Covid-19, l’AIE: “Valutare chiusura delle scuole regione per regione. Arieggiare la classe per proteggere i docenti” [INTERVISTA]

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Bisogna tenere sotto osservazione la scuola alla luce delle varianti covid-19 e decidere regione per regione sul da farsi. Le mascherine doppie vanno bene ma meglio le FPP2. L’areazione delle aule è necessaria soprattuto per la salute dei docenti.

In Italia nelle ultime settimane le varianti covid-19 hanno iniziato ad impensierire: sono diversi i casi già segnalati che sono riconducibili ad una di queste mutazioni virali. La più frequente sembra essere quella inglese che, secondo i primi dati, avrebbe anche una maggiore trasmissibilità fra i più giovani. Non solo: la variante inglese è ormai diffusa nella maggior parte del territorio italiano, almeno nell’88% delle regioni secondo i risultati dell’indagine indagine svolta lo scorso 4-5 febbraio da Istituto Superiore di Sanità (Iss) e ministero della Salute. È una diffusione notevole dovuta alla maggiore facilità con cui si trasmette questa variante, indicata con la sigla B.1.1.7 e una delle tre che stanno circolando nel nostro Paese, accanto alla brasiliana e alla sudafricana.

E proprio questo panorama costringe a mettere la scuola sotto la lente d’ingrandimento degli scienziati: se ne i mesi scorsi si è aperto un dibattito (ancora in corso) se le scuole fossero sicure o veicoli di trasmissione del virus, adesso con il pericolo varianti l’attenzione dovrà essere maggiore.

A Orizzonte Scuola interviene Carla Ancona, la coordinatrice del GdL promosso da AIE sull’andamento dell’incidenza per classi di età del covid-19.

Dalla metà di novembre, infatti, l’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE) promuove il monitoraggio settimanale dell’andamento del tasso di incidenza di Covid-19 nelle varie classi di età della popolazione. Partecipano su base volontaria ben 12 regioni che coprono più di 51 milioni di italiani.

Quello che bisogna evidenziare è che l’iniziativa permette ad ogni regione di essere aggiornata sui dati per età dei suoi residenti, di confrontarsi con le altre regioni (con tassi standardizzati per età), e di definire in quali gruppi di popolazione si diffonde l’infezione.

I dati raccolti sono usati anche per la valutazione dell’impatto dei provvedimenti per il contenimento dell’epidemia a livello nazionale o regionale e per studiare l’epidemia in sottogruppi di popolazione come quella scolastica o degli anziani.

 

E’ scattato l’allarme varianti covid-19. Specie quella inglese fa paura. E’ vero che bambini e più giovani sono più esposti rispetto al virus originario? 

Allo stato attuale non abbiamo sufficienti evidenze per affermare che bambini e giovani siano più esposti, però è vero che abbiamo indicazioni di una maggiore frequenza di casi nella popolazione di età scolastica in alcune regioni mentre fino ad ora erano stati i gruppi di età con il tasso di incidenza più basso. L’analisi dell’AIE aggiornata al 7 febbraio mostra una incidenza per i bambini più piccoli (0-2 e 3-5 anni) stabile, l’incremento osservato nelle settimane di gennaio era attribuibile ai bambini tra 3 e 5 anni (tasso 119 per 100.00); incidenza in aumento per i ragazzi di 11-13 anni di età (137 per 100.000) e aumento nella classe di età 6-10 anni in almeno tre regioni, Umbria, Lazio e Campania. Nelle prossime settimane, il monitoraggio di queste fasce di età e lo studio della prevalenza delle varianti (inglese, brasiliana etc) fornirà preziose informazioni. L’attuazione del protocollo di approfondimento promosso dal Ministero della salute potrà aiutare a comprendere l’eventuale ruolo della circolazione di questa variante.

Tenere le scuole aperte, durante questa situazione delicata, è una decisione corretta?

La decisione in merito alle scuole va presa regione per regione. E’ tuttavia pensabile organizzare presidi sanitari mobili in grado di effettuare tamponi gratuiti a tutta la comunità scolastica (studenti, insegnanti e personale) con cadenza regolare, per monitorare le infezioni e bloccare subito la trasmissione. Fino ad ora le scuole non sono state focolai importanti di trasmissione, la gran parte dei focolai scolastici si sono limitati a un unico caso, ma le scuole vanno monitorate alla luce dell’aumento dell’incidenza che osserviamo in queste settimane proprio nella popolazione in età scolastica. In alcune regioni hanno sospeso le lezioni nelle zone maggiormente colpite, e questo è giustificabile. Lo studio dell’incidenza per classi di età, che AIE promuove, fornisce importanti informazioni per decisioni politiche – quali chiudere le scuole – in particolari aree del territorio più a rischio. La decisione di chiudere (o non chiudere) le scuole è politica e così come per le chiusure degli esercizi commerciali si tiene conto delle “perdite” economiche, è fondamentale che, nel caso delle scuole, vengano stimati i danni psico-pedagogici, che nel lungo periodo possono avere conseguenze disastrose.

 

Le mascherine chirurgiche per docenti e alunni vanno bene oppure sarebbe indispensabile la FFP2?

Le mascherine chirurgiche servono soprattutto a filtrare dall’interno verso l’esterno ma sono meno efficienti nel proteggerci dall’esterno. Se indossate correttamente possono essere sufficienti, ma devono essere aderenti al viso e soprattutto devono essere pulite. Possono anche essere usate doppie, anche insieme alle mascherine di stoffa. Queste ultime se usate da sole possono avere un basso valore filtrante e non sono verificate. L’ideale sono dunque le mascherine FP2, sia per  i ragazzi che per il personale scolastico, ma anche queste vanno indossate correttamente e cambiate dopo 8 ore di utilizzo.

 

Aerazione in classe: bastano le finestre aperte oppure è necessaria la ventilazione meccanica o comunque un sistema ad hoc?

La trasmissione virale attraverso aerosol anche a distanza superiore ai due metri negli ambienti chiusi è riconosciuta. I risultati di studi di laboratorio dimostrano che la trasmissione del virus, in ambienti chiusi, è favorita da condizioni secche e fredde. E’ estremamente importante curare pertanto la ventilazione delle aule arieggiando ad intervalli regolari (ogni 20 minuti mezz’ora per 5 minuti). Nel periodo in cui i termosifoni sono accesi, e l’aria risulta più secca, è consigliato l’uso di umidificatori. La corretta e frequente ventilazione delle aule non tutela soltanto la salute dei più giovani che, a parte qualche caso rarissimo, sviluppano l’infezione in modo benigno ma è qualcosa a cui bisogna guardare soprattutto a tutela dei docenti e del personale, più a rischio per quanto riguarda la contrazione dei sintomi gravi della malattia.  

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