Cosa possono fare i Presidi quando arrivano docenti e ATA la cui “fama” li precede?

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A circa un mese dall’avvio del nuovo anno didattico, il Sussidiario.net ha lanciato una serie di consigli alle scuole che si ritrovano a gestire l’arrivo del nuovo personale (Ata e docenti) che non gode di buona fama. 

Si tratta di lavoratori la cui reputazione li vuole un po’ distratti, un po’ assenteisti, un po’… poco attaccati ai doveri e che per questo viene spesso consigliato loro di ‘cambiare aria’, cioè scuola.

Il riporta l’esperienza di Gianni Zen, dirigente scolastico, che “Prima di una settimana di ferie, con l’organico di fatto in arrivo, incontro alcuni nuovi docenti e personale Ata che chiedono di presentarsi”.

Trovare la quadra di un corpo docente che all’interno dell’Istituto può cambiare ogni anno non è sempre facile. Così, quando ci sono nuovi arrivi Gianni Zen consiglia per prima cosa di guardarsi negli occhi: il motivo della richiesta di trasferimento non è sempre la stessa per tutti i docenti e quindi è bene cercare di capire subito chi si ha di fronte.

Far funzionare bene il sistema scuola a beneficio dei veri destinatari, cioè le famiglie e gli studenti, non è gestione facile. Zen ricorda che fino agli anni Novanta, negli indirizzi sperimentali “ si era imposta una sorta di “comando”, per cui un “comitato di valutazione” poteva proporre a docenti titolari in altre scuole un incarico, ma, se i risultati erano deludenti, poteva decidere di rispedire gli stessi docenti alla scuola originaria. Un “comitato di valutazione” eletto, non un preside-sceriffo”.

Venuta meno questa condizione, quando si deve gestire personale un po’ svogliato, il dirigente scolastico consiglia ai suoi colleghi “di mettere in classe, al loro posto, un docente potenziato, lasciando a questi altri colleghi la sola coperture delle supplenze”.

Nel caso non fosse possibile, è bene organizzare un colloquio con i docenti in questione per impartire alcuni “consigli perché si preparino al meglio al compito richiesto, suggerendo anche quei colleghi di dipartimento e di consiglio di classe comunque disponibili a supportarli in caso di difficoltà varie”. Nonostante questo, Gianni Zen si domanda se si “potrà mai superare lo sfondo assistenzialista del nostro mondo del lavoro”. E non solo. Altre due questioni sono alla base del ragionamento di Zen: “Pur nel rispetto dei diritti personali, chi si oppone alla rassegnazione del declino potrà mai convincere chi è sempre stato legato al passato e restio al cambiamento? Chi oggi, tra le forze politiche, ha il coraggio di compiere il passo in avanti, nella direzione dell’effettiva centralità dello studente come focus del servizio pubblico scolastico, contro l’immobilismo di chi parla, di chi si limita a parlare, aspettando che le cose succedano?”

Poi, critica il concorso riservato non selettivo dei docenti annunciato dal ministro Bussetti pensando a quale possano essere le conseguenze per il futuro dei nostri giovani in gamba. E ricorda una massima di Seneca: “Non possiamo cambiare il vento, ma possiamo dirigere le vele”.

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