Cosa significa merito? Lettera

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Inviata da Enrico Maranzana – Merito è un’espressione sotto la lente d’ingrandimento, rilevanza amplificata dalla sua inclusione nella denominazione del ministero dell’istruzione. 

Può essere opportuno ricordare che il significato di merito varia al variare dell’ambiente cui si riferisce: se la scuola è vista come una scatola nera, muove verso l’individuazione delle eccellenze; se invece si vuole governare l’istituzione, per migliorarne il servizio, lo si sovrappone a quello di efficacia che, come noto, riguarda il conseguimento del risultato atteso.

In questo scritto s’imboccherà questa seconda via e si proietterà “merito” sui politici e sugli amministratori non, come da sempre avviene, sugli studenti e sui docenti. Si tratta di una scelta obbligata perché questi ultimi sono collocati al livello inferiore della catena decisionale: il loro agire è condizionato dalle scelte strategiche generali che, se assenti o non operazionalizzate, li gettano nell’indeterminatezza.

Iniziamo. Delimitiamo il campo del problema con il dettato della legge che ha riconosciuto la natura sistemica della scuola. Pertanto tutte le sue componenti, coordinate, devono operare per il raggiungimento della sua finalità formativa. 

Il coordinamento  è la chiave di volta: è la leva che conduce all’appagamento delle attese, esiti non conseguibili in situazioni in cui i vari elementi operano separatamente. Si pensi al mondo del calcio. Quando una squadra non vince si cambia l’allenatore: non è riuscito a combinare produttivamente le risorse a sua disposizione (sinergia).

Sinergia è la carta da giocare: da lei dipende la funzionalità dei complessi organizzati, essenzialità che politici, governanti, dirigenti scolastici hanno ostacolato. Ecco una parziale casistica.

Legge 107/2015 – Ha cercato di reintrodurre, senza successo, il modello dipartimentale, tipico dell’insegnamento universitario. Assetto in netto contrasto con quello sistemico, introdotto dai decreti delegati del 74 e confermato dal TU del 94, mai applicati [in rete: “Coraggio: organizziamo le scuole”].

Dirigenza scolastica. Negli ordini del giorno stilati per la convocazione degli organismi collegiali non appaiono gli adempimenti che per loro sono vitali, proprio quelli da cui ha origine la partecipazione. Ecco due casi. I Consigli di istituto hanno elaborato e adottato i “criteri generali per la programmazione educativa” per indirizzare i lavori del Collegio dei docenti? Detto organismo ha “valutato l’efficacia degli obiettivi programmati”? [in rete: “Quale formazione per il dirigente scolastico?”].

Attività governativa. Il controllo sulla corretta applicazione delle norme è il compito primario di un organo esecutivo. Si prendano come esempio le sovra citate convocazioni degli organi collegiali. Non ne sono state mai rilevate le elusioni e le omissioni [in rete: “Il Miur naviga a vista”].

Altrettanto significativi sono gli indirizzi per la formazione dei docenti: le università, cui è affidato il relativo compito, vivono in un mondo separato da quello scolastico, le loro mission sono divergenti. 

Il cuore del problema formativo non è stato riconosciuto: riguarda l’analisi delle diverse discipline per ricercarne i punti comuni, funzionali al traguardo del sistema, tra cui “i metodi di indagine propri dei diversi ambiti” [In rete: “Un approccio scientifico alla riforma della scuola”].

E’ pertanto auspicabile che la nuova denominazione del ministero sia di stimolo per l’adeguamento della scuola alla cultura del mondo contemporaneo.

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