Covid, Bianchi: “La pandemia ha esasperato malessere dei ragazzi che viene da lontano. Importante riportare gli alunni in presenza”

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“Il tema pandemia ha inciso in maniera significativa sulla scuola, sui ragazzi e le ragazze ma il tema non si può ridurre alla pandemia. Sarebbe quasi consolatorio ridurre tutto alla pandemia”.

Così il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, intervenendo all’evento online ‘Pandemia e generatività. Bambini e adolescenti ai tempi del Covid’.

“Non vi è solo un tema di pandemia, vi è un tema più profondo e più lungo. La pandemia ha esasperato i segnali di malessere che abbiamo e che vengono da molto lontano. se c’è stata una pandemia è stata la pandemia dell’individualismo e del populismo che ha segnato la nostra scuola. L’idea che fosse possibile immaginare che tutta la nostra azione fosse limitata sostanzialmente facendo venir meno il concetto di comunità”. 

“Tutta l’azione che stiamo conducendo è stata proprio questa: – ha aggiunto – riportare i ragazzi a scuola. Perché abbiamo chiarissimo che il tema della sofferenza non era legato all’uso dello strumento ma era legato alla solitudine, all’aver rotto quell’elemento di continuità che era dato proprio dalla presenza a scuola. Quindi la presenza a scuola è stata il nostro elemento fondante”.

“Quando parliamo di alternanza scuola-lavoro molto spesso parliamo di una scuola che non c’è più e di un lavoro che non c’è più. Dovremmo narrare molto di più esperienze positive, delle azioni positive che vengono condotte dalle nostre scuole, senza confondere livelli di scuola e livelli di formazione professionale che sono certamente sempre attività educativa ma in un quadro molto più ampio”.

“Bisogna essere molto attenti quando si parla di queste cose – ha aggiunto – altrimenti rischiamo di perdere il significato profondo di quello che è scuola. Quando parliamo di scuola parliamo di una fase lunghissima della vita. Un fase che comprende 0-6, e comprende ben oltre i 18. Una parte lunghissima della vita che raccolta in un momento di profondissima trasformazione anche della nostra società”, anche nel mondo produttivo.

Per Bianchi non bisogna “confondere la scuola con la formazione professionale. Nel 2015 venne introdotta l’Alternanza scuola lavoro ma venne letta con gli occhi rivolti al passato, alla vecchia industria, e nel 2018 venne trasformata nei Percorsi per le competenze trasversali dove viene previsto l’orientamento (Pcto): nella formazione professionale è previsto l’avviamento al lavoro ma i Pcto non sono avviamento al lavoro ma orientamento alla vita”.

“Abbiamo in Italia un livello di morti sul lavoro inaccettabile: se parliamo di scuola questo sia il luogo per aprire una finestra su tutto il nostro sistema. La scuola non vuole essere al servizio di nessuno se non del paese ma non deve essere lasciata sola. La scuola però non deve essere lasciata sola; non si potrà uscire da questa fase senza la costruzione di forti valori comuni che io trovo nella Costituzione”

“Già prima della pandemia – ha detto ancora Bianchi – eravamo in una fase di forte trasformazione, muta infatti il rapporto tra struttura produttiva e contesto sociale e la scuola deve cogliere la capacità di accompagnare i ragazzi verso l’orientamento, non solo verso lo studio ma anche verso la vita: questa funzione di orientamento diventa sempre importante. Stiamo lavorando verso un orientamento che sia di accompagnamento, che permetta ai ragazzi di conoscere il contesto anche produttivo in cui operano, che è diverso da tutto quello che immaginavamo nel passato. Ma tutto questo deve avvenire nel massimo della sicurezza. Ricordo che questo è un Paese in cui abbiamo un
livello di morti sul lavoro inaccettabile. Se si vuole dunque parlare di scuola, che questo sia il luogo in cui aprire una finestra su tutto il nostro sistema. Non si concentrino sulla scuola quelli che sono problemi che riguardano tutto il Paese. Non si concentrino sulla pandemia problemi che hanno una coda e una storia lunga. Non si faccia della pandemia il modo e lo strumento per rendere esogeni i problemi”.

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