Corsi di formazione neoassunti: sempre più tardi e sempre più disorganizzati

Di Lalla

Sara Angelone – Il corso in presenza in Molise è iniziato oggi 22 maggio. Non in tutte le sedi di corso si hanno a disposizione un numero sufficiente di computer adeguati e collegamenti Internet (altrettanto veloci e adeguati), eppure tutte le attività da svolgere sono online, nel senso che la consultazione del materiale e la scelta delle attività da svolgere per acquisire crediti non possono che svolgersi online, anche perché soltanto alcune attività sono anche in versione scaricabile. Altrimenti si potrebbero scaricare e consultare off line per poterci lavorare.

Sara Angelone – Il corso in presenza in Molise è iniziato oggi 22 maggio. Non in tutte le sedi di corso si hanno a disposizione un numero sufficiente di computer adeguati e collegamenti Internet (altrettanto veloci e adeguati), eppure tutte le attività da svolgere sono online, nel senso che la consultazione del materiale e la scelta delle attività da svolgere per acquisire crediti non possono che svolgersi online, anche perché soltanto alcune attività sono anche in versione scaricabile. Altrimenti si potrebbero scaricare e consultare off line per poterci lavorare.

Siamo quindi costretti a 25 ore di formazione in presenza che potrebbero essere utilizzate per preparare i lavori e accumulare crediti e invece saranno utilizzati per inutili discussioni su improbabili attività da svolgere collettivamente, per poi dover fare tutto il lavoro a casa online.

Non ci resta che lavorare di notte visto che: siamo a fine maggio, a giugno iniziano scrutini ed esami; la mattina o, in casi come il mio in parte di mattina e spesso di pomeriggio (lavoro al CTP) siamo a lezione; per 7 pomeriggi saremo a scuola non si sa bene a far cosa; la sera la piattaforma INDIRE è impraticabile a causa dei troppi utenti che cercano di connettersi; durante questa maratona finale che ci chiede lavori che avrebbero dovuto e potuto prendere spunto anche dal lavoro in classe durante l’anno (se avessimo voluto che questa formazione avesse un senso), dovremo anche preparare la relazione da consegnare al Tutor e discutere entro fine giugno, atto finale di questa disorganizzata, inutile, ulteriore perdita di tempo.

Quanto sopra lamentato non tiene conto del fatto che, ad essere sottoposti a questa affrettata, frettolosa, approssimativa formazione ci sono docenti che, magari, hanno frequentato 2 anni di Scuola di Specializzazione all’Insegnamento Secondario con frequenza giornalera (per un totale di 1500 ore annue), studiato, prodotto decine di lavori di ogni tipo, teorici e pratici, in tutte le discipline coinvolte nell’insegnamento. Un lungo percorso, unico nel suo genere e unico tentativo fatto in Italia per formare dei veri ‘professionisti’ dell’insegnamento, miseramente interrotto quando cominciava a funzionare e a dare i suoi frutti. Al suo termine, come pure al termine di concorso ordinario o di corso abilitante , in tutte le sue svariate forma, diventiamo professori, professionisti abilitati a esercitare questo ‘mestiere’.

Poi, dopo anni, in alcuni casi decenni, dobbiamo formarci per poter fare lo stesso lavoro ma come assunti a tempo indeterminato. La formazione è una cosa seria e dovrebbe essere un’opportunità per tutti i docenti tutto l’anno e durante tutta la vita professionale, ma dovrebbe essere mirata e di qualità, rispondere anche a esigenze individuali e non sacrificare il sapere disciplinare come sta accadendo.

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