Covid, i docenti dell’infanzia e primaria: “Lavoriamo con 25 alunni in classi di 16 metri quadri. Così i rischi aumentano”

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Il coordinamento Nazionale Scienze della Formazione Primaria Nuovo Ordinamento lancia l’allarme sulle condizioni difficili degli insegnanti di scuola infanzia e primaria in epoca covid

In media le classi sono di 16 metri quadri, con la presenza di 25 alunni bambini non c’è distanziamento che tenga. Tra le diverse criticità della scuola connesse all’emergenza Covid-19 quello del sovraffollamento è l’aspetto principale. Senza un dimezzamento delle classi è ovvio che i rischi salgono“. A dirlo all’Adnkronos Anastasia Eugenia Maccarrone, presidente del Coordinamento Nazionale Scienze della Formazione Primaria Nuovo Ordinamento, associazione nata a tutela dei maestri e dei futuri maestri laureati.

Sulla riapertura a settembre sarebbe stato necessario organizzarsi per tempo, noi insegnanti delle scuole primarie siamo ormai in presenza dal 14 settembre. Siamo indubbiamente a favore della didattica in presenza, in quanto i bambini hanno bisogno di socialità, ma non in queste condizioni. Non si può guardare agli insegnanti come fossero dei babysitter. Gli ingressi andrebbero contingentati, le classi dimezzate“, insiste Maccarrone, a giudizio della quale “quello che subiamo oggi è anche conseguenza dei tagli operati alla sanità e alla scuola prima ancora dell’esplosione della pandemia“.

I protocolli risultano insufficienti e nebulosi. Occorre chiarezza. I bambini sono in classe 8 ore al giorno, bloccati al banco senza poter fare attività diverse. Ma non era meglio fare 4 ore al giorno in presenza con didattica di qualità osservando contestualmente l’andamento della curva epidemica? – osserva – Invece ora facciamo continuamente slalom tra classi in quarantena e casi positivi con le disposizioni delle Asl che arrivano in ritardo“.

Le mascherine? Dico solo che gli insegnanti si comprano le FFP2 a proprie spese. Sulla ribalta del dibattito pubblico e politico ci sono sempre le scuole secondarie di primo e secondo grado, ma la scuola – evidenzia con forza Maccarrone – è unica. Sembra ci sia un totale disinteresse dell’infanzia. In un contesto così difficile, in cui nessuno ci dà i dati della scuola, i bambini, devo riconoscere, si stanno dimostrando più responsabili degli adulti: sono attenti e rispettosi delle norme“.

Maccarrone critica poi alcune decisioni “discutibili” come quella del governatore Emiliano “che ha passato la patata bollente alle famiglie: è mai possibile che siano i genitori a decidere se mandare i figli in presenza o in Dad? Noi insegnanti non veniamo davvero considerati mentre rischiamo di ammalarci“.

Insomma, “dico che servano protocolli più rigidi, chiari insieme a maggiori tutele. Una scuola in presenza ok, ma che sia in sicurezza. Si cominci a dimezzare le classi“.

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