Coronavirus, Versari scrive agli studenti: voi siete “l’imprevedibile” di questo tempo

Appassionata lettera quella che ha scritto Stefano Versari, Direttore generale dell’USR dell’Emilia Romagna agli studenti, che stanno seguendo da casa la didattica a distanza.

Essi sono i nuovi cigni neri di oggi, dice Versari, l’espressione deriva da un saggio del 2007 (The Black Swan) di Nassim Nicholas Taleb. Sono cioè la sorpresa di questi periodo, che li vede diligenti nelle connessioni e nella partecipazione attiva alle lezioni a distanza.

“So dai vostri insegnanti e dirigenti scolastici che, appena è stato possibile attivare le “classi virtuali” on-line, voi eravate presenti. I giornali si sono sorpresi, ma chi fa scuola no.
Perché sappiamo bene che la scuola è determinante, quando scopri di non poterla avere: ce lo insegnano anni di scuola in ospedale e di istruzione domiciliare con i ragazzi malati, alcuni molto malati. Questi, che magari prima andavano a scuola disinteressati, diventano studenti
modello in ospedale. Perché quando la vita “traballa”, ti attacchi alle cose che sostengono e danno forza. Alle cose che aiutano a definire in cosa consisti. Quando si “trema”, come con il terremoto, allora vuoi la scuola. Vuoi che ci sia per te, che ti aspetti, vuoi potervi rientrare
presto. Per riavere il tuo presente e con esso costruire il tuo futuro. Ma il presente ora è diverso”, scrive il direttore, rivolgendosi agli studenti, spiegando il perché del sentimento di essere scuola, di avere scuola.

“Questo desidero dirvi: sarete voi studenti il “cigno nero” di questo Coronavirus! Sostenuti dai genitori e dai docenti, saprete farne occasione di cambiamento. Sarete capaci di costruire il futuro dalle sfide della realtà. Imparerete a fare un tipo diverso di scuola. Ad essere di maggiore aiuto fra voi. Ad usare internet non soltanto per chattare ma anche per ricordarvi di cosa fu l’impresa dei Mille e perché ancora oggi crediamo sia importante saperlo. Imparerete ad “adottare un nonno”, per andare a fargli la spesa. Imparerete anche a raccogliere fondi per gli ospedali, come sta facendo uno studente bolognese che ha raccolto in pochi giorni oltre 100.000 euro . Imparerete, in qualche caso, ad insegnare ai 4
vostri insegnanti come utilizzare al meglio le nuove tecnologie. Ripenserete con loro il mondo digitale. Imparerete pure, camminando questo tempo con i vostri genitori ed insegnanti, ad avere paura, senza terrore. La paura attiva le difese naturali e va gestita. Il
terrore paralizza e va sconfitto. Per questo motivo, chiedete e donate, ascolto e parola”, spiega Versari come questa esperienza potrà insegnare ad essere diversi, a vedere la vita in modo diverso, il cell come strumento di collegamento con la scuola, di conoscenza e non solo di svago.

“Noi adulti “ci siamo”, per quanto capaci, ognuno cercando di svolgere al meglio il proprio compito, professionale e umano” con questa dichiarazione di intenti chiude Vasari, la scuola c’è, non abbandona i suoi ragazzi, continua ad essere un punto fermo della loro vita, anche se a distanza.

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