Covid, la scuola è sicura? Si, no, forse: senza i dati dei contagi si torna in classe con i dubbi

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Per capire se davvero le scuole sono sicure bisognerebbe avere i dati sui contagi covid nelle scuole. Ma ancora, nonostante manchi poco alla conclusione dell’anno scolastico, i numeri certi non si conoscono. Il rientro in classe a partire da dopo Pasqua, diventa dunque, ancora una volta, caratterizzato da fattori di incertezza.

Ci sono molte pubblicazioni in merito al tema scuola. Il dato reale è che i dati precisi in sé non ci sono. Si considera la fascia d’età“. Lo ha confermato il presidente dell’ISS Silvio Brusaferro nel corso della conferenza stampa relativa al monitoraggio della Cabina di Regia. Brusaferro, tocca in effetti un nervo scoperto che sin dalla gestione Azzolina la scuola si porta dietro ovvero quello dell’assenza di dati reali sulle scuole.

Sin dall’inizio della pandemia infatti e soprattutto in vista della ripresa delle attività didattiche di settembre, si sono creati sostanzialmente due schieramenti contrapposti: chi ritiene le scuole un luogo sicuro e dunque da tenere aperte e chi invece non si fida dei protocolli e delle interazioni in presenza e che invece propende per una chiusura delle scuole in tempo di covid.

Nei giorni scorsi è stato pubblicato uno studio condotto da una squadra di epidemiologi, medici, biologi e statistici tra cui Sara Gandini dello Ieo di Milano che mostrerebbe come non ci sia correlazione fra apertura delle scuole e aumento dei contagi, studio “sposato” anche dal Ministero.

Di contro ci sono altre posizioni, come quella del fisico Alessandro Ferretti, che invece ritiene il covid a scuola circoli eccome e che senza un valido piano di sicurezza è rischioso tornare in classe per studenti e docenti.

“Abbiamo sempre sostenuto che la scuola, in piena circolazione pandemica, fosse una occasione di contagio ed il fatto che fra gli operatori scolastici si verifichino più casi rispetto al resto della popolazione ne è la prova. Siamo contenti di essere stati la prima regione non solo a promuoverne la vaccinazione, ma anche ad averla conclusa”, ha detto l’assessore regionale alla Sanità della Puglia, Pierluigi Lopalco, sostenendo che la Puglia “ha fatto bene” a sospendere le lezioni in presenza.

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In realtà, una chiara risposta non si può dare: non c’è posizione scientifica o pubblicazione che tenga ma senza un quadro chiaro e chiarificatore dei dati reali dei contagi a scuola non si può decidere con obiettività.

E dalla prossima settimana si tornerà in classe anche in zona rossa, come stabilito dall’ultimo decreto covid, almeno fino alla prima media.

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Con il nuovo Ministro si aspettano nuove azioni in tal senso. Anzi, era stato preannunciato l‘8 marzo scorso un tavolo tecnico con il ministero dell’Istruzione, il Comitato tecnico scientifico e le Regioni per avere un quadro completo e aggiornato dei dati sui contagi a scuola.

Di questo monitoraggio in verità dovrebbe occuparsene in prima persona Agostino Miozzo, il nuovo consigliere del Ministro Bianchi. Al momento, oltre al tema dei tamponi rapidi (non ancora svelato) e dei presidi sanitari, l’ex coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico non ha comunicato nulla su questo tema.

Eppure si tratta di un monitoraggio molto importante e che, a poco più di due mesi dalla fine dell’anno scolastico, si avvicina anche a diventare superfluo.

C’è un report a cura dell’ISS che però evidenzia i contagi per fasce d’età, come ha ricordato Brusaferro: questo può essere utile ma non è il monitoraggio di cui si ha bisogno.

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