Correzione trasversale dei compiti. La valutazione oggettiva è un’utopia? Di’ la tua

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Giulia Boffa – Il dibattito sulla valutazione è aperto, dopo la proposta del preside Pessina del liceo Berchet di Milano di valutare le verifiche in modo trasversale, attuando in pratica uno scambio di docenti correttori. 

Giulia Boffa – Il dibattito sulla valutazione è aperto, dopo la proposta del preside Pessina del liceo Berchet di Milano di valutare le verifiche in modo trasversale, attuando in pratica uno scambio di docenti correttori. 

Tutti i presidi intervistati  concordano che la valutazione non appare oggettiva, si presentano evidenti disparità tra le sezioni di uno stesso istituto, quindi è ovvio che tale differenza sarà ancora più accentuata tra città e città.
 
Alcuni però non sono d’accordo con Pessina perché utilizzano altri strumenti per omologare le correzioni, come il preside del classico Manzoni, che boccia il metodo Pessina, ma  riconosce che sul tema della equità di valutazione occorre lavorare. "Da noi ogni anno il collegio docenti fissa parametri condivisi. Sul nostro sito c’è la circolare con criteri e modalità di verifiche e valutazioni", spiega il preside  Luigi Barbarino. "Le prove comuni per materia le facciamo due volte l’anno. Anche se ogni classe è diversa. Ma ognuno corregga le sue verifiche e valuti i suoi alunni".
 
Roberto Silvani, preside dello scientifico Volta, afferma però che nei licei è più difficile: "In questi istituti il coordinamento è meno efficace, si sperimenta meno. Si guarda più al profitto dei singoli alunni che alla didattica dei professori". 
 
La preside Maria Concetta Guerrera del liceo scientifico Leonardo da Vinci dice che presiede a tutti gli scrutini "per garantire che gli stessi criteri siano adottati in tutte le classi". Introdurre la correzione trasversale afferma "Non occorre, se i docenti lavorano in gruppo. Ci sono i dipartimenti, strumento prezioso di autoanalisi, supporto, controllo".
 
Ermanno Paccagnini, editorialista del Corsera e docente di Letteratura Italiana all’Università Cattolica di Milano, esprime un giudizio negativo sulla proprosta del preside Pessina, mettendo in evidenza soprattutto la soggettività della valutazione, non scevra da errori umana come è normale, "anche perché sono molti i fattori che entrano in gioco in una valutazione, non ultima la conoscenza del ragazzo da parte del docente, che può agire nel premio o nella censura, in base a un percorso educativo e formativo personalizzato, che chi viene “da fuori” non possiede".
 
Dello stesso avviso è Paola Mastracola, scrittrice e insegnante, che critica fortemente i test "oggettivi" che tolgono "l’anima alla scuola"; si vuole trasformare i professori in facilitatori, eliminando del tutto il rapporto personale con gli alunni, indispensabile per valutare i ragazzi come tali e non solo sulla base di numeri e crocette di test:" Il problema della diversità degli insegnanti c’è da sempre: come si diceva una volta, sei finito in quella sezione e con quell’insegnante avrai voti più bassi o più alti. È vero, si rischia di avere sette o otto, a seconda del professore, il vantaggio però era avere delle persone diverse. La diversità degli insegnanti è sempre stato il nostro bello, Che italiano fosse insegnato in 10 mila modi diversi era un grande valore. Il fatto di correggere i compiti dei propri allievi magari non è equo ma fa parte di un lavoro che dura tre anni, dove entra in gioco la conoscenza reciproca. Quando prendo una classe inizio a lavorare con 30 ragazzi impostando una mia idea della materia e  di quello che vorrei passare loro. Io li spingo a leggere dei libri, degli autori che a me piacciono e che penso possano arricchirli, poi do un tema su quello ed è chiaro che i temi devo correggerli io, perché sono io a mandare il messaggio e io lo devo ricevere. Se invece vogliamo abolire il messaggio, allora va bene che le prove siano tutte uguali, comuni, oggettive. Però manca l’anima e a me fa molta paura una scuola senz’anima."
 
Chissà cosa ne pensano i ragazzi…
 
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