Covid, per ridurre i contagi a scuola monitorare l’anidride carbonica: ecco il “termometro” che indica quando aprire le finestre in classe

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In pieno dibattito sul ritorno a scuola a settembre, la domanda più frequente è: cosa accadrà? Si ripresenteranno gli stessi problemi dello scorso anno? Le scuole saranno in sicurezza dal contagio, visti anche gli sviluppi delle nuove varianti?

Sappiamo che la scuola in presenza è l’obiettivo prioritario del Governo. Anche il Comitato Tecnico Scientifico ha invitato fortemente a fare il possibile per garantire le lezioni in presenza.

In tale quadro quella del contagio in aula appare una questione comunque centrale, al di là della questione vaccinazione, su cui nei prossimi giorni potrebbero esserci novità.

E una delle “battaglie” che dallo scorso anno si sono intraprese è quella di monitorare la diffusione del virus negli ambienti chiusi come le scuole, in modo da controllare, tramite parametri scientifici certi, i contagi e trovare contromisure efficaci.

Quello della qualità dell’aria è senza dubbio un elemento di riferimento. Ma come controllare il covid nell’aria? Tramite l’anidride carbonica.

Ecco allora che lo studio portato avanti dal SIMA, la società di medicina ambientale, potrebbe fornire un valido aiuto per tenere sotto controllo l’anidride carbonica e di conseguenza limitare il contagio.

La ricerca SIMA

La ricerca condotta in alcuni istituti scolastici pugliesi dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), in sinergia con l’Università di Bari, è stata pubblicata lo scorso 3 Luglio sulla prestigiosa rivista “Environmental Research” si basa proprio su questo.

Fin dall’inizio della pandemia ci siamo interessati alla ricerca di affidabili indicatori che potessero consentire nella vita quotidiana la minimizzazione del rischio di contagio negli ambienti indoor, dato il rischio di trasmissione diretta inter-personale e per via area (la cosiddetta “airborne transmission route”),individuando nella CO2 un possibile parametro utile e semplice da monitorare, in quanto rivela se la ventilazione naturale o supportata di sistemi meccanici dei nostri spazi chiusi sia sufficiente a diluire – in relazione al numero delle persone presenti – la potenziale carica virale di cui uno o più soggetti possono essere portatori”, spiega Alessandro Miani, presidente di SIMA.

A spiegare i risultati della ricerca Gianluigi De Gennaro, decano del Comitato Scientifico SIMA e coordinatore scientifico della ricerca: “Lo studio ha coinvolto 11 classi situate in 9 plessi scolastici di diverse province della Puglia, differenziate per classi di età: 2 classi di scuole materne (per la fascia
3-6 anni), 5 di scuole primarie (6-11 anni) e 4 di scuole medie (11-13 anni), prevedendo l’installazione in ogni aula di dispositivi validati, paragonabili a dei “termometri”, per il rilevamento della concentrazione di CO2, frutto della respirazione degli alunni, con un immediato riscontro visivo“.

L’esperto prosegue dicendo che “il rilevatore innescava l’accensione di una luce semaforica in corrispondenza dei superamenti di soglie di rischio della concentrazione di anidride carbonica e consentiva al docente di disporre l’immediata apertura di porte e finestre fino al rientro dei valori entro i limiti. All’inizio dell’esperimento nessuna classe rispettava la soglia più bassa di rischio di 700 ppm (luce verde), mentre ben 6 classi su 11 superavano la soglia di rischio limite di 1000 ppm (luce rossa)“.

Non solo: “Negli ultimi due mesi di scuola il progetto è stato esteso ad altri 19 istituti scolastici pugliesi e abbiamo ottenuto prova dell’efficacia dei dispositivi: in 3 classi è stato individuato dalle autorità sanitarie un caso di Covid-19 a carico di un alunno o di un docente, senza che ciò determinasse il propagarsi del contagio ad altri soggetti all’interno della stessa aula in presenza di livelli ottimali CO2”.

Monitorare la CO2 con sistemi di relativa semplicità e a costo contenuto – conclude De Gennaro – consente di attivarsi tempestivamente per ridurre il rischio di trasmissione del coronavirus negli ambienti indoor aprendo le finestre o attivando sistemi di ventilazione meccanica controllata, ottenendo un rapido riscontro sull’efficacia dell’azione intrapresa per migliorare la qualità dell’aria”.

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