Covid, contagi in salita: scuola chiusa in zona rossa (e non solo). È arrivata la terza ondata?

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Le scuole chiuderanno in zona rossa con il nuovo Dpcm ma nel frattempo già stanno chiudendo in diverse zone d’Italia: le restrizioni ci saranno perchè i contagi continuano a salire e si prova a chiudere uno dei tanti “rubinetti” del virus.

La curva dei contagi sta risalendo in modo significativo e abbiamo bisogno ancora di batterci con energia“. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza, intervenuto alla presentazione del Programma nazionale esiti (PNE) Edizione 2020, realizzato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che ha aggiunto: “Da tutte le regioni arrivano segnalazioni di una curva che risale. Basta vedere i numeri dei contagi dell’ultima settimana, che sono cresciuti in maniera significativa rispetto alle settimane precedenti“.

Sarebbe bello dire che è tutto finito e che siamo in una fase diversa, ma la più grande responsabilità di chi rappresenta le istituzioni è dire come stanno le cose. E la verità è che le prossime settimane non saranno facili“, conclude il Ministro che dunque lascia intendere che i non sarà un periodo facile quello che abbiamo davanti. Anche per le scuole.

La giornata di domani, 2 marzo, sarà decisiva per capire quali restrizioni per la scuola saranno adottate a livello nazionale fino al 6 aprile: infatti, il nuovo Dpcm è pronto ma deve passare l’ultimo ostacolo, proprio quello della scuola, che nel corso della riunione del pomeriggio dell’1 marzo ha visto una piccola spaccatura all’interno della maggioranza: da un lato Patrizio Bianchi e altri Ministri contrari alla chiusura delle scuole in zona arancione: “prima di chiudere le scuole in quelle zone allora bisogna chiudere centri commerciali e negozi“, avrebbero detto ai colleghi favorevoli invece ad una chiusura delle scuole nella fascia di rischio intermedia.

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Al momento, quello che sembra certa è l’indicazione del Comitato Tecnico Scientifico sulle zone rosse: in questi territori le scuole di ogni ordine e grado dovranno sospendere le lezioni in presenza e “trasferirsi” sulle piattaforme digitali per applicare la DaD, o meglio, come la DiD.

Poi ci sono le ordinanze regionali e quelle locali che stanno chiudendo le scuole: il quadro è piuttosto frastagliato e vede regioni collocate a livello nazionale con un colore preciso avere all’interno province e comuni che hanno adottato restrizioni ulteriori, anche per le scuole.

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Ecco perchè si spinge su un’accelerazione sui vaccini: al momento sono 4.302.717 le dosi di vaccino contro il Covid-19 finora somministrate in Italia, il 73,8% del totale di quelle consegnate (5.830.660, di cui 4.537.260 Pfizer/BioNTech, 244.600 Moderna e 1.048.800 Astrazeneca). Per quanto riguarda la scuola, le dosi somministrate a docenti e ATA sono state 158.361.

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A sostegno della situazione delicata che riguarda le scuole e i contagi c’è anche il “Focus sull’età evolutiva” realizzato dall’Iss (Istituto Superiore di Sanità) e già presentato lo scorso venerdì al Comitato Tecnico Scientifico (Cts) che segnala nelle ultime settimane un aumento importante dei contagi fra i giovanissimi: dalla fine di gennaio, l’incidenza dei casi di Covid-19 nella fascia sotto i 20 anni ha superato, per la prima volta dall’inizio della pandemia, quella delle fasce di popolazione più adulte, e a febbraio è rimasta leggermente più alta. A quanto pare la più colpita sembra essere la fascia 13-19.

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Siamo entrati ufficialmente nella terza ondata covid-19? Gli esperti si dividono fra chi asserisce che la terza ondata sia appena iniziata da chi invece sostiene che non sia mai conclusa la seconda.

Al di là delle classificazioni, una cosa è certa: la situazione contagi peggiora giorno dopo giorno e la scuola, ancora una volta, è chiamata a fare dei sacrifici che sperava di non ripetere.

 

 

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