Covid, il quotidiano “Il Tempo” insiste: “Scuola amplificatore di contagi e motore della seconda ondata”

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Sui dati dei contagi da covid a scuola c’è una querelle che dura da mesi ormai. Il quotidiano Il Tempo pubblica i dati di una elaborazione che mostra come, specie nella scuola elementare, il virus circoli con facilità.

In vista del ritorno a scuola c’è ancora incertezza sulla questione contagi: gli studi e le elaborazioni si susseguono per dimostrare se la scuola sia un luogo sicuro o al contrario se sia un amplificatore di contagi.

Riportiamo una elaborazione del quotidiano “Il Tempo” che propende per la secondo visione, ovvero che la scuola sia in realtà tutt’altro che un luogo sicuro ma che, invece, debba essere considerato un luogo molto importante in cui la trasmissione del virus sia ad alti livelli.

Il quotidiano scrive infatti: “i numeri ancora una volta dicono l’esatto opposto. Oggi pubblichiamo paragonandoli alla serie storica già pubblicata quelli contenuti nell’ultimo bollettino epidemiologico a cura dell’Istituto superiore di Sanità. Si tratta dei contagi in tutta Italia alla data del 22 dicembre scorso, divisi per fasce di età. A differenza delle altre volte abbiamo separato in decadi come è nel bollettino originario la fascia che avevamo chiamato «popolazione scolastica», scomponendola nella decade 0-9 anni che in questi mesi è sempre andata a scuola e nella decade 10-19 anni che invece ha iniziato in gran parte territorialmente la didattica a distanza dalla fine di ottobre facendo poi diventare questa una regola su tutto il territorio nazionale“.

Secondo Il Tempo, “da questa estate (25 agosto) al 7 novembre quando la didattica a distanza è diventata regola per le superiori la maggiore crescita dei contagi si è verificata nella decade 10-19, che racchiude gli studenti delle medie e delle superiori (+ 1.042,57%), seguita dalla decade 0-9 degli studenti di asili, materne ed elementari (+831,41%). Terzo posto la decade 20-29 anni, che comprende tutti gli studenti universitari (+556,88%). Dal giorno di chiusura delle scuole superiori e università fino al 22 dicembre scorso queste due categorie che erano state al primo e al terzo posto su dieci decadi nella classifica anagrafica dei contagi, sono scivolate rispettivamente all’ottavo e al settimo posto nella crescita dei contagi, dimostrando con chiarezza che il problema della seconda ondata è stata proprio la scuola in presenza priva di sicurezza“.

L’elaborazione nostra che “al primo posto nella classifica dell’aumento dei contagi fra il 7 novembre e il 22 dicembre c’è la fascia di età 0-9 anni che comprende tutti i bambini che hanno continuato perfino nelle zone rosse a frequentare in presenza le lezioni“.

 

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