Covid scuola, Ruffino: “Situazione da monitorare. Mille casi in tre settimane. Rilevazione statistica del Ministero ben venga” [INTERVISTA]

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Schizzano i contagi per Covid 19 in Italia: nelle ultime 24 ore sono stati registrati 2.548 nuovi casi, un incremento che non si verificava da oltre cinque mesi e che è stato individuato con un numero di tamponi record: 118.236 circa 13mila più di ieri.

Il totale dei contagiati dall’inizio dell’emergenza sale a 317.409. Risale anche l’incremento del numero delle vittime: 24 in un giorno, contro le 16 di ieri, per un totale di 35.918.

Sono già 117 le scuole chiuse e 825 quelle in cui si è verificato almeno un caso di coronavirus in questo inizio di anno scolastico in Italia. Ecco quali sono alcuni degli ultimi istituti in cui si sono verificati i contagi, secondo i dati estrapolati da un database ideato da un giovane ricercatore e uno studente universitario – Vittorio Nicoletta e Lorenzo Ruffino – che hanno raccolto, dalla riapertura degli istituti, notizie e ordinanze dei sindaci

A Orizzonte Scuola interviene Lorenzo Ruffino, uno degli ideatori del monitoraggio ufficioso dei casi di Coronavirus nelle scuole.

Il Ministero dell’Istruzione ha iniziato il monitoraggio, ma ancora manca un database ufficiale. Come è nata l’idea e come raccogliete le informazioni?

“Abbiamo deciso di creare un nostro monitoraggio perché eravamo consapevoli del peso che le scuole possono avere nell’evoluzione dei casi in Italia e ci siamo resi conto che nessuno aveva in mente di portarlo avanti. L’obiettivo (riuscito) era anche quello di spingere il Ministero dell’Istruzione a iniziare un proprio monitoraggio che sarà sicuramente più accurato del nostro essendo direttamente a contatto con le istituzioni scolastiche”

Come mai il Ministero non ha pensato prima al monitoraggio?

“Difficile rispondere. Forse disattenzione? Bisogna comunque considerare che non è una cosa che è successa solo in Italia. Nella maggior parte dei paesi i monitoraggi sulle scuole sono portati avanti da privati cittadini. Succede ad esempio anche in Germania. Bene comunque che abbia avviato il suo anche se in ritardo”.

Al momento la situazione più preoccupante dov’è?

“In assoluto la Lombardia ha il maggior numero di casi, ma bisogna considerare che ha anche il maggior numero di scuole. In generale è difficile al momento fare una valutazione a causa delle aperture scaglionate. In Alto Adige, dove le scuole hanno aperto il 7 settembre, ci sono molte scuole coinvolte considerando l’esigua popolazione, mentre al Sud, dove hanno aperto da pochi giorni, ci sono ancora pochi casi. È quindi forse presto per fare analisi di questo genere”.

Si verificano più contagi nella scuola primaria?

“La scuola primaria conta circa un caso su cinque, ma ha meno contagi della scuola secondaria di secondo grado che arriva invece a valere il 30 per cento del totale. A livello italiano le scuole primarie sono circa 1 su 3. In totale nella primaria ci sono circa 230 casi e in alcune situazioni sono nati dei focolai, ma non troppo grandi. Questi hanno portato a circa una ventina di casi collegati”.

Ad oggi si può dire che la scuola abbia superato l’esame della riapertura o no?

“Dipende da quali erano le aspettative. Certo, mille scuole su 65 mila non sono moltissime, ma non sono passate neanche tre settimane dall’apertura. Inoltre, il nostro monitoraggio sicuramente sottostima il numero di casi reali. Va inoltre considerato che seppur vi siano relativamente pochi casi, questi possono essere un problema sia per le scuole che devono assicurare la didattica a distanza sia per le famiglie che devono prendersi cura dei figli in quarantena perché positivi o in isolamento perché contatti di positivi. I disagi che causa un caso positivo non sono insignificanti”.

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