Covid, scuole chiuse in zona gialla e arancione se i contagi salgono: l’ultima parola spetta ai Governatori

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Il nuovo Dpcm firmato ieri dal presidente Draghi, ha imposto delle nuove strette per la scuola: nelle zone rosse sono sospese le attività didattiche in presenza di tutti gli ordini e gradi. Invece, nelle zone gialle e arancioni la stessa misura potrà essere disposta dai Presidenti delle regioni o province autonome in tutte le aree regionali o provinciali nelle quali l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi sia superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti oppure in caso di motivata ed eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico.

In tutte le altre situazioni, la scuola resta in presenza come già stabilito dai provvedimenti in vigore: in presenza per gli alunni dell’infanzia, delle elementari e delle medie, mentre per quelli delle superiori è prevista la didattica in presenza almeno al 50% e fino ad un massimo del 75%.

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A conti fatti, escludendo le zone rosse, i Governatori avranno facoltà di decidere la sospensione delle attività didattiche con maggiore facilità, pur dovendo rispettare i parametri imposti dal Dpcm.

E in effetti, a guardare bene, già nella sola giornata di oggi Piemonte e Friuli Venezia Giulia hanno annunciato nuove restrizioni per la scuola: a partire da lunedì in Piemonte l’attività didattica di seconde e terze medie e delle scuole superiori si svolgerà in dad al 100%, per 15 giorni. La Regione dal 1° marzo è in zona arancione.

Anche in Friuli Venezia Giulia si va verso la DaD per le scuole medie e superiori dal prossimo 8 marzo.

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In questi mesi i presidenti di Regione avevano già adottato misure restrittive. Adesso, probabilmente, anche per rispettare la linea governativa di intervenire sui singoli territori, viene data ancora più risalto alla valutazione regionale. E a proposito di territori, su YouTrend, a firma del ricercatore Lorenzo Ruffino, in base agli ultimi dati disponibili, sono al momento 24 le Province in cui si supera la soglia settimanale di contagi che richiede la chiusura: Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Chieti, Como, Forlì, Frosinone, Imperia, Macerata, Mantova, Modena, Monza e Brianza, Pescara, Pistoia, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Salerno, Siena, Trento, Udine, Verbano-Cusio-Ossola. 

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Tutta Italia, tranne la Sardegna, si stia avvicinando a passi lunghi verso la zona rossa“, ha detto Guido Bertolaso, consulente del presidente di Regione Lombardia per il Piano Vaccinale.

La terza ondata è stata già innescata, iniziamo a vederne gli effetti“, ha detto a SkyTg24 Pierluigi Lopalco, assessore alla Sanità della Regione Puglia

A ben guardare lo scenario prefigurato potrebbe anche verificarsi nelle prossime settimane. Anche perché le varianti continuano a preoccupare: quella inglese, che sappiamo già essere quella dominante, ha una capacità di trasmissione dal 43 al 90% maggiore rispetto a quella rilevata nelle varianti comparse in precedenza. Lo indica la ricerca pubblicata sulla rivista Science, coordinata da Nicholas G. Davies, della London School of Hygiene and Tropical Medicine e condotta in collaborazione con centro di ricerca di Europa e Stati Uniti. Alla luce di questo dato, osservano i ricercatori, sono necessarie misure di contenimento severe, come la chiusura delle scuole e l’accelerazione delle campagne di vaccinazione.

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Un messaggio rassicurante tuttavia arriva proprio dal Ministro dell’Istruzione: “C’è questa situazione della variante inglese che sta preoccupando e abbiamo deciso di proteggere i ragazzi nelle zone più a rischio. Ma la scuola non chiude, non ha mai chiuso“, ha detto il Ministro nel corso del suo intervento su Rainews24.

La scuola continua ad andare avanti e restiamo in collegamento con tutti i nostri ragazzi. Le scuole devono restare aperte come presidio di una comunità che non si arrende”.

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