Covid, a scuola i casi aumentano. Floridia: “Situazione sotto controllo”. Ma i presidi lanciano l’allarme: il 70% delle classi in Dad alla scuola primaria

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“In base agli ultimi dati disponibili, quelli del 20 novembre, sono in dad il 2,6% delle classi del primo ciclo e l’1,4% del secondo”. Lo ha detto la sottosegretaria all’Istruzione, Barbara Floridia, a SkyTg24.

Le classi del primo ciclo sono più in dad perché non hanno copertura vaccinale completa – ha continuato -. Sono meno in dad, invece, le classi che a livello di vaccinazione sono più coperte. C’è un aumento ma è sotto controllo“.

E ancora: “la scuola in presenza è prioritaria. E’ una direzione auspicabile e percorribile“.

Non mi va che la scuola venga demonizzata – ha sottolineato -. Quando in un’aula si contagia un ragazzo, pochissime volte il virus viene passato all’interno della classe“.

Ma la situazione non sembra essere rassicurante per tutti: sulla questione classi in quarantena arriva un dato molto significativo dall’associazione nazionale presidi: sul totale delle classi in dad il 60-70% è alle elementari. Lo comunica Mario Rusconi che guida l’Anp di Roma.

L’invito che facciamo – dice Rusconi all’ANSA – è di vaccinare i ragazzi dai 12 anni e, dopo l’atteso ok dell’Aifa per le dosi ai più piccoli, anche i bambini dai 5 agli 11 anni: con la vaccinazione di un buon numero di studenti alle superiori le classi in dad in questa fascia di età sono poche“.

A proposito del vaccino 5-11 anni, in queste ore è atteso il via libera da parte dell’AIFA. A quel punto, si potrebbe procedere alla vaccinazione del segmento, probabilmente a partire dal 23 dicembre.

A proposito della gestione dei casi positivi a scuola, ancora desta polemiche il doppio cambio di protocollo della quarantena avvenuto fra la sera del 29 novembre e quella del 30.

Dopo un primo passo indietro, che prevedeva la Dad in caso di un solo alunno positivo, in seguito è arrivata la nuova nota che chiariva come invece bisogna rispettare le indicazioni precedenti, con Palazzo Chigi che sconfessa sia il Ministero della Salute che quello dell’Istruzione.

Piuttosto contrariati i dirigenti scolastici: “La circolare del 29 novembre è stata inoltrata dall’Usr Lazio ieri sera a tutte le scuole. La nuova ancora non è arrivata in via ufficiale. Mi sembra di stare al teatro  dell’assurdo. Noi siamo sconcertati da questa modalità di gestione in cui manca il rispetto verso le scuole e le famiglie con cui noi ci dobbiamo interfacciare“. spiega Cristina Costarelli, presidente dei presidi per il Lazio. “Ci si rende conto che chi ieri si è trovato a gestire situazioni di positività in classe attivando la circolare del 29 novembre, oggi non sa più cosa fare e comunicare ai  genitori?“, domanda.

Premesso che il ritorno alle vecchie modalità di gestione delle quarantene dal nostro punto di vista era la cosa più giusta e ragionevole da fare, dato che i T0 e T5 non sono sostenibili dalle Asl e sono tamponi che vengono effettuati con almeno 4-5 giorni di ritardo, vorrei fare due considerazioni: Come è possibile che Rezza e Greco non si siano confrontati con Figliuolo? Inoltre – prosegue – qual’è la logica: Si dice che dobbiamo tornare indietro e poi improvvisamente si ricambiano le carte in tavola e si trovano i fondi per effettuare i test? Dove sta la verità? Perché il commissario Figliuolo fino ad adesso non è stato messo in campo?

Tra l’altro – osserva la sindacalista – l’esperienza ci insegna che il ‘da oggi a domani possiamo farlo’, è una ipotesi inverosimile. Non è che la struttura commissariale ha la bacchetta magica. Dunque, nel frattempo che Figliuolo si organizzi, noi che dobbiamo fare? Non sarebbe stato più logico lasciare nel frattempo in vigore la nota ministeriale del 29 novembre? Noi presidi dietro a tutto questo ci leggiamo questioni politiche, tra i ministeri, tra i ministeri ed il governo. Stanno ricadendo sulle scuole e questo – conclude Costarelli – non è giusto“.

Sotto accusa, come scritto anche in precedenza, il sistema delle Asl. Lo sa bene Antonello Giannelli, presidente nazionale ANP: “Le scuole hanno retto all’impatto del Covid, ma così non è stato per la sanità territoriale“, dice il dirigente scolastico a SkyTg24. “Nelle Asl – ha continuato – ci sono carenze organizzative e non ci sono sufficienti risorse. Poi alle 17 il personale chiude le scuole e lavora fino a sera“.

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