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Costituzione rendita vitalizia: la guida al recupero dei contributi non versati e prescritti

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In una carriera lavorativa può accadere che un datore di lavoro non ha versato i contributi al dipendente, ma la soluzione c’è e la offre la normativa vigente.

A volte capita che un lavoratore si rende conto, magari richiedendo l’estratto conto dei contributi, che un suo vecchio datore di lavoro non ha versato i contributi. Una brutta sorpresa, soprattutto se la scoperta avviene nel momento in cui si dovrebbe andare in pensione.

Si dovrebbe andare in pensione abbiamo detto, perché capita a volte che per colpa di periodi di contribuzione che si da per scontato di avere nel proprio montante contributivo, ma mai versati da un vecchio datore di lavoro, si perde la possibilità di accedere alla pensione.

Un danno che può essere solo di natura economica, perché meno contributi significa una pensione più bassa. Ma a volte il danno è davvero imponente, perché per come è organizzato il sistema previdenziale italiano, bastano poche settimane di contributi mancanti ad una determinata misura, per spostare la pensione in avanti nel tempo e anche per svariati anni.

L’esempio più attuale possibile è la quota 100, misura che scomparirà il prossimo 1° gennaio 2022. Se non sopraggiungerà una riforma delle pensioni con nuove misure, nel sistema si abbatterà lo scalone di 5 anni. Infatti tra gli ultimi ad uscire con la quota 100 (i nati nel 1959) ed i primi esclusi (i nati nel 1960), potrebbe esserci una differenza in termini di età pensionabile di 5 anni. I primi in pensione a 62 anni, i secondi a 67. Uno scalone che potrebbe abbattersi anche su chi non riesce a completare i 38 anni di contribuzione entro il prossimo 31 dicembre 2021.

E se già il semplice fatto di non arrivare a 38 anni di contribuzione è un fattore di delusione estrema per chi aspirava alla quota 100, figuriamoci se le settimane mancanti derivano da un vecchio datore di lavoro che ha omesso di versare.

L’omesso versamento dei contributi può incidere in tanti modi sulla possibilità di accedere alla pensione, anche solo per il fatto che per le anticipate ordinarie, per la quota 41 e anche per la già citata quota 100, servono 35 anni di contributi effettivamente versati, cioè senza figurativi da malattia e disoccupazione.

In altri termini, un poco virtuoso vecchio datore di lavoro può cagionare al lavoratore in procinto di andare in pensione un danno enorme, ben più grande della riduzione della pensione per via dei contributi in meno versati.

Come recuperare contributi obsoleti non versati dal datore di lavoro

I contributi, sia previdenziali che assistenziali, si prescrivono in cinque anni. Prescrizione significa che non possono essere recuperati. Ci sono 5 anni di tempo quindi, che decorrono a partire dal giorno in cui il datore di lavoro avrebbe dovuto versare i contributi.

Naturalmente come accade sempre con la prescrizione, il termine si interrompe nel momento che arriva un sollecito piuttosto che un avviso bonario. Ed i 5 anni ripartono da zero a partire proprio dalla data di sollecito al versamento o di avviso bonario.

Se ci si accorge subito (entro i 5 anni), di una mancanza da parte del datore di lavoro si può intervenire subito risolvendo il problema e costringendo, anche con le cattive, il datore di lavoro a provvedere al pagamento. I contributi prescritti invece sono più difficili da coprire.

L’unica via concessa dalla normativa vigente è quella della costituzione di una rendita vitalizia, una specie di riscatto. Questo istituto vale nell’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e anche per i superstiti.

La richiesta di costituzione della rendita vitalizia può essere fatta in primo luogo dal lavoratore che ha subito il danno. Ma ci sono anche altri soggetti che hanno tale facoltà. Infatti la costituzione dela rendita vitalizia può essere fatta:

  •        Dal datore di lavoro, cioè lo stesso soggetto che ha omesso il versamento dei contributi per un suo dipendente e vuole provvedere a pagare e sanare il tutto;
  •          Dal lavoratore in qualsiasi momento, cioè durante la sua carriera lavorativa o anche dopo essere già andato in pensione;
  •          Dagli eredi del lavoratore, ovvero dai suoi superstiti in caso di prematura morte del danneggiato.

Riscatto dei contributi prescritti, come si fa?

La costituzione della rendita vitalizia riguarda esclusivamente contributi che non possono essere più versati per sopraggiunta prescrizione. Altra precisazione  da fare è che possono essere riscattati anche periodi di versamento inferiori a quelli effettivamente spettanti. Infatti oltre che per l’omissione totale, il riscatto può essere richiesto per omissioni parziali, come per esempio il mancato versamento solo di qualche mese di contribuzione da parte del datore di lavoro, o il versamento di contributi di importo inferiore a quelli spettanti in base alla retribuzione.

L’onere di riscatto è a carico del richiedente, e il suo costo è commisurato alla normativa vigente in materia di liquidazione della pensione, nel periodo in cui i contributi andavano effettivamente versati.

Naturalmente occorre dimostrare, in sede di costituzione della rendita vitalizia, che effettivamente questi contributi erano spettanti al lavoratore.

Servono quindi tutti i documenti che attestino il reale rapporto di lavoro che c’era all’epoca in cui i contributi sarebbero dovuti essere versati. Libretti di lavoro piuttosto che buste paga, contratti di assunzione piuttosto che libri matricola, ogni documento può essere buono per attestare concretamente ciò che viene richiesto.

L domanda va presentata all’Inps, che ha un servizio dedicato proprio a questo sul suo portale ufficiale. Come sempre, o ci si rivolge a patronati e professionisti o si utilizzano i canali di accesso quali il vecchio Pin Inps per chi lo ha ancora attivo, lo Spid, la Cie o la Cns.

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