Covid, chiudere le scuole e vaccinare docenti e Ata: l’idea è sempre più diffusa

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L’idea di chiudere le scuole per un dato periodo di tempo ed attivare la Dad al 100% e sfruttare la chiusura per procedere alla vaccinazione di docenti e Ata è sempre più diffusa. Si tratta di una soluzione pensata a livello locale, anche se tutto dipende dal calendario di vaccinazione, che cambia per ogni regione.

Nel frattempo, però, le chiusure forzate stanno aumentando negli ultimi giorni: in tutto il territorio nazionale si registrano infatti ordinanze locali legate ad un aumento dei contagi nelle scuole.

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Anche chi non presenta problemi in questo momento, però, riconosce che una chiusura delle scuole temporanea potrebbe aiutare a mantenere i contagi ad un livello accettabile, “fermo restando che per quanto riguarda il nostro liceo la situazione è particolarmente tranquilla, non si può non riconoscere che la scuola crea un problema, che non deriva tanto dall’interno della scuola, ma chi la frequenta può portare il virus da fuori, dalle famiglie, ad esempio, e poi all’interno delle aule il rischio aumenta, perché si sta più vicini e per molte ore.”, spiega all’AdnKronos Maria Rosaria Rao, Dirigente scolastico del Liceo “T. Campanella” di Reggio Calabria.

Ecco perché, secondo la dirigente servirebbe “un periodo che sia una settimana, che siano 10 giorni, di chiusura delle scuole da sfruttare, però, per vaccinare tutto il personale scolastico“.

Io sono per la scuola in presenza, la scuola è un luogo dove la presenza è necessariamente richiesta, ma in questo momento un periodo di chiusura, con la dad al 100%, non sarebbe male, ma, ripeto, questo periodo andrebbe sfruttato per fare le vaccinazioni al personale scolastico, così da mettere le scuole in sicurezza“.

Tuttavia, resta il nodo della tempistica: “noi ancora non sappiamo quando saremo vaccinati, si parla del 10 marzo, me lo auguro, in ogni caso chiudere le scuole per un certo periodo oggi è importante perché, da quello che sappiamo, le nuove varianti colpiscono soprattutto i giovani“.

Le prime mosse a livello locale

In Puglia l’ultima ordinanza del presidente Emiliano punta anche su questo aspetto: nel documento viene precisato che le Asl attueranno il piano di vaccinazione degli operatori scolastici entro la data di scadenza dell’ordinanza (14 marzo) e comunicano alla Regione e alle scuole “il grado di copertura vaccinale raggiunto, affinché’ possano ritornare all’attività didattica in presenza, una volta completate le vaccinazioni“.

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Anche in Calabria la situazione è molto simile: “la proposta che a oggi sembra essere stata condivisa è che le scuole rimangano chiuse per tutta la durata della vaccinazione”, ha detto il Governatore Spirlì che ha aggiunto: per vaccinare “intorno a 59mila operatori della scuola”, serviranno “due o tre settimane”.

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Il problema, come spiegato dalla dirigente del “Campanella” di Reggio Calabria, resta capire dunque la tempistica, se eventuali chiusure delle scuole siano conciliabili con i tempi di somministrazione dei vaccini.

Addirittura in molti hanno pensato di utilizzare gli stessi istituti scolastici per la vaccinazione, ma si tratta di una ipotesi al momento impraticabile, spiegano gli esperti, perchè la somministrazione non può svolgersi lontano da ambulatori e strutture sanitarie attrezzate.

Pur restando nel campo delle ipotesi, bisogna ammettere però che, considerato il propagarsi dei contagi e delle richieste poste dagli stessi Governatori all’esecutivo nazionale, una chiusura delle scuole per permettere la vaccinazione del personale scolastico potrebbe anche divenire la strada maestra su tutto il territorio nazionale: difficile che la proposta arrivi dal governo centrale. Più facile immaginare che le Regioni si organizzino e programmino il tutto.

 

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