Covid, il governo verso nuove regole sulla quarantena. Politici e virologi: “Ridotta per chi è vaccinato”

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Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, torna a chiedere la revisione delle quarantene. “Omicron è una variante molta contagiosa”.

“Ogni positivo – ha detto a Radio Cusano Campus – può aver avuto, di media, dai 5 ai 10 contatti. Se dovessimo avere un milione di positivi vuol dire che potrebbero esserci dai 5 ai 10 milioni di contatti da mandare in quarantena e questo non è possibile. Chi ha fatto il vaccino con la terza dose è più difficile si contagi e quindi bisognerebbe rivedere le regole per questa categoria. La persona vaccinata anche con terza dose deve vedere la sua quarantena ridotta”.

“La quarantena da sempre è pensata per ridurre i contagi e sappiamo che questo Covid ha una trasmissibilità di alcuni giorni, con notevole variabilità, in quanto il tempo di incubazione va da 2 a 14 giorni. C’è quindi un ampio range, all’interno del quale credo sia pensabile discutere di una riduzione della quarantena“. Così l’epidemiologo Donato Greco, componente del Comitato tecnico scientifico (Cts), ospite di Sky Tg24.

Al momento “il problema forte in Italia non è la scuola ma sono i non vaccinati, anche tra gli adulti: abbiamo infatti ancora quasi 6 milioni italiani non ancora immunizzati” contro Covid-19, continua l’epidemiologo.

“Inesorabilmente quando il 90% della popolazione adulta ha avuto almeno una prima dose di vaccino, il virus si dirige, e si sta dirigendo, verso i bambini, verso cioè la popolazione non vaccinata che pian pano si sta immunizzando ma che sotto i 5 anni non ha vaccino”, premette Greco.

“La scuola però non è mai stata un importante focolaio di infezione. L’idea di fare uno screening pre-scolastico, prima dell’ingresso in classe è buona se contenuta però all’interno di un programma ad hoc e senza farne una routine quotidiana, in quanto anche i test hanno un potere protettivo modesto”, conclude.

Anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, è d’accordo: “È ragionevole cominciare a fare una riflessione sulla quarantena per il vaccinato: va rivista”.

Anche Forza Italia vuole la revisione della quarantena: “L’aumento esponenziale dei contagi, mentre crescono in modo lineare i ricoveri nelle terapie intensive e nei reparti ordinari, conferma che la variante Omicron si diffonde più rapidamente ma sembra essere meno pericolosa. Il problema da affrontare subito è la regola dei tamponi e delle quarantene, che va rivista se non vogliamo che a metà gennaio ci siano milioni di italiani chiusi in casa solo per aver intercettato un positivo“. Così la presidente dei senatori forzisti, Anna Maria Bernini.

Anche Italia Viva interviene: “Se ci sono delle restrizioni facciamole solo per i no vax, perché non è giusto che i vaccinati paghino il conto delle scelte dei no vax”. Così il leader Matteo Renzi, in un breve video postato su Facebook,

E su questo argomento è intervenuto il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza covid, affermando: Le regole sulla quarantena covid sono oggetto di una riflessione. La riflessione sul numero di persone in quarantena l’abbiamo fatta questa mattina con il ministro Speranza. Gli scienziati stanno studiando con l’Istituto superiore di Sanità, le quarantene oggi sono diverse a seconda che si sia vaccinati o meno, si sta vedendo cosa mettere in campo”.

Le regole attuali prevedono la quarantena per chi è stato a contatto con un positivo, anche per soggetti che hanno ricevuto 3 dosi di vaccino.

Quarantena Covid-19, come funziona e quanto dura: le regole

Un contatto di un caso covid è qualsiasi persona esposta a un caso probabile o confermato in un lasso di tempo che va da 48 ore prima dell’insorgenza dei sintomi fino a 14 giorni dopo o fino al momento della diagnosi e dell’isolamento del caso. Se il caso non presenta sintomi, si definisce contatto una persona che ha avuto contatti con il caso indice in un arco di tempo che va da 48 ore prima della raccolta del campione che ha portato alla conferma e fino a 14 giorni dopo o fino al momento della diagnosi e dell’isolamento del caso.

Contatto stretto di un positivo, cosa fare

I contatti stretti di un caso confermato devono allertare il proprio medico, che avviserà o fornirà tutte le indicazioni per contattare il Dipartimento di prevenzione della ASL o ATS competente per territorio che disporrà la quarantena e la sorveglianza. In linea generale, possono rientrare in comunità dopo un periodo di quarantena della durata di almeno 7 o 10 giorni (a seconda dello stato vaccinale) dall’ultima esposizione al caso, al termine del quale risulti eseguito un test antigenico o molecolare con risultato negativo. Al termine del periodo di quarantena la persona potrà rientrare al lavoro e il periodo di assenza potrà essere coperto dal certificato medico. Al rientro la persona dovrà contattare il medico competente della sua azienda per ulteriori informazioni.

Contatto stretto e quarantena

Nel caso in cui si venga identificati come ‘contatto stretto’ di caso confermato, nessun test con esito negativo permette di essere esonerati dal sottoporsi a un periodo di quarantena della durata di almeno 7 o 10 giorni (a seconda dello stato vaccinale) dall’ultima esposizione con un test antigenico o molecolare negativo.

Quarantena e isolamento, la differenza

La quarantena si attua ad una persona sana (contatto stretto) che è stata esposta ad un caso covid, con l’obiettivo di monitorare i sintomi e assicurare l’identificazione precoce dei casi. L’isolamento consiste nel separare quanto più possibile le persone affette da covid da quelle sane al fine di prevenire la diffusione dell’infezione, durante il periodo di trasmissibilità.

Norme anti Covid a scuola (DAD e quarantena), tutto ritorna come prima: il riepilogo con le regole attualmente in vigore

Le regole a scuola

Cosa succede con un solo caso

I compagni dello studente (o del docente) positivo devono fare il “tampone 0”, cioè prima possibile. Rientrano subito in classe se il risultato è negativo. Dopo, altri cinque fanno l’altro test.

Per i docenti che hanno svolto attività in presenza nella classe dell’alunno positivo (o che hanno svolto attività in compresenza con il collega positivo) la situazione cambia. Se sono vaccinati fanno il test e restano a scuola, se non lo sono vanno in quarantena per 10 giorni anche se il primo test è negativo. Rientrano se il nuovo tampone dà il via libera. Per le altre classi non sono previsti provvedimenti, salvo disposizioni diverse della Asl.

Cosa accade con due casi: differenze tra vaccinati e non vaccinati

Gli alunni vaccinati o negativizzati negli ultimi 6 mesi proseguono la sorveglianza con i due test, a zero e cinque giorni. Quelli non vaccinati invece vanno in quarantena per 10 giorni anche se negativi al primo esame. Per i docenti si procede allo stesso modo (come già succedeva per un solo caso). Per primaria e secondaria di primo grado (gli studenti non possono vaccinarsi perchè under 12) tutti a casa per 10 giorni.

Con tre casi si torna in Dad

Alunni e docenti che hanno svolto attività in presenza, dopo aver fatto il primo tampone, anche se negativo, vanno in quarantena. L’isolamento dura 7 giorni per i vaccinati e 10 per i non vaccinati. Prevista la didattica a distanza.

Cosa succede dalla scuola dell’infanzia fino alla prima classe della scuola media

Diverso il caso dei servizi per l’infanziaprimaria e prima media, dato che gli under 12 non possono ancora essere vaccinati. Per i bambini appartenenti alla stessa sezione o gruppo del positivo è prescritta la quarantena di dieci giorni con tampone alla fine del periodo di isolamento.

Gli educatori che hanno svolto attività in presenza nella sezione del bambino positivo dovranno osservare il periodo di quarantena che varia da sette giorni (per i vaccinati) a dieci giorni (per i non vaccinati). Anche loro dovranno fare un tampone dopo l’isolamento. La valutazione del singolo caso è comunque a carico del dirigente in base al tempo di permanenza nella sezione e l’entità del contatto diretto con il positivo.

Favorire la didattica in presenza

Nella nota tecnica di accompagnamento, il Ministero dell’Istruzione scriveva che l’obiettivo principale è favorire la didattica in presenza, supportare il dirigente scolastico nelle iniziative da assumere in presenza di casi positivi Covid-19 in ambito scolastico. Rendere il più possibile omogenee a livello nazionale le misure di prevenzione da attuare. Promuovere il coordinamento tra scuola e autorità sanitarie locali per l’attuazione delle misure di sanità pubblica.

In presenza di un caso positivo in ambito scolastico, le azioni di sanità pubblica ricadono nell’ambito delle competenze dei Dipartimenti di Prevenzione (DdP) che risultano incaricati della disposizione delle misure sanitarie da intraprendere, inclusi l’isolamento dei casi, la quarantena dei contatti e le tempistiche per il rientro a scuola degli alunni/studenti/operatori scolastici.

Fino all’intervento dell’autorità sanitaria, nell’immediatezza della conoscenza del caso positivo, l’Istituto scolastico attiva la seguente procedura già definita e standardizzata, che non comporta alcuna valutazione discrezionale di carattere sanitario.

Il dirigente scolastico, o un suo delegato:

  • informa il DdP della presenza del caso positivo a scuola;
  •  individua i «contatti scolastici», come di seguito riportato;
  •  sospende temporaneamente le attività didattiche in presenza per i «contatti scolastici»
  • trasmette ai «contatti scolastici» le indicazioni standardizzate preventivamente predisposte dal DdP;
  • segnala al DdP i «contatti scolastici» individuati.

Il dirigente scolastico individua come “contatti scolastici”:

  • i bambini appartenenti alla stessa sezione/gruppo del caso positivo per i servizi educativi per l’infanzia e le scuole dell’infanzia,
  • i compagni di classe del caso positivo (per la scuola primaria e secondaria),
  • il personale scolastico (educatori/operatori/insegnanti) che ha svolto attività in presenza per almeno 4 ore nello stesso ambiente del caso positivo

Sono comunque presi in considerazione i contatti intervenuti nelle 48 ore prima dell’insorgenza dei sintomi del caso oppure nelle 48 ore antecedenti la data dell’esecuzione del test risultato positivo (se il caso è asintomatico).

Con riferimento a tali soggetti, fino all’intervento dell’autorità sanitaria, il dirigente scolastico (o suo delegato) è autorizzato a sospendere temporaneamente le attività didattiche in presenza e trasmette loro le disposizioni standardizzate, preventivamente predisposte dalle autorità sanitarie, contenenti le indicazioni da seguire.

In merito alle condizioni di rientro a scuola per i soggetti sottoposti a misure di salute pubblica, è previsto quanto segue:

  • il rientro a scuola dei soggetti sottoposti a sorveglianza con testing può avvenire solo se questi sono in possesso di attestazione rilasciata dai Servizi di Igiene e Sanità Pubblica in merito all’effettuazione del tampone e all’avvenuto rilascio del relativo risultato ovvero in seguito ad una comunicazione da parte del DdP;
  • le condizioni per il rientro a scuola dei soggetti posti in quarantena sono verificate da parte dei DdP in applicazione della Circolare del Ministero della Salute n. 36254 del 11 agosto 2021 che prevede misure differenti in funzione dello stato vaccinale o dell’esito del test diagnostico; tali dati non sono nella disponibilità della scuola e quindi non vanno trattati.

Si ritiene utile evidenziare, infine, che i DdP provvederanno ad individuare, per ciascun Istituto, figure istituzionali che possano, in qualità di referenti, intervenire tempestivamente e in ogni fase della procedura a supporto del dirigente scolastico/referente scolastico COVID-19.

NOTA TECNICA

NOTA DI ACCOMPAGNAMENTO

Caos scuola, interviene Draghi e sconfessa Salute e Istruzione: niente Dad con un solo positivo. La priorità sono le lezioni in presenza

Dad con un positivo fino a 6 anni, poi con due positivi da 6 a 12 anni, con tre dai 12 in su. Il nuovo dietrofront del governo

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