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Costruttivismo e costruttività in classe. Adottare la teoria dei costrutti per una didattica positiva

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Il costruttivismo è una scuola di pensiero di matrice psicologica – migrata poi, tra gli altri, anche nel campo dell’educazione – che si fonda sul concetto secondo cui ogni individuo costruisce la conoscenza del mondo che lo circonda tramite la riflessione sulle proprie esperienze.

Per i costruttivisti, dunque, il sapere non esisterebbe indipendentemente dal soggetto che si accinge a conoscere (cioè obiettivamente): tutto è soggettivo, poiché siamo noi a dare significati diversi alle cose.

La teoria psicologica dei costrutti

Come si può intuire dal nome, il costruttivismo nasce dalla teoria dei costrutti di George Kelly.

Questa, denominata più precisamente “teoria della psicologia dei costrutti personali”, fu elaborata tramite la “griglia di repertorio” – una tecnica basata sul principio secondo cui è possibile individuare relazioni matematiche tra i costrutti di una persona.

I costrutti non sono nient’altro che degli schemi mentali auto-generati con cui l’individuo – grazie all’esperienza e all’osservazione –interpreta gli eventi.

Ognuno quindi filtra la realtà con delle lenti diverse, e prima di prendere una decisione o attuare un progetto, vaglia le conseguenze del proprio modo di vedere le cose (alternativismo costruttivo).

Apprendimento vs. Insegnamento

Date queste premesse, il sapere serve per adattarsi all’ambiente, perché il soggetto, partendo da una rielaborazione interna di sensazioni, credenze ed emozioni, costruisce la conoscenza grazie a mappe cognitive che gli permettono di orientarsi.

Imparare, quindi, non significa possedere una rappresentazione oggettiva di ciò che ci circonda (secondo un modello di sapere nozionistico), ma costruire una propria visione del mondo, pregna di significati soggettivi: ciò porta a vedere l’individuo sempre più protagonista della propria formazione.

In ambito educativo, ciò porta ad una prospettiva centrata più sull’apprendimento (la formazione dal punto di vista di chi apprende) che sull’insegnamento (la formazione dal punto di vista di chi forma, l’insegnante appunto).

Come accennato, dunque, anziché nozionistica, la conoscenza viene vista come un prodotto sociale che nasce dall’interazione tra diversi attori e strumenti, come le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC).

Finalità e strumenti

Secondo il pedagogista David Jonassen, le finalità di un ambiente di apprendimento di tipo costruttivista sono le seguenti:

– favorire la costruzione della conoscenza, non la sua riproduzione;

– prediligere un tipo d’apprendimento basato sul case-study;

contestualizzare sempre le conoscenze che sonooggetto di studio;

limitare l’uso di sequenze istruttive predeterminate;

– offrire visuali multiple della realtà;

– promuovere il cooperative learning.

Gli strumenti con cui perseguire tali obiettivi sono alcuni mind-tools tipici delle TIC, ovvero spreadsheets, database, hypermedia e altri programmi che permettano al discente di effettuare operazioni di analisi, valutazione, sintesi, risoluzione di problemi e riflessioni atte a costruirsi una propria visione della realtà.

Questo non deve sfociare sempre necessariamente nell’autoapprendimento: si tratta bensì di offrire un’esperienza di apprendimento vista come un riadattamento flessibile della conoscenza preesistente in funzione dei bisogni di una situazione formativa nuova ogni volta.

In un’ottica costruttivista, inoltre, i lavori di gruppo e/o di apprendimento cooperativo permettono di aumentare la capacità del singolo nel trovare soluzioni efficienti (cioè efficaci nel minor tempo possibile), migliorando così la propria capacità di problem-solving e instaurando, appunto, un atteggiamento costruttivo in classe.

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