Covid, ok delle Regioni alle linee guida per le riaperture. Ma i nodi restano

Stampa

La Conferenza delle Regioni ha approvato le linee guida per la riapertura di alcune attività “in condizioni di sicurezza e nel rispetto dei protocolli di prevenzione”. Lo dice il presidente Massimiliano Fedriga sottolineando che il governo potrà contare sulla “massima collaborazione da parte delle Regioni”.

E’ fondamentale, aggiunge, “che le istituzioni si muovano di pari passo con i cittadini, superando gradualmente la fase dei divieti e introducendo una nuova stagione di riaperture accompagnate da regole per evitare nuove impennate nella curva dei contagi“.

Nell’ultima versione delle Linee guida votata dalla Conferenza delle Regioni si prevede un metro di distanza nei ristoranti se la situazione pandemica lo consente, per aumentare a due ove la condizione di diffusione del virus si dovesse aggravare“. Lo ha precisato il presidente della Conferenza, Massimiliano Fedriga a ‘Porta a porta’ su Rai 1.

Ristorazione, palestre, piscine, cinema, spettacoli dal vivo: le Regioni nel frattempo spingono per le riaperture, chiedono segnali prima dell’inizio di maggio, invocano regole meno rigide per una ripartenza che possa dare respiro alle categorie e ai cittadini.

La valutazione politica sulla possibilità dell’allentamento delle misure arriverà domani durante la cabina di regia a palazzo Chigi con il premier Draghi. Nella riunione si esamineranno i nuovi report, poi nel pomeriggio si dovrebbe tenere una conferenza stampa del presidente del Consiglio. Ma ci sono diversi ostacoli sul piano redatto dalla commissione tecnica della Conferenza delle Regioni e sottoposta all’esecutivo.

La prima problematica secondo gli scienziati è legata alla richiesta che le riaperture avvengano anche nelle zone “ad alto rischio”. Nel prossimo decreto dovrebbe scattare di nuovo la classificazione delle fasce con il ritorno del giallo.

Sulla tempistica saranno il premier Draghi e le forze politiche che sostengono l’esecutivo a dare la linea ma, spiegano fonti interessate al dossier, è difficile che si allarghino le maglie prima della scadenza del dl attualmente in vigore, ovvero fine aprile. Anche perché sarebbe necessario un provvedimento ad hoc, non basta una delibera.

In ogni caso ogni valutazione arriverà sulla base dei dati scientifici e il Cts continua a raccomandare prudenza, al pari del ministro della Salute Speranza. Il messaggio è che nelle zone ‘rosse’ non sarà possibile un allentamento delle misure. E quindi dovrebbe arrivare l’indicazione di un no al ‘liberi tutti’, anche legato ai ristoranti.

Valutazione diversa per le Regioni che entreranno nella fascia gialla. Si sceglierà il criterio delle riaperture graduali, prevedendo l’apertura dei ristoranti a pranzo con la chiusura anticipata, magari alle 16 e non alle 18.

E prevedendo l’eventualità che le attività di ristorazione possano sfruttare il suolo pubblico, con i tavoli all’aperto, senza quindi lo sfruttamento degli spazi interni. Sconsigliato inoltre, spiegano sempre fonti informate che si occupano del dossier, l’utilizzo di fogli plastificati e di carta, sarà necessario che i ristoranti si dotino di un meccanismo di prenotazione digitale.

Le perplessità degli scienziati, secondo quanto si apprende, riguardano anche le indicazioni delle Regioni riguardo palestre e piscine. Ovvero sarà fortemente consigliato al governo di prevedere – quando sarà possibile riaprire – che non sia dato il via libera all’utilizzo degli spogliatoi nelle strutture. Doccia quindi a casa.

Sulla volontà di programmare le riaperture c’è una sensibilità comune delle forze politiche e degli scienziati che considerano utile il documento delle Regioni L’ala ‘rigorista’ del governo ricorda sempre il ‘caso Sardegna’, la regione passata dalla zona bianca ad una zona rossa. Anche la decisione se ritirare il coprifuoco o spostarlo a mezzanotte verrà presa dal premier Draghi e dalle forze politiche ma di sicuro, spiega una fonte, non sarà possibile ‘sdoganare’ gli affollamenti per gli aperitivi.

Una soglia minima sul numero di tamponi da effettuare in ogni regione, per una corretta valutazione dei parametri che determineranno i nuovi profili di rischio. E’ questa une delle ipotesi a cui sta lavorando un gruppo di coordinamento tra Regioni e Istituto Superiore di Sanità. Le Regioni chiedono anche che vengano utilizzati per la valutazione dell’Rt dati più recenti di quelli attualmente presi in considerazione dalla cabina di regia.

Covid, i colori delle regioni: Sicilia a rischio zona rossa. Campania e Puglia sperano nell’arancione

Stampa

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur