Covid, su contagi e scuola è caos totale. Per Lopalco l’apertura ha inciso sullo sviluppo della pandemia, per Arcuri “non risulta”

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Quanto ha inciso la scuola nello sviluppo dell’attuale ripresa della pandemia? Secondo l’assessore della Regione Puglia, ieri sotto il tiro incrociato per la decisione di sospendere le attività didattiche, sì. E spiega anche il motivo.

Giallo sui numeri

Gli ultimi dati a disposizione, ormai vecchi di una settimana, sono stati forniti tramite FaceBook dal Ministro Azzolina. In un post criticato da più parti, perché l’ottimismo mostrato nel comunicare un calo di contagi pare non prendesse in considerazione una serie di fattori, a partire dall’aumento dei contagi non tracciati e tracciabili. A ciò si aggiunge anche la critica alla modalità di conteggio dei casi che avviene per “focolai”, senza specificare i soggetti realmente coinvolti. Trovate tutto qui

Per Arcuri  “non risulta” che la scuola faccia crescere i contagi

Un assist al Ministro arriva dal Commissario Arcuri, che ieri in conferenza stampa ha commentato l’andamento della curva epidemica dei contagi e la situazione scolastica, ha affermato che “non risulta che la scuola faccia crescere i contagi”. E, sulla decisione della Puglia di chiudere le scuole ha affermato di trovarla “ingiustificata” e di essere “fermamente contrario”.

Lopalco, “con attività didattica 1.121 casi”

Su FaceBook, l’assessore alla Sanità della Puglia, Pierluigi Lopalco, ha spiegato alla ministra Azzolina le ragioni della chiusura delle scuole presa dalla Regione, fornendo dei numeri.

Secondo quanto scritto dall’assessore, se da un lato è vero che il numero “di casi riportati nelle scuole, apparentemente, rispecchia la fotografia della distribuzione del virus nella popolazione esterna. In realtà, da quando è partita l’attività didattica ad oggi sono stati segnalati 1.121 casi di positività fra la popolazione di età 6-18 anni, corrispondenti all’11% dei casi totali. Questa percentuale era del 6% nella settimana dal 17 al 22 settembre e dell’8% nella prima settimana di apertura della scuola. L’aumento della proporzione di casi in quella fascia di età è dunque sicuramente contemporaneo alla riapertura della scuola nella nostra Regione”.

Locatelli, “guardare il doposcuola non la scuola”

Secondo il presidente del Consiglio Superiore di Sanità e componente del Cts intervenuto a Porta a Porta, “La scuola è l’esempio che meno contribuisce” all’aumento dei contagi, “semmai – afferma –  è il dopo scuola il momento da tenere d’occhio”.

Affermazioni che non trovano concorde l’epidemiologo Lopalco, che ritiene la scuola un aggregatore sociale, a prescindere se il contagio avvenga nelle aule o al di fuori di esse, rappresenta comunque un fattore facilitante per la diffusione del virus”.

Stessa lunghezza d’onda del Governatore della Campania, De Luca, che per primo ha chiuso le scuole. ”Il mondo della scuola, – ha detto settimana scorsa da Fazio – piaccia o meno, è uno dei vettori più grandi di contagio nelle famiglie. Sulla scuola continuiamo a balbettare. Secondo i dati epidemiologici che abbiamo noi, con un raffronto tra le due settimane prima dell’inizio dell’anno scolastico e le due successive, nelle due settimane successive il contagio è aumentato sulla popolazione complessiva di tre volte ed è aumentato sulla fascia di età da 0 a 18 anni di nove volte. Con un dato preoccupante: la fascia di età del contagio è identica per la fascia 0-5 anni e 15-18 anni”.

Galli, scuole non è luogo completamente sicuro

Posizioni suggellate dall’infettivologo Galli, pur “con tutti gli sforzi fatti a scuola, – ha dichiarato ad Agorà su Rai 3 – resta tutto quello che viene prima e che viene dopo, e talvolta anche  durante perché il distanziamento completo a scuola non lo riesci a ottenere. Quindi, con molta sofferenza, le scuole non possono essere considerate, al di là delle dichiarazioni politiche che lasciano il tempo che trovano, luoghi completamente sicuri.

In attesa del Focus dell’ISS

Da canto suo il Ministero ieri ha divulgato un comunicato con il quale ha informato che i dati del monitoraggio condotto attraverso i dirigenti scolastici sono stati condivisi con l’ISS.

“Tutti i dati – ha scritto il Ministero – sono in possesso delle autorità sanitarie, a cui sono trasferiti settimanalmente per la loro analisi nell’ambito del quadro epidemiologico generale.”

Dai dati, secondo quanto risulta ad Orizzonte Scuola, l’Istituto Superiori di Sanità, fornirà un focus per la scuola che si spera, così almeno personale e famiglie, faccia luce sul ruolo che la scuola svolge sui contagi.

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