Covid e scuola, ecco come si stanno organizzando alcuni paesi europei tra lezioni all’aperto, mascherine e classi di piccoli gruppi

Si sente spesso fare riferimento a ciò che avviene negli altri paesi (soprattutto europei) in questa fase di gestione di una nuova organizzazione scolastica dovuta al Covid. 

A fare un piccolo quadro sui comportamenti adottati dai paesi oltre i confini è stata Repubblica che si è concentrata su Danimarca, Regno Unito, Francia, Belgio, Spagna e Germania.

La chiave di lettura è legata alla riapertura delle scuole e alle condizioni in cui questa avviene, mettendola in relazione, in alcuni casi, con altri settori strategici dell’economia del paese.

Questo è il caso del Regno Unito dove il premier Boris Johnson considera prioritario il ritorno a scuola degli studenti dal primo settembre anche a costo di chiudere pub e ristoranti se necessario. E proprio in vista del ritorno dietro ai banchi, si è ispirato al modello danese. Consiste in buona sostanza nella suddivisione delle classi in sottoclassi più piccole, senza obbligo di mascherina, contando sul fatto che il numero ridotto di persone non le faccia entrare in contatto (il modello bolla).

Usando questo metodo, la Danimarca è stata una delle prime a riaprire le scuole sin dall’aprile scorso, con lezioni svolte anche all’aperto, e replicherà l’esperimento anche per il nuovo anno didattico. A queste misure si aggiungono quelle di cui si è parlato anche per l’Italia, come per esempio l’ingresso scaglionato, sanificazione quotidiana degli ambienti, interdizione ai genitori dell’accesso a scuola con le dovute eccezioni, mantenimento della distanza di un metro e soprattutto test. In caso di positività confermata il test è esteso a tutti coloro che sono entrati in contatto e fino alla risposta è previsto il loro isolamento.

I paesi francofoni (Francia e Belgio) stanno puntando invece sulle mascherine per gli alunni rispettivamente dagli 11 e 12 anni in poi, anche quando si rispettano le distanze di un metro fra una persona e l’altra. Esiste anche l’ipotesi di un sostegno economico da parte del governo per le famiglie meno abbienti, ma niente di più in quest’ultimo senso.

La Germania la situazione è stata differente da Land a Land (territori con amministrazione autonoma). Le linee guida sono state differenti e si è andati dall’obbligo delle mascherine all’alternanza fra didattica in presenza e quella a distanza. Qualche realtà si è potuta permettere anche di sottoporre il test agli studenti ogni quattro giorni, ma a fronte di costi molto alti. A due settimane dalla ripresa delle lezioni, la situazione non è di quelle più tranquille: quando hanno riaperto le scuole per terminare l’anno sono emersi contagi in 41 istituti. Nonostante questo, le scuole sono considerate luoghi di infezione secondari rispetto agli ambienti familiari e alle case di cura per anziani.

Infine, la Spagna dove le linee guida sembrano essere tutt’altro che chiare. Le scuole riapriranno il 4 settembre e i sindacati sono sul piede di guerra: minacciano lo sciopero. Una minaccia che potrebbe rientrare in base a quanto accadrà il 27 agosto durante il vertice fra Governo spagnolo e regioni per decidere il da farsi.

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