Coronavirus, Conte: “Didattica in presenza a rischio, ma lavoriamo per difenderla”

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“Confidiamo di averlo a dicembre ma bisogna comprendere che arriveranno qualche milione di dose per Paese, quindi dovremo fare un piano condiviso a livello europeo per intervenire sulle fasce più fragili e via via per le altre categorie”.

Così il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, al Festival de Il Foglio.

“Per gli effetti dobbiamo aspettare primavera. Per la portata di questa seconda ondata non c’è un manuale né una palla di vetro, i numeri sono molto preoccupanti in tutta Europa. Stiamo facendo tutto il possibile, siamo impegnati notte e giorno e continueremo a farlo. Nessun Paese è pronto a una pandemia, nessuna democrazia che non sia affidata a una organizzazione militare può sopperire con la massima efficienza agli effetti della pandemia. Noi siamo impegnati notte e giorno, possiamo contare sullo sforzo di tutti i cittadini, c’è rabbia, angoscia e disperazione. Molti cittadini sono disorientati, ma molti rispettano le regole”.

E sulla scuola: “La scuola non è tema solo culturale e interagire solo con dispositivi elettronici, confrontarsi senza guardarsi negli occhi” rischia di “oscurare il valore del rapporto interpersonale”.

“La curva” del contagio ha avuto “un’impennata così ripida che rischia di mettere in discussione la didattica in presenza e alcuni presidenti di regione” hanno chiuso le scuole ma “questo non è il nostro obiettivo: riteniamo di dover continuare a difendere per quanto è  possibile, e pensiamo sia possibile, la didattica in presenza ma  dobbiamo mantenerci vigili per seguire e assicurare l’obiettivo  primario: la salvezza del Paese, la tutela della salute e la protezione del tessuto economico”.

Intanto è in corso a Palazzo Chigi la riunione tra il premier, Riccardo Fraccaro e Francesco Boccia con i componenti del Cts e i capi-delegazione delle forze di maggioranza.

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