COVID-19 e CPIA-istruzione per gli adulti della scuola pubblica. Lettera

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Inviato da Francesca Romana Moroni – In queste settimane di COVID e conseguenti mutamenti e aggiornamenti continui, cerchiamo, dirigenti, docenti e personale non docente, di tenerci informati su tutto ciò che direttamente o indirettamente riguarda la scuola.

Per tutti i lavoratori e famiglie coinvolti non è facile capire, ma alla fine un logos normativo, bene o male emerge… Il diritto allo studio e le difficoltà dei piccoli e dei loro genitori lavoratori con la didattica a distanza, viceversa l’autonomia dei ragazzi delle superiori se soli a casa, il loro più facile rapporto con l’astrazione e la mancanza del corpo nella relazione di apprendimento, i mezzi pubblici troppo affollati… Tante possono essere le evidenze che hanno portato alle decisioni di ordinanze e DPCM oggi in vigore, il valore delle quali può essere più o meno condivisibile.
Ma il dibattito e la scuola pubblica non sono tutti lì. C’è anche altro.

Molti ricordano il maestro Manzi e la sua mitica trasmissione “Non è mai troppo tardi”, ma non molti conoscono, anche tra i tecnici, l’esistenza dei CPIA, che di quell’impegno culturale, civico e democratico riprendono lo spirito e portano avanti la funzione nella società. I CPIA, destinati agli adulti, sono parte integrante e cuore vivo della scuola pubblica. Si sono prese decisioni per il Primo ciclo di istruzione e per le Scuole Superiori, ma per chi lavora e studia nell’istruzione degli adulti invece nulla. Ci sentiamo soli, in presenza con i nostri studenti adulti timorosi, noi stessi intimoriti, magari a fare i conti con notizie di qualche collega stretto o studente risultati positivi. Mi viene da chiedermi perché, dove è il logos che ci riguarda, in quanto i motivi relativi ai bambini e ai ragazzini delle Medie sono lontani anni luce da noi.

Noi che abbiamo implementato la didattica a distanza con le nostre classi con successo, acquisito dispositivi da distribuire, noi che unici nella Pubblica Istruzione da sempre abbiamo fatto la FAD “fruizione a distanza” (digitale) per facilitare gli studenti lavoratori. Anche la trasmissione “Non è mai troppo tardi” era in definitiva un insegnamento a distanza. Ora la DAD è richiesta da tanti nostri discenti e docenti. Bene, secondo il decisore noi saremmo ricompresi nei protocolli anti COVID del “Primo ciclo di istruzione” perché formiamo e portiamo ad esame di Licenza Media? Ma noi ci occupiamo anche del primo biennio delle superiori e dell’alfabetizzazione della lingua italiana per i non italiani. E i nostri studenti sono adulti!
Semplicemente noi siamo stati dimenticati con l’inizio dell’aumento dei contagi e siamo rimasti in presenza, non citati nemmeno dalle ordinanze regionali. Il Presidenze del Consiglio si è ricordato dei corsi di Formazione e li ha messi in DAD, ma non si è ricordato di noi della scuola pubblica e tanto meno lo ha fatto la ministra Azzolina.

I nostri studenti sono quasi tutti stranieri e molti sono in condizione di fragilità, molti vivono in tanti nello stesso alloggio, molti sono richiedenti asilo o protezione umanitaria in strutture di accoglienza, quasi tutti usano i mezzi pubblici anche di lunga percorrenza. Perché i CPIA non sono di quartiere ovviamente, sono provinciali… E molti di noi insegnanti portano la scuola in carcere. I nostri studenti più facilmente dei “minori”, sono in condizione di promiscuità rispetto al contagio, e sono consapevoli di correre più rischi COVID connessi all’età.
E allora i CPIA rischiano di più ma, anche se con le difficoltà connesse che abbiamo ben presenti, avrebbero più facilmente la possibilità di stare in DAD. Da ultimo anche perché i nostri studenti adulti sono motivati e favorevoli allo studio online.

Potremmo ricorrere alla DAD quanto e come le Scuole Superiori, forse meglio e certamente con più senso, contribuendo così a un ulteriore contenimento del virus per noi e per le nostre comunità… Così in quei contesti dove la rispettabilità e l’opportunità della DAD è messa seriamente in discussione dalle comunità scolastiche, viene imposta decisamente, e dove è richiesta e opportuna viene dimenticata.
Perché dei CPIA, specificamente, non si sta occupando nessuno!

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