Covid, boom di contagi: con la riapertura scuole si può anche peggiorare. Le stime del matematico Sebastiani

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La curva contagi sale e il tema riapertura scuole è al centro del dibattito e delle misure regionali per il contrasto. Il matematico Sebastiani spiega che il ritorno in classe può solo peggiorare la situazione,

Mentre l’aumento dei casi di nuovi contagiati covid fa propendere il governo per nuove misure restrittive, si continua a dibattere sulla riapertura delle scuole, con le regioni divise che negli ultimi giorni stanno intervenendo tramite ordinanze ad hoc che cambiano la mappa delle aperture scuola.

E sul tema scuola sicura a prova di covid, resta ancora molto da capire.

Con l’apertura delle scuole si rischia un aumento dei casi nella popolazione generale, indicano le stime elaborate dal matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘Mauro Picone’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac).

I dati relativi al Piemonte nel periodo del picco della seconda ondata, fra il 9 e il 16 novembre, ad esempio, indicano “un aumento statisticamente significativo della percentuale di positivi tra gli studenti testati di età compresa fra 11 e 19 anni, pari al 42% contro il 35% nella popolazione e al 34% per tutti gli studenti. Si sale al 50% nel personale scolastico testato“, osserva Sebastiani.

Uno studio svolto in Lombardia dal 21 febbraio al 7 marzo 2020 indica inoltre che “una persona in contatto con un’altra che è infetta si contagia nel 3.8% dei casi e la stessa frequenza – prosegue l’esperto – emerge in uno studio condotto nelle scuole a Reggio Emilia dal primo settembre al 14 ottobre“. Considerando le fasce di età, i contagi vanno dallo 0.38% rilevato nei bambini fra zero e 11 anni al 6.6% nei ragazzi che hanno fra 11 e 19 anni, che corrisponde a un indice di contagio Rt pari a 1.6.

Il matematico tira in ballo anche uno studio condotto nel Regno Unito tra il primo giugno e il 17 luglio, dove indica un’incidenza di casi positivi fra gli studenti pari a 12 su 100.000, mentre nella popolazione generale il valore era addirittura più alto: 55 su 100.000. Fatto, secondo Sebastiani, probabilmente dovuto allo screening. Il campionamento però “non è casuale e molti casi asintomatici, frequenti tra i giovani, vengono persi“. Un’altra ricerca britannica, condotta fra il 16 e il 25 ottobre, in questo caso con campionamento casuale, indica che la prevalenza di positivi sale dall’1% nella popolazione generale all’1.37% nella fascia di età fra 13 e 24 anni e rimane all’1% nella fascia di età fra zero e 12 anni.

Ad ogni modo, una correlazione evidente fra inizio dell’anno scolastico e aumento dei casi è stata rilevata infine nella ricerca condotta dallo stesso Sebastiani con il virologo Giorgio Palù, dell’Università di Padova, che ha mostrato una correlazione tra l’inizio scuola, avvenuto a metà settembre con lo spostamento di 9 milioni di persone, e l’inizio della crescita esponenziale avvenuto due settimane più tardi, ossia alla fine dell’intervallo di tempo medio che avviene tra l’infezione e la registrazione di un caso.

Inoltre, dopo 11 giorni da inizio della successiva didattica a distanza è stato raggiunto il picco del contagio.

 

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