Covid, la situazione peggiora: lezioni in presenza a rischio in molte regioni

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Non si arresta la crescita di contagi covid: nelle ultime 24 ore sono stati 24 mila i nuovi casi e lo scenario delle varianti, che stanno colpendo anche la fascia della popolazione più giovane.

“Le varianti preoccupano. Quella inglese ormai è largamente dominante nello scenario italiano, ma preoccupano anche le altre varianti, con cui dovremo convivere. È molto importante intervenire in maniera tempestiva e radicale per contenerle, soprattutto laddove ci sono varianti che dobbiamo ancora conoscere completamente per esempio sul piano della risposta dei vaccini”, ha detto infatti Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, nel corso della conferenza stampa al Ministero della Salute sul monitoraggio settimanale. Sulla scuola, infatti, si evidenzia come “nella fascia d’età tra 0-19 anni  c’è una ricrescita” dei casi di Covid-19 “che va confermata, ma comunque c’è una ricrescita dei casi in tutte le fasce d’età”.

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Ecco perchè la prossima settimana fra ordinanze regionali precedenti e nuove indicazioni sarà presente a scuola un numero esiguo di studenti, presumibilmente meno di 2 milioni su 8,3  totali, riferisce l’Ansa. Sono 5 le Regioni con un livello di incidenza settimanale superiore a 250 casi per centomila abitanti, proprio la soglia che per il nuovo Dpcm in vigore da sabato farebbe scattare l’allarme con i presidenti delle Regioni pronti a chiudere le scuole di ogni ordine e grado. Si tratta di Emilia Romagna (342,08 casi per centomila), Lombardia (254,44), Marche (265,16), provincia autonoma di Bolzano (376,99) e di Trento (385,02).

Ma il peggioramento sembra essere una tendenza che si paleserà a breve anche nel resto dei territori. Specie se si continuerà a fare lezione in presenza che, secondo diversi esperti che ormai non nascondono la preoccupazione, rappresenta un chiaro rischio per il contagio.

Secondo Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università degli Studi di Milano, la scuola è un tasto delicato ormai: “Il dato in crescita da 3 settimane, del 20-30% di casi in più – ha sottolineato l’esperto – ci porta a vedere la situazione come un po’ la rampa della seconda ondata di ottobre. Dobbiamo evitare assolutamente che questo accada, nella speranza che questi interventi restrittivi, che sicuramente infastidiscono le famiglie e tutti noi, siano ancora necessari per far continuare la campagna di vaccinazione che dal mese di aprile, credo, potrà dare quella possibile protezione elevata che ci aspettiamo”.

Più netto il parere di Massimo Galli, virologo dell’Ospedale Sacco di Milano: “Nelle scuole  – ha spiegato – ci sono bambini e ragazzi concentrati per diverse ore al giorno in una situazione di necessaria vicinanza che finisce per determinare la diffusione dell’infezione, che negli esercizi commerciali può essere gestita diversamente, credo“. Per questo motivo, la chiusura delle scuole è una “scelta necessaria per nuove connotazioni del virus e della pandemia e la presenza di focolai negli istituti”.

La chiave per tornare in sicurezza a fare lezione in presenza è un sistema chiaro di tracciamenti e tamponi nelle scuole e un’accelerazione della campagna vaccinale del personale scolastico: per quanto riguarda il primo punto, lo stesso Ministro Bianchi lo ha indicato fra le priorità: “servono attività di tracciamento e tamponi, sono necessarie unità mobili a livello territoriale che possano monitorare la situazione al meglio”. Anche sul secondo punto, quello della vaccinazione, il Ministro dell’Istruzione prova a fare pressione: “Ho chiesto subito dopo il mio insediamento che tutto il personale della scuola sia protetto e vaccinato. Il vaccino è fondamentale e la mia richiesta è che si acceleri il più possibile“.

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Al momento il vaccino somministrato al personale scolastico si aggira intorno alle 287 mila dosi. I problemi però sono molteplici, ma su tutti le differenze regionali: come ha sottolineato il Governatore della Campania Vincenzo De Luca, entro il 10 marzo si concluderà la campagna vaccinale del personale scolastico. Diversamente, la Lombardia deve ancora iniziare: lo farà da lunedì 8. Questo denota una chiara differenza regionale che potrebbe pregiudicare l’evoluzione delle decisioni in materia di didattica in presenza e a distanza.

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