Covid scuola, Cartabellotta (Gimbe): “Il problema non è in classe, ma ciò che avviene fuori” [INTERVISTA]

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La curva dei contagi continua a salire e il governo, dopo una giornata convulsa, è intervenuto con un nuovo DPCM.

Sulla scuola, Conte ha ribadito che le attività continueranno in presenza soprattutto per asili, scuole elementari e medie: sono un asset fondamentale del Paese, ha spiegato, ma nel Dpcm è precisato che gli enti locali possono comunicare al ministero dell’Istruzione le “situazioni critiche e di particolare rischio riferito ai specifici contesti territoriali” e in relazione a esse chiedere che le scuole superiori possano adottare “forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata”. Per le scuole di secondo grado, ha detto Conte, verranno anche favorite modalità flessibili di organizzazione didattica con ingresso dalle ore 9.

A Orizzonte Scuola interviene il presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, per fare il punto su quanto sta accadendo nel mondo della scuola sotto il punto di vista della gestione dell’emergenza sanitaria: “La risalita dei contagi, purtroppo, è molto rapida e anche la curva delle terapie intensive sta salendo vertiginosamente: lì bisogna stare attenti perché non possiamo permetterci un sovraccarico del sistema sanitario”.

Sulla scuola, invece: “Il problema, come ribadito più volte, non è quello che avviene in classe, ma quanto accade fuori, con gli spostamenti e altre attività. Riuscire ad individuare, dunque, la reale incidenza della scuola sui contagi è per così dire un’acrobazia”, afferma Cartabellotta.

“Se tutti i protocolli di sicurezza vengono rispettati, il rischio di contagio diminuisce, ma questo non significa che gli studenti non possono contagiarsi perché, poi, escono da scuola, fanno altre attività, stanno in famiglia. In ogni caso, per quanto rigorosi possano essere i protocolli a scuola, se non si organizza adeguatamente la rete di trasporto pubblico abbiamo concluso poco”, aggiunge.

E poi: “Purtroppo succede che confondiamo il luogo dove avviene il contagio con la categoria di contagiati: è evidente che se lo studente fuori dalla scuola si assembra con altri amici, non usa la mascherina, può diventare un rischio pure in classe. La scuola non è responsabile dell’incremento dei contagi, su questo, purtroppo, si sta facendo della dietrologia. Una cosa, però, si poteva fare prima dell’inizio delle lezioni: realizzare uno screening di massa per capire meglio la reale situazione epidemiologica e abbattere il contagio. Il serbatoio di contagi si è riempito soprattutto d’estate e con i giovani, purtroppo paghiamo questo”, continua.

Sui trasporti locali, invece: “Sì, la questione dei trasporti è importante, ma bisogna fare i conti con le singole realtà locali, forse addirittura città per città. Io non credo che possa esistere una regola che vale per tutti. Gli ingressi scaglionati, comunque, avrebbero senso solo se la scuola avesse dei trasporti dedicati”. 

Sul concorso straordinario. infine, afferma: “Il problema reale è capire con quali modalità si tengono queste tipologie di prove. Fondamentale, lo sappiamo, è l’utilizzo della mascherina, quanto tempo stanno a contatto le persone, la quantità di persone che stanno all’interno di un locale. Certo non possiamo immaginare 500 persone stipate in una struttura per svolgere il concorso: sarebbe meglio, paradossalmente, farlo all’aperto. Se il luogo è molto affollato, il contatto è prolungato e il posto non è ben areato, la possibilità di contagio cresce: esattamente quello che accade anche con i trasporti”.

Coronavirus, superiori: doppi turni, didattica integrata, ingressi dopo le 9. Da mercoledì 21 ottobre “se situazione lo richiede”. TESTO DPCM definitivo, SCARICALO

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