Cosa vuol dire fare l’insegnante oggi? Lettera

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Inviata da Antonietta Renzi – Sono un’insegnante di 47 anni, genitore di due figli che insegna da 18 anni nella scuola pubblica, ma ciò che mi sta capitando in questi ultimi anni, e in particolar modo durante quest’ultimo anno scolastico mi lascia sconcertata, amareggiata e demoralizzata.

Amo il mio lavoro, in cui credo fermamente e cerco di fare del mio meglio nel svolgerlo, ma continuare mi sembra sempre più difficile. Ho l’impressione di essere un don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento. Stamattina, credo si sia toccato il fondo, quando , essendo coordinatrice di una classe che ha sostenuto l’esame di terza media, ho ricevuto due genitori che chiedevano di conoscere i voti conseguiti dal proprio figlio all’esame. Conscendo l’alunno da tre anni, in quanto ragazzo diligente ed educato, non mi sono preoccupata più di tanto anche perché l’alunno ha conseguito un meritato 9 come valutazione conclusiva del primo ciclo d’istruzione. Ho controllato i voti delle prove d’esame, i voti di scrutinio e anche quelli conseguiti dall’alunno durante l’anno scolastico- in quanto coordinatrice della classe ho la possibilità di vedere le valutazioni di tutte le materie. Ebbene la situazione era lineare e non erano presenti contraddizioni.

Ahimè i genitori in questione non condividevano la mia opinione. Come se fosse stata la cosa più legittima al mondo, mi hanno fatto presente che non erano soddisfatti delle valutazioni che avevamo dato al ragazzo, ho provato a spiegare che le valutazioni erano più che soddisfacenti, ma i signori continuavano a ripetere che non erano contenti della situazione e non mi lasciavano portare a termine una frase di senso compiuto. Spazientita mi sono permessa di commentare all’ennesimo “non siamo soddisfatti” con la frase  “A me poco interessa”. Perché sono fermamente convinta,  che la valutazione di un alunno non debba tener conto dell’indice di gradimento dei genitori. Purtroppo però al padre dell’alunno X questa frase non è piaciuta ed ha iniziato ad alzare la voce sostenendo di essere stato aggredito da me. Ho risposto a questo signore che non mi sembrava di aver aggredito nessuno, anzi era il contrario. A questo punto è entrata la vicaria che ha provato a mediare, il signore indignato ha detto di non voler avere più a che fare con me e che pretendeva di parlare col preside.

Fin qui nulla di nuovo, non è la prima volta che i genitori fanno presente il loro disappunto. Con mio rammarico, però la vicaria mi ha rimproverata, perché io avevo il compito di mediare e invece i genitori in questione avevano chiesto l’accesso agli atti.

Questa è la situazione in cui noi insegnanti versiamo.

Non aggiungo altro. Ai posteri l’ardua sentenza.

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