativi quali spazi gioco, centri per bambini e famiglie, servizi educativi in contesto domiciliare comunque denominati e gestiti).

Inoltre, le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado (materne, elementari, medie, superiori, istituti tecnici etc.) si svolgono esclusivamente con modalità a distanza. Resta garantita la possibilità di svolgere attività in presenza per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali. Così come in presenza sono garantite le attività di laboratorio.

Resta l’obbligo della mascherina dai sei anni in su.

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