Covid, un anno fa il coprifuoco, le zone rosse e la Dad. Cosa è cambiato oggi? Il confronto

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Dopo un’ estate relativamente tranquilla, a novembre 2020, l’Italia ripiombava nell’incubo del Covid-19. La pandemia tornava a colpire in modo più violento. Oggi, un anno dopo, i contagi sono in risalita, come in tutta Europa, ma il quadro epidemiologico che abbiamo davanti è cambiato. Il confronto rispetto all’anno scorso. 

Circa un anno fa, il 13 novembre 2020, si toccava il record, a oggi imbattuto, di nuovi positivi in una sola giornata: 40.902, insieme a 550 decessi legati al Covid.

Il 3 novembre 2020 l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte annunciava, con effetto dal 6 novembre, l’entrata in vigore del coprifuoco. Non si sarebbe potuti uscire di casa dalle 22 di sera alle 5 di mattina.

Si collaudava il sistema delle regioni a colori. I territori venivano suddivisi in gialli, arancioni e rossi sulla base della diffusione del virus (la zona bianca verrà istituita nei primi mesi del 2021).

In fascia rossa, tutte le attività commerciali, eccetto quelle ritenute “essenziali”, si preparavano a chiudere di nuovo le saracinesche.

Si sarebbe potuti uscire per fare attività fisica, ma solo nei pressi della propria abitazione, e la scuola tornava in didattica a distanza, appena due mesi dopo il rientro in aula.

Vietati gli spostamenti in entrata e in uscita tra regioni rosse e arancioni, consentiti solo tra quelle gialle.

Il 27 dicembre 2020, però, arrivavano in Italia le prime 9.750 dosi di vaccino anti Covid prodotte da Pfizer-BioNtech, a meno di un anno dall’inizio della pandemia. Qualche mese dopo, nell’inverno e nella primavera 2021, sarebbero arrivate le varianti Alfa e Delta a segnare un nuovo aumento dei contagi, rimasto però in ogni caso costantemente sotto le cifre di novembre 2020.

Oggi, dopo 91 milioni di dosi somministrate, con il 72% della popolazione dai 12 anni in su immunizzata contro il coronavirus, la situazione è completamente diversa da quella di un anno fa.

Poche restrizioni per tenere la curva epidemiologica sotto controllo: mascherine protettive negli spazi al chiuso ed esibizione del Green pass per poter accedervi, tranne che in negozi, centri estetici e parrucchieri.

Hanno riaperto i bar e ristoranti, nessuna attività commerciale è chiusa, la scuola è rimasta in presenza, anche se la situazione non è omogenea in tutta Italia.

I contagi hanno ripreso a salire, ma i numeri sono diversi. Nell’ultima settimana, da lunedì 8 a sabato 13 novembre, il totale dei nuovi casi di coronavirus in Italia è stato di 43.660, i decessi sono stati 384. Il picco dei positivi si è registrato nella giornata di giovedì 11, quando si è arrivati a quota 8.569. Le Regioni che rischiano di più un futuro passaggio in zona gialla, combinando i tre indicatori critici, sono quindi Friuli-Venezia Giulia e Provincia autonoma di Bolzano. Uno dei principali obiettivi del governo è proprio quello di mantenere le Regioni in zona bianca, per evitare le progressive restrizioni che il sistema a colori, dal giallo al rosso, porta con sé.

La protezione offerta dai vaccini, come dimostra un’analisi dell’Iss, cala dopo sei mesi dal completamento dell’immunizzazione. L’efficacia contro il virus passa dal 76 al 50%, ma continua a rimanere alta contro il rischio di un decorso grave della malattia, con conseguente effetto su ospedalizzazioni e decessi.

Mentre gran parte dei Paesi europei si ritrovano a fare i conti con decine di migliaia di nuovi contagi al giorno, l’Italia – insieme a Portogallo e Spagna – è, secondo gli esperti, tra gli Stati dove la quarta ondata è più sotto controllo, grazie alle alte percentuali di cittadini vaccinati e all’utilizzo del green pass.

Con l’aumento dei contagi si torna anche a parlare di zone rosse arancioni locali. Ogni Comune ha infatti la possibilità di istituire aree ad alto rischio diffusione Covid, con la predisposizione di regole più stringenti che nel resto della città o della Regione di riferimento.

Cosa prevede il protocollo per la scuola

Le nuove regole sono indicate nella circolare congiunta ministero dell’Istruzione e ministero della Salute del 3 novembre, che si propone di standardizzare i comportamenti a livello nazionale.

Il documento prevede due scenari: quello relativo alla fascia d’età 0-6 anni, e quello delle scuole primarie (elementari) e secondarie di primo e secondo grado (medie e superiori).

Il protocollo prevede provvedimenti – di responsabilità dell’autorità sanitaria – diversi a seconda della fascia d’età degli alunni e dello status vaccinale.

In presenza di un caso positivo, i compagni di classe faranno un test il prima possibile, definito “T0”, e se il risultato è negativo si potrà rientrare a scuola, e poi uno dopo 5 giorni.

Nel caso di due positivi i vaccinati o negativizzati negli ultimi 6 mesi faranno la sorveglianza con testing, mentre i non vaccinati la quarantena.

Nel caso di tre positivi andrà in quarantena tutta la classe (ma con quarantena di 7 giorni per i vaccinati e i guariti, di 10 per gli altri) con l’attivazione della Dad.

Il preside sospende “in via eccezionale ed urgente” le lezioni nel caso in cui le autorità sanitarie “siano impossibilitate ad intervenire tempestivamente”.

Il dirigente scolastico agirà in base ad una serie di indicazioni predeterminate, dettate dalla circolare ministeriale: informa la Asl, individua i “contatti scolastici” e per loro sospende temporaneamente le lezioni, “trasmette ai contatti scolastici le indicazioni standardizzate preventivamente predisposte dal DdP” e “segnala al DdP i contatti scolastici individuati”. I dati sui vaccinati non sono nella disponibilità della scuola e “quindi non vanno trattati”.

I DOCUMENTI UTILI

NOTA TECNICA

NOTA DI ACCOMPAGNAMENTO

Gestione quarantena scuola, i cinque compiti del dirigente scolastico. Ecco cosa fare per evitare problemi di privacy. NOTA [PDF]

Nuova quarantena a scuola, chi sono i “contatti scolastici” che dovrà individuare il dirigente scolastico in caso di positivo in classe?

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