COVID, ANIEF: da domani prenderlo sarà come avere l’influenza, ma tante domande attendono ancora risposte

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Da domani chi prende il Covid in Italia verrà considerato alla pari di chi ha l’influenza: chi governa il Paese ha deciso che chi verrà contagiato non avrà più alcun obbligo di rimanere a casa neanche un giorno e anche i loro contatti diretti potranno evitare osservare il regime di auto sorveglianza, quindi niente più mascherina, almeno in ambienti chiusi, nemmeno per i primi cinque giorni.

Stop anche alla raccolta giornaliera dei contagi, proprio però in corrispondenza della ripresa dei nuovi contagi: nell’’ultima settimana sono aumentati, come pure i decessi e anche l’indice di trasmissibilità Rt è tornato sopra la soglia epidemica di 1. Si programma, però, in autunno la nuova campagna vaccinale.

“Niente più quarantena, vaccini facoltativi per fragili e anziani insieme agli anti-influenzali, bollettino non più giornaliero mentre una muova variante esplode nel Pacifico occidentale – sintetizza Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – : sono scelte politiche, come pure la sentenza della Corte costituzionale italiana, la n. 156, pubblicata nella serie speciale della Gazzetta ufficiale, è stata politica. Ci sarà però una commissione d’inchiesta, anche perché migliaia di morti specialmente nei primi mesi si sarebbero potuti evitare: un segnale evidente delle ferite ancora aperte di quella lunga esperienza di costrizione e, in generale, dell’esigenza di verità e chiarezza sulla gestione della pandemia nel nostro Paese”.

E lo Stato risarcirà mai il personale sospeso dal lavoro? “Sono tante ancora – sostiene il sindacalista Anief – le domande e le risposte a chi vorremmo si rispondesse. Ricordo che Anief è stato l’unico sindacato rappresentativo che ha cercato di tutelare in tutte le sedi il personale scolastico sospeso prima – 8mila docenti e Ata – e demansionato poi nella prima metà del 2022. Confidiamo, a questo punto, in un intervento della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) con sede a Strasburgo, a cui ci siamo rivolti con il cuore pieno di speranza”, conclude Pacifico.

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