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Cosa resterà della didattica a distanza? Consapevolezza per il futuro, in particolare nei confronti delle tecnologie

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Questa fase storica lascia in eredità alla scuola una grande consapevolezza.
Sappiamo cosa non funzionava e non funziona nella didattica a distanza e conosciamo le soluzioni che abbiamo trovato per affrontare i problemi.

Tale consapevolezza ci permetterà, tra l’altro, di usare meglio le tecnologie, che in futuro penetreranno massicciamente in ogni aula.

Cosa ci resterà in eredità?

Ogni crisi personale o sociale lascia in eredità qualcosa. Nel nostro caso come docenti ed educatori tutti ci stiamo chiedendo:

“Come sarà la scuola nei prossimi anni quando saremo usciti da questa emergenza sanitaria e sociale?”

“E allora cosa ci resterà in eredità?”

La prima eredità è la capacità di vederci “specchiati” nei sistemi digitali e nelle tracce didattiche non digitali

Abbiamo sperimentato cosa non funzionava nella DAD e abbiamo riflettuto e trovato nuove soluzioni.

Ci siamo specchiati nella DAD in vari modi.

  1. Di settimana in settimana abbiamo visto e rivisto noi stessi nei video creati.
  2. Abbiamo riletto quello che abbiamo postato nei forum.
  3. Abbiamo ripensato alle domande che hanno postato gli allievi.

Vi sono in effetti due dimensioni di questo “specchiarsi” nei sistemi.

  • Verticale o diacronica: il proprio corso online si sviluppa nel tempo, di settimana in settimana, e io con l’esperienza cambio modo di lavorare, di dare consegne, di fornire materiali e di interagire.
  • Orizzontale o interclasse: rivedo il mio lavoro con classi diverse e parallele, osservo come adatto la mia didattica ai diversi gruppi e cosa invece è riutilizzabile in tutte le situazioni.

Tali tracce e dimensioni ci hanno permesso, non di rado, di scoprire i nostri punti di forza e di affinarli, e di scoprire le nostre difficoltà per superarle.

Tornati in aula, per continuare a migliorarci, dovremo assolutamente continuare a rivederci nelle tracce che raccoglieremo, siano esse cartacee, siano foto di lavagne di ardesia o tracce di strumenti digitali.

La seconda eredità è la capacità di mettere in dubbio la didattica solo trasmissiva e centrata sul docente

Riuscire a “vederci” come docenti in azione significa, tra l’altro, poter limitare la didattica trasmissiva e centrata sul docente.

Rousseau nell’Emilio ci ha insegnato a togliere centralità al docente e a lasciare spazio ai discenti. L’educazione secondo Rousseau è quindi negativa, graduale e indiretta.

Questo, trasposto nella DAD, permette di:

  1. dare centralità allo schermo agli allievi = Negativa
  2. imparare gradualmente l’uso delle piattaforme e degli strumenti e di essere sempre più autonomi = Graduale
  3. favorire momenti di lavoro asincrono e i lavori a coppie online = Indiretta

In presenza torniamo dunque agli insegnamenti di Rousseau

  1. Limitiamo la didattica trasmissiva.
  2. Parliamo meno e facciamo fare.
  3. Assumiamo gradualmente nuovi ruoli: io docente non sono più il solo detentore del sapere, ma sono anche docente-tutor capace di fare ragionare e discutere e capace anche di lasciare “i miei ruoli” temporaneamente “all’allievo-docente”.

Ricordatevi: quello che accadeva a lezione a distanza, allievi che si fanno il caffè o fanno ginnastica davanti allo schermo, in aula accade nelle menti che fuggono all’esterno.

La terza eredità sarà una nuova consapevolezza delle tecnologie e verso le tecnologie

La consapevolezza acquista nella DAD sarà preziosa per usare le tecnologie che, a breve, entreranno massicciamente nelle aule.

Non dimentichiamo mai che le tecnologie in sé sono strumenti neutri, non sono né sinonimo di innovazione, né di progresso educativo, né tantomeno di consapevolezza.

Le tecnologie vanno usate come risorse, che sono a disposizione secondo le esigenze della lezione e le specificità della disciplina.

Un uso consapevole delle tecnologie, che parzialmente ereditiamo dalla DAD, può, ad esempio, favorire l’autonomia, l’autovalutazione, la peer-evaluation e creare ambienti di apprendimento favorevoli e aperti.

Certo non è infondata la paura di molti che ritengono che le prossime tendenze tecnologiche saranno guidate più da mode “educative” che da principi didattici.

Evitiamo, perciò, tutti uniti, a partire dai dirigenti, di essere sedotti da nuovi sistemi poco utili e molto costosi: i presunti futuri geniali PTDFK33 o HTFDS65.

Esempi di un uso consapevole delle tecnologie in aula

1) Il portatile e lo smartphone non sono solo luoghi virtuali, ma strumenti dinamici, che si possono prendere in mano e muovere. L’aula diviene in seguito il luogo in cui integrare tutto questo nella didattica.

  • Ci si può filmare mentre si visita un museo.
  • Si possono fotografare ingredienti e percentuali di un prodotto al supermercato.
  • Il salotto di casa può trasformarsi in una palestra in cui mostro le mie abilità di ginnasta.

2. Sfruttiamo una piattaforma educativa in classe:

  • per riflessioni nei forum
  • per caricare film, foto, immagini personali a scopi didattici
  • per evitare di stampare tutto (scelta ecologica).

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