Corsi di sostegno in un anno non danno competenze adeguate. Lettera

di redazione
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Inviato da Ausilia Iovine – Gentile Ministro, sono una docente di sostegno della scuola primaria che ha conseguito la specializzazione sul sostegno congiuntamente alla laurea in Scienze della Formazione Primaria.

Deve sapere che, fino a qualche anno fa, era possibile iscriversi al percorso aggiuntivo per conseguire il titolo di sostegno, a partire dal terzo anno del corso di laurea in SFP.  A quel punto, si seguivano appositi corsi di studio con docenti specializzati, si sostenevano esami specifici, si partecipava a laboratori pratici e soprattutto si faceva tirocinio nelle scuole statali.  Si trattava di un percorso serio e articolato che forniva ottime basi per affrontare la complessità del processo di inclusione di cui ciascun insegnate è responsabile in prima persona.
È da diversi giorni che la sento parlare in Tv e sui social della mancanza di insegnanti specializzati, della carenza di percorsi formativi. Apprendo che a breve, attiverà dei corsi di specializzazione, che  addirittura sono arrivati dei suggerimenti da Dario Ianes affinché parte delle attività si svolgano online, per concludere i percorsi entro l’anno. Ma lei crede davvero che corsi organizzati in questo modo possano migliorare i livelli di inclusione delle nostre scuole?
Perché non ha rivalutato la possibilità di riportare il corso di sostegno all’interno del più ampio corso di laurea in  Scienze della Formazione Primaria? Questo permetterebbe di specializzare tutti i futuri insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria che potrebbero liberamente scegliere, alla fine del percorso quinquennale di studi, se partecipare ai concorsi ordinari per posto comune o di sostegno. Intanto, tutti  gli insegnanti avrebbero le conoscenze e le competenze per affrontare il processo di inclusione e ciascun bambino, aldilà delle ore assegnate, potrebbe contare su maestri e maestre ampiamente formati.
Gentile Ministro, alla scuola italiana non servono più insegnanti di sostegno, serve piuttosto che tutti gli insegnanti siano formati sulle tematiche della disabilità. Difficilmente un alunno disabile è coperto dal docente di sostegno per l’intera giornata scolastica e allora perché non formare tutti i docenti ai quali è stato affidato?
Non mi aspetto una risposta ma semplicemente una riflessione, da parte sua e di quanti credono che un semplice corso di sostegno, organizzato e svolto in pochi mesi, possa rappresentare la soluzione per migliorare i livelli di inclusione del nostro sistema scolastico.
Cordiali saluti

Ausilia Iovine

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