Covid-19, zona gialla, arancione e rossa: cosa cambia dopo i dati ISS. Le ultime notizie

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Resi noti i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, importante per capire se ci saranno cambi di colore tra le regioni. Dopo cinque settimane consecutive di aumento il valore, l’indice di contagio scende. Venerdì scorso era arrivato a 1,09, oggi è poco sopra lo 0,9.

Ricordiamo che secondo le nuove regole dell’ultimo Dpcm si finisce in zona arancione con Rt sopra l’1 nel suo valore minimo, mentre si entra in fascia rossa con un Rt sopra 1.25 (sempre considerando il valore inferiore della “forchetta”). Per passare, ad esempio, da arancione a giallo servono due settimane con Rt inferiore a 1.  Oltre alle nuove soglie RT per l’ingresso nelle fasce, bisogna guardare al tasso di incidenza.

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Complessivamente, quindi, la ripartizione delle Regioni e Province Autonome nelle aree gialla, arancione e rossa è la seguente, a partire dal 24 gennaio:

area gialla: Campania, Basilicata,  Molise, Provincia autonoma di Trento, Toscana;
area arancione: Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Veneto, Piemonte, Puglia, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta;
area rossa: Provincia Autonoma di Bolzano, Sicilia.

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ore 21.50

La Lombardia passa da domenica in zona arancione (insieme alla Sardegna) dopo che un ‘errore’ nel calcolo dell’Rt la settimana scorsa aveva fatto scattare le misure più restrittive previste per la zona rossa. Ed è scambio di accuse tra la Regione e il Governo su chi debba assumersi la responsabilità della valutazione errata, che ha imposto la chiusura per una settimana dei negozi e il divieto di spostamento anche all’interno dei comuni.

ore 21.02

Nessuna richiesta di rettifica, ma un necessario aggiornamento di un ‘campo del tracciato’, tracciato che quotidianamente viene inviato all’Istituto Superiore di Sanità”. Lo scrive in una Nota Regione Lombardia, rispondendo all’Iss, a proposito della controversa questione del calcolo dell’Rt che ha stabilito che la Lombardia finisse in zona rossa. ”Azione, condivisa con l’Istituto Superiore di Sanità – prosegue la nota – resasi necessaria a fronte di un’anomalia dell’algoritmo utilizzato dall’Iss per l’estrazione dei dati per il calcolo dell’Rt, segnalata dagli uffici dell’assessorato al Welfare della Regione e condivisa con Roma“.

ore 19.30

La Regione Lombardia, nella settimana corrente, ha modificato i dati relativi alla settimana precedente il 22 gennaio. La modifica ha riguardato in particolare il numero di pazienti sintomatici con infezione confermata sui quali si basa il calcolo dell’Rt. Questa variazione ha comportato la modifica della stima di Rt della settimana precedente“. Lo sottolinea in una nota l’Istituto Superiore di Sanità, ricordando peraltro che l’Iss “è un organo tecnico scientifico che lavora con i dati inviati dalle Regioni e Province autonome e ripetutamente validati dalle stesse. Questo avviene da 37 settimane regolarmente con tutte le Regioni e Province autonome“.

Lombardia verso la zona arancione: “Il governo non ha ancora deciso. Ci sono state una serie di valutazioni all’interno della cabina di regia, che dovrebbe a breve emettere un provvedimento e sembra, dai rumors che arrivano, che effettivamente la Regione Lombardia entrerà in zona arancione“. Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, in collegamento con Pomeriggio Cinque. Il ricorso al Tar “ha evidenziato un problema che oggettivamente noi avevamo chiarito fin da settimana scorsa, avevamo evidenziato che c’era qualcosa che non funzionava“.

ore 19.00

Il Veneto resta in zona arancione. Lo apprende l’ANSA. Il Presidente del Veneto Luca Zaia aveva rilevato oggi in conferenza stampa che i dati lasciavano ipotizzare anche un possibile ritorno in zona gialla, pur esprimendo fiducia sul giudizio dei tecnici.

ore 14.07

“Nel periodo 30 dicembre 2020 – 12 gennaio 2020 – si legge nel report – l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,97 (range 0,85- 1,11), in diminuzione dopo cinque settimane di crescita; e sotto uno, anche se con un limite superiore dell’intervallo di credibilità sopra uno”.

Probabilmente si assiste all’effetto di riduzione dei contagi delle chiusure del periodo natalizio, quando l’Italia è stata quasi sempre zona rossa, con alcuni giorni arancioni.

Si osserva in particolare “una lieve diminuzione dell’incidenza a livello nazionale negli ultimi 14 giorni”, con 339,24 casi per 100.000 abitanti nel periodo 4-17 gennaio contro i 368 per 100.000 dei 14 giorni precedenti. In calo i livelli generali di rischio, dopo gli aumenti delle scorse settimane, e tornano a scendere anche i ricoveri, sebbene ancora 12 Regioni, come la scorsa settimana, abbiano tassi di occupazione superiori alle soglie critiche.

Si osserva una “diminuzione del rischio di una epidemia non controllata e non gestibile nel Paese dovuta principalmente ad una diminuzione della probabilità di trasmissione di SARS-CoV-2 ma in un contesto in cui l’impatto sui servizi assistenziali rimane alto nella maggior parte delle Regioni/PPAA”.

Riguardo all’andamento delle Regioni, in base al monitoraggio, secondo le ultime indiscrezioni, restano in zona gialla Campania, Toscana, Basilicata, Molise, Trentino mentre la Sardegna è destinata all’arancione. In arancione sono confermate Abruzzo, Calabria, Emilia, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria, Val d’Aosta. Anche il Veneto dovrebbe restare nella stessa situazione. Rosse sono invece Lombardia (ma probabilmente diventerà zona arancione), Alto Adige e Sicilia.

Questa settimana si osserva in Italia “un miglioramento del livello generale del rischio”, anche se ci sono ancora nove Regioni “a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile o ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane”.

Complessivamente, “sono quattro le Regioni con una classificazione di rischio alto (vs 11 la settimana precedente), 11 con rischio moderato (di cui cinque ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e sei con rischio basso. Due Regioni (Sicilia e Puglia) hanno un Rt puntuale maggiore di 1 anche nel limite inferiore, compatibile quindi con uno scenario di tipo 2. Le altre hanno un Rt puntuale compatibili con uno scenario tipo uno”. 

Questo il quadro degli Rt puntuali regione per regione contenuto nella bozza del 36/o monitoraggio settimanale Iss-Ministero della Salute con dati al 20 gennaio 2021

Abruzzo 1.05, Basilicata 1.12, Calabria 1.02, Campania 0.76, E-R 0.97, FVG 0.88, Lazio 0.94, Liguria 0.99, Lombardia 0.82, Marche 0.98, Molise 1.38, Piemonte 1.04, PA Bolzano 1.03, PA Trento 0.9, Puglia 1.08, Sardegna 0.95, Sicilia 1.27, Toscana 0.98, Umbria 1.05, Valle d’Aosta 1.12, Veneto 0.81.

Ecco in dettaglio la classificazione di rischio: alto per 4 regioni, Pa/Bolzano, Sardegna, Sicilia e Umbria; rischio moderato per 11 regioni: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Pa/Trento, Puglia, Valle d’Aosta e Veneto. In 5 regioni classificate a rischio moderato viene segnalata alta probabilità di progressione a rischio alto (Lazio, Marche, Molise, PA/Trento e Valle d’Aosta). Sei le regioni classificate a rischio basso: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria e Toscana.

La classificazione del rischio viene stilata considerando, tra l’altro, l’incidenza per 100mila abitanti, nuovi casi segnalati nella settimana, il trend settimanale con i focolai (se in aumento o diminuzione), stima Rt puntuale, esistenza di zone rosse, valutazione della probabilità e di impatto, allerte sulla resilienza dei servizi sanitari territoriali

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area gialla: Campania, Basilicata,  Molise, Provincia autonoma di Trento, Sardegna, Toscana;
area arancione: Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Veneto, Piemonte, Puglia,Umbria, Valle d’Aosta;
area rossa: Lombardia, Provincia Autonoma di Bolzano, Sicilia.

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