Covid, i contagi iniziano a calare ma i vaccini per docenti e Ata non decollano. Riaprire le scuole dopo Pasqua non sembra impossibile

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Dopo settimane di numeri di contagi in aumento quella che si conclude mostra un primo, lieve segnale di decrescita: 1,5% in meno di casi positivi al Covid-19. Nel frattempo però la vaccinazione per il personale scolastico procede a rilento: fra dosi mancati in alcuni territori e  la diffidenza in seguito il caso AstraZeneca la campagna non decolla. Lo spiraglio per riaprire le scuole, seppur gradualmente laddove oggi sono chiuse, esiste. Bisogna superare il periodo pasquale.

Infatti, dopo un mese di crescita, prima vorticosa poi più contenuta, la settimana che si chiude oggi registra per la prima volta un calo sui sette giorni precedenti: l’1,5% in meno di casi positivi al Covid-19. In termini assoluti, i nuovi casi questa settimana sono stati 153mila, contro gli oltre 156mila della scorsa.

Anche la fondazione Gimbe lo rileva questo piccolo decremento: “Negli ultimi 3-4 giorni s’intravede una timida marcia indietro del Covid in Italia che potrebbero rappresentare l’inizio degli effetti delle nuove misure restrittive che saranno ben visibili dopo 2-3 settimane dalla loro introduzione“, dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.

D’altronde lo stesso Ministro della Salute Roberto Speranza è fiducioso che entro l’estate l’Italia potrà uscire da queste misure restrittive: “Per l’estate sono ottimista, sono stato sempre quello più duro e realista che era costretto a dire sempre la verità, ma ora ci sono le ragioni per guardare con più fiducia alle prossime settimane. Questo però è ancora un momento difficile, dobbiamo conservare tutte le precauzioni ma con il passare delle settimane la situazione andrà gradualmente a migliorare, e già in primavera e poi nel corso dell’estate vedremo un miglioramento significativo“, ha detto il Ministro intervenuto a Domenica In.

In precedenza, in un’intervista a La Stampa, Speranza aveva sottolineato come il vaccino sia l’arma più efficace per sconfiggere il covid. Peccato però che per quanto riguarda la campagna vaccinale del personale scolastico non si riesca ad accelerare.

Dopo lo stop forzato per di qualche giorno del vaccino AstraZeneca, in molti sembrano serbare diffidenza: oscilla tra il 5% e il 10% la quota di italiani che ha rinunciato al vaccino anti-Covid di Astrazeneca, secondo le prime stime: “In alcune regioni l’annullamento delle prenotazioni dei vaccini con Astrazeneca è stato del 20%, in altre del 10% e in altre ancora non c’è stato”, ha detto il commissario per l’emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo.

Non sappiamo con certezza quanti docenti e personale Ata siano coinvolti in queste disdette ma certamente il caso della sospensione del vaccino del colosso anglo-svedese ha lasciato il segno.

Solo oggi, a Napoli, non si è presentato il 60% dei lavoratori prenotati:  nel centro vaccinale della Stazione Marittima di Napoli per i convocati della categoria personale scolastico e universitario, alla quale è destinato il vaccino Astrazeneca si sono presentati in 339 su 840 convocati (il 40,36%): dei 339 presenti, in 312 hanno ricevuto una dose di vaccino Astrazeneca.

In realtà, come denunciato nei giorni scorsi da alcuni Governatori, il problema AstraZeneca è legato anche e soprattutto alle dosi, che in alcuni casi stanno esaurendosi.

Al momento, ricordiamo, secondo il report del Ministero della Salute, sono state  701.370 le dosi somministrate al personale scolastico.

Vaccino Covid, superate le 700mila dosi somministrate a docenti e Ata. I dati regione per regione. IN AGGIORNAMENTO

 

I numeri leggermente in calo fanno certamente sperare anche per riprendere al più presto le attività didattiche in presenza nelle zone rosse e in tutti quei territori a rischio molto elevato costretti a chiudere.

Necessità di riprendere la scuola in presenza che è stata portata in piazza, oggi, dalla rete nazionale “Scuola in presenza”: “Noi chiediamo che la scuola venga equiparata a servizio essenziale e quindi bisogna tenere le scuole aperte anche in zona rossa. La scelta di chiudere le scuole è politica. Si poteva tenere aperto come negli altri Paesi. In Francia hanno chiuso tutto ma le scuole sono rimaste aperte“, ha detto ai microfoni di Orizzonte Scuola  Maddalena Loy, membro del comitato che ha organizzato la manifestazione “Scuola aperta subito”.

“Equiparare la scuola a servizio essenziale e tenerla aperta anche in zona rossa”. Manifestazione No Dad a Roma [VIDEO INTERVISTA]

Dopo le festività pasquali si procederà senza dubbio ad una valutazione per capire se è possibile allentare le maglie per quanto riguarda la scuola. Magari una riapertura graduale, come è stata preannunciata dallo stesso premier Mario Draghi: “Per quel che mi riguarda la scuola sarà la prima a riaprire quando la situazione dei contagi lo permetterà. Sarà la prima attività a essere riaperta, riprendendo perlomeno la  frequenza scolastica fino alla prima media”.

C’è chi si accontenterebbe anche di arrivare almeno alla scuola primaria, come proposto dal direttore sanitario dell’Inmi Spallanzani di Roma, Francesco Vaia: “Noi dobbiamo far uscire il Paese dalla depressione. Gli italiani sono stanchi, sfiduciati. Il mio pensiero va soprattutto alle giovani famiglie con i bambini che frequentano l’asilo e le scuole primarie. Mi rivolgo al decisore politico: pensiamo alle donne che lavorano e fanno tanta fatica in questo momento“.

Riaprire almeno fino alla scuola primaria: la proposta di Vaia (Spallanzani)

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