Covid, docenti non più a rischio di altre professioni. La scuola non ha contributo alla seconda ondata: lo studio europeo

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Il centro Europeo per il controllo delle malattie chiarisce che la scuola non è stato il motore di contagio nella seconda ondata. Ecco il risultato dell’indagine.

Il centro Europeo per il controllo delle malattie chiarisce che la scuola non è stato il motore di contagio nella seconda ondata. Ecco il risultato dell’indagine.

Lo studio elaborato dal Centro Europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), si può sintetizzare in questo modo: il ritorno nelle aule scolastiche a metà agosto in diversi paesi è coinciso con un generale rilassamento delle altre misure restrittive in molti paesi, e non appare quindi essere stato un motore di contagio nella seconda ondata di casi osservata in molti stati europei ad ottobre.

Chiudere le scuole: più svantaggi che vantaggi

L’impatto negativo sulla salute fisica, mentale e sull’istruzione della chiusura proattiva delle scuole sui bambini, si legge sullo studio Ecdc, nonché l’impatto economico sulla società più in generale, probabilmente supererebbe i benefici.

Nei dati presi in considerazione, tra i casi di COVID-19, gli alunni di età compresa tra 1 e 18 anni hanno tassi di ospedalizzazione, ospedalizzazione grave e morte inferiori rispetto a tutti gli altri gruppi di età.

Inoltre, si spiega che i bambini di tutte le età sono suscettibili al contagio e possono trasmettere SARS-CoV-2. Tuttavia, i bambini più piccoli sembrano essere meno suscettibili alle infezioni e, se infettati, meno spesso portano alla trasmissione rispetto ai ragazzi più grandi e agli adulti.

Ecco perchè, le chiusure scolastiche, secondo lo studio Ecdc, possono contribuire ad una riduzione della trasmissione di SARS-CoV-2, ma di per sé non sono sufficienti a prevenire la trasmissione comunitaria di COVID-19.

La trasmissione di SARS-CoV-2, secondo questa prospettiva, può avvenire all’interno delle strutture scolastiche e sono stati segnalati gruppi nelle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria. Ma l’incidenza del COVID-19 negli ambienti scolastici sembra essere influenzata dai livelli di trasmissione nella comunità.

Laddove infatti si è verificata un’indagine epidemiologica, la trasmissione nelle scuole ha rappresentato una minoranza di tutti i casi di COVID-19 in ciascun paese.

Da quando sono state riaperte le scuole in autunno, 12 paesi su 17 hanno risposto al monitoraggio dell’Ecdc, segnalando dei focolai nelle scuole, la maggiore parte dei quali (1185) in scuole superiori, seguiti da elementari (739) e asili (283), con variazioni che vanno da un focolaio in Lettonia in un asilo a oltre 400 in Spagna in scuole secondarie.

Generalmente il focolaio ha visto sempre meno di 10 casi, ma in alcune circostanze si sono superati gli 80 casi.

Studi condotti in Germania e Italia suggeriscono che se un bambino è contagiato da un adulto, è più probabile che ciò sia avvenuto a casa che a scuola.

Il personale scolastico è maggiormente a rischio?

Bisogna anche evidenziare che il personale educativo e gli adulti all’interno dell’ambiente scolastico non sono generalmente considerati a più alto rischio di infezione rispetto ad altre professioni, sebbene i ruoli educativi che mettono in contatto uno con bambini più grandi e / o molti adulti possano essere associati a un rischio più elevato.

Ecco perchè il distanziamento fisico, nonché misure di igiene e sicurezza sono essenziali per prevenire la trasmissione. Le misure devono essere adattate al contesto e al gruppo di età e considerare la necessità di prevenire la trasmissione e di fornire agli studenti un ambiente di apprendimento e sociale ottimale.

IL RAPPORTO ECDC

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