Covid-19 e finestre aperte: sì alla ventilazione periodica degli ambienti. Studio multidisciplinare

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Il problema delle finestre aperte, soprattutto nei mesi invernali, rischia di aumentare l’esposizione di studenti e docenti al Covid-19 con i conseguenti rischi di contagi. 

Così come segnala Italia Oggi, uno studio multidisciplinare sui meccanismi e sul ruolo di trasmissione in aria del covid-19, condotto a Venezia-Mestre e a Lecce dal Cnr, dalla Ca’ Foscari Venezia e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata, è pubblicato sulla rivista scientifica Environment International e ha evidenziato un rischio maggiore di probabilità di trasmissione in aria del contagio in ambienti indoor di comunità scarsamente ventilati, “dove le goccioline respiratorie più piccole possono rimanere in sospensione per tempi più lunghi ed anche depositarsi sulle superfici”, spiega Andrea Gambaro della Ca’ Foscari.

“È quindi auspicabile mitigare il rischio attraverso la ventilazione periodica degli ambienti, l’igenizzazione delle mani e delle superfici e l’uso delle mascherine. Abbiamo già sottolineato più volte che le scuole sono gli unici ambienti a elevato e prolungato affollamento che, almeno nella maggior parte dei casi, sono privi di impianti di ventilazione”, osserva Filippo Busato, presidente di Aicarr (associazione italiana condizionamento dell’aria, riscaldamento e refrigerazione).

“L’apertura delle finestre, di cui sentiamo spesso parlare in relazione alla riduzione del rischio di diffusione del SarsCov2 nelle scuole, è una soluzione di emergenza che rischia di non essere in grado di garantire la salubrità e il comfort dell’ambiente, né tanto meno di coniugarli con l’efficienza energetica”..

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