Covid-19, i bambini contagiano la metà degli adulti. Gli ultimi studi lo confermano

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I bambini contagiano la metà degli adulti. E’ la conclusione che emerge dagli ultimi studi sulla trasmissione del covid da parte di bambini e ragazzi e di conseguenza pone una riflessione sulle chiusure delle scuole avvenute nel mondo.

I risultati di uno studio islandese sono stati resi noti da ‘National Geographic’. I ricercatori che firmano il lavoro, con la Direzione nazionale della salute e ‘deCODE genetics’, una società di genomica umana a Reykjavik, hanno monitorato ogni adulto e bambino nel Paese che è stato messo in quarantena dopo una potenziale esposizione al virus in primavera, e hanno utilizzato il tracciamento dei contatti e il sequenziamento genetico per tracciare i collegamenti tra i vari cluster di focolai. Condotto su 40mila persone lo studio ha mostrato che i bambini e i ragazzi sotto i 15 anni avevano circa la metà delle probabilità di essere infettati e di trasmettere il virus ad altri rispetto agli adulti. Come se non bastasse, quasi tutte le trasmissioni di coronavirus ai bambini provenivano da adulti.

Risultati piuttosto simili sono stati ottenuti da un’altra ricerca condotta in Gb e pubblicata su ‘The Lancet Infectious Diseases

Sulla scia di questi e altri studi dello stesso tenore, anche gli statunitensi Cdc, i centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, la scorsa settimana hanno raccomandato che le scuole siano “le ultime strutture a chiudere” e “le prime a riaprire”. Certo, quando il contagio aumenta all’interno di una comunità, i rischi nelle scuole possono aumentare notevolmente.

Infatti, non essendo riusciti a contenere il virus, negli Stati Uniti le scuole K-12 (cioè fino all’ultimo anno delle superiori) hanno segnalato più di 313mila casi di Covid-19 al 10 dicembre.

A differenza invece dell’Islanda, che invece ha deciso di non chiudere mai le scuole elementari, anche se le superiori sì, al culmine della sua prima ondata di Sars-CoV-2. Sono stati i dati di settembre a supportare l’idea che i più piccoli hanno meno probabilità di ammalarsi o di infettare gli altri. 

Le fasce d’età influiscono

Anche le fasce d’età di bambini e ragazzi non sono comunque tutte uguali di fronte a Covid-19. Uno studio condotto in Cina e pubblicato a fine novembre su ‘Science’ ha mostrato che i bambini di età inferiore a 12 anni avevano meno probabilità di contrarre la malattia dopo l’esposizione rispetto ai più grandi.

Lo studio ha anche scoperto che il rischio di trasmissione all’interno delle famiglie, specialmente durante il lockdown, era molto più alto rispetto a contatti più casuali, come quelli scolastici. Quando i casi positivi sono stati isolati e i loro contatti messi in quarantena, le catene di trasmissione sono state spezzate. Ciò suggerisce che interventi intelligenti e mirati potrebbero aiutare a fermare epidemie più ampie, anche nelle scuole.

Le chiusure parziali

La ricerca condotta in Gran Bretagna ha per esempio rilevato che le riaperture parziali delle scuole quest’estate (da giugno a luglio) erano associate a un basso rischio di casi; su oltre 57.000 scuole e asili nido, lo studio ha rilevato solo 113 casi singoli, 9 casi co-primari e 55 focolai associati. Questi casi erano fortemente correlati con i tassi di infezione locale, dimostrando quanto sia importante ridurre la trasmissione nella comunità per mantenere le scuole sicure. 

I bambini, assicurano gli autori, “non sono i driver della malattia”. Mentre è più facile per le persone tra i 20 e i 30 anni innescare epidemie che poi si estendono sia agli anziani che ai bambini. 

I dati della Germania, dove in Baviera sono stati recentemente testati migliaia di bambini, fanno eco a queste conclusioni.

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