Covid-19, Don Falabretti (Cei): “Che errore tenere i ragazzi a casa e non mandarli a scuola”

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“Che errore tenere i ragazzi a casa, senza scuola come fossero i nuovi ‘untori'”. Don Michele Falabretti, a capo della Pastorale giovanile della Cei, fa un duro j’accuse alle istituzioni nel riflettere sulla orribile morte per strangolamento di una bambina siciliana di 10 anni dopo avere accettato una sfida su Tik Tok. 

Riflette con l’Adnkronos l’esponente della Cei: ”E’ la situazione dei bambini confinati in casa; i genitori li lasciano usare dispositivi purché stiano buoni. Il richiamo va prima di tutto a chi i ragazzi li sta dimenticando a casa. Sono gli ‘untori’ e non ce ne importa nulla che tornino a scuola, il ragionamento alla base. Con un concetto grezzo di educazione: stai davanti allo schermo, apprendi informazioni e impari”.

Il responsabile Cei per la Pastorale dei giovani punta il dito contro la mancanza di relazioni esasperata dal lockdown nella pandemia: ”Mancano le relazioni tra i ragazzi, la mediazione degli educatori. Li abbiamo lasciati soli e ora piangiamo”. 

Da qui il j’accuse alle istituzioni: ”In questi mesi non ho mai sentito da chi doveva decidere almeno un ‘dispiace’ non potere mandare i ragazzi a scuola’. Ci si è limitati a dire ‘non vanno a scuola’. Non c’è bisogno di essere pediatri o psicologi per capire che i cuccioli per definizione hanno adrenalina e ad un certo punto il corpo ha bisogno di esprimersi. Li teniamo chiusi in casa? Il corpo esplode. Possiamo fare arrivare i ristori economici ma i ristori dell’anima chi li fa?”.

C’è amarezza nelle parole del responsabile dei Vescovi per la Pastorale giovanile, ma anche un monito alle coscienze assopite: ”Noi stiamo contravvenendo all’a b c dell’educazione che è la relazione e la mediazione: il compagno e il maestro. Che per dodici mesi i ragazzi siano rimasti fermi sembra non interessare. Se i ragazzi arrivano ad avere problemi questi ricadono poi sulla società. Che miopia. Pietà e dolore per una bimba morta e per la famiglia straziata ma ora bisogna svegliarsi”.

Don Falabretti considera poi un secondo aspetto: ”E’ vero che i ragazzi vivono la dimensione della rete come vera ma non credo che una bambina arrivi ad accettare una sfida tanto pericolosa se non pensa che quello non è che un gioco dal quale tornare indietro”. 

Da qui il monito: ”Torniamo alla separazione, per cui la rete e’ rete e la vita reale è altro. Abbiamo finito per benedire quello che poi è pericoloso”. Considera l ‘esponente Cei: ”La vita di una bimba è un prezzo altissimo, mi piacerebbe sperare che serva a svegliare qualcuno. La pandemia ha conseguenze sanitarie ed economiche ma ve ne sono anche di più silenziose che agiscono nell’anima. Chi se ne occupa?”.

 

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