Coronavirus, un’app per contenere il contagio

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Il coronavirus puo’ essere battuto anche con l’ausilio della tecnologia e cioè con il tracciamento degli utenti.

Il tema e’ al centro dell’attenzione del Governo che ha messo in campo ogni strumento per far fronte a quella che da più parti e’ stata definita una guerra.

Domani, infatti, si aprirà una call sul sito del ministero dell’Innovazione “per raccogliere le proposte di tutti coloro che possono contribuire a mettere a punto delle soluzioni tecnologiche per arginare la diffusione del coronavirus attraverso un tracciamento digitale dei contagiati asintomatici”, ha detto all’ANSA Walter Ricciardi, consulente scientifico del ministero della Salute.

Il contenimento dell’epidemia può avvenire con gli operatori di telefonia mobile, con le app, oppure chiedendo dati ai big della tecnologia come Facebook e Google.

Ma deve essere stabilita una finalità ed è necessario un provvedimento legislativo. E nel caso delle app, vecchie e nuove, ci vuole una disponibilità dell’utente a installarla e farsi localizzare.

“Non si tratterà di braccialetti né di schedatura delle persone, spiega Ricciardi, perché vogliamo uscire da questa situazione drammatica nell’ambito del rispetto delle libertà civili e confrontandoci col Garante della privacy”.  In questi giorni, precisa, “siamo stati informalmente contattati da una serie di realtà scientifiche e imprenditoriali ma, per ragioni di trasparenza, abbiamo deciso di fare una call a cui possono partecipare tutti. Rispetto ai tempi, la call sarà rapidissima, già in settimana speriamo di passare dall’analisi di proposte a proposte operative. Un team di esperti si occuperà di identificare le soluzioni più efficaci e efficienti”.

Si tratta, in sostanza, di riuscire a fare più tamponi su persone che presentano anche lievi sintomi e con l’aiuto di app e gps rintracciarne tutti i contatti, così da individuare il prima possibile quei contagiati asintomatici che contribuiscono a diffondere il coronavirus.

“L’Italia guarda alla Corea del Sud, ma va oltre, dice ancora Ricciardi.

“Stiamo lavorando, già da qualche giorno, a un modello italiano, che trae spunti dalle migliori evidenze scientifiche tratte dall’esperienza cinese e coreana ma che è adattato alle caratteristiche del nostro Paese”.

“Dalla Cina”, chiarisce Ricciardi, “traiamo l’indicazione dell’efficacia del contenimento per contenere l’allargamento del contagio. Dall’esperienza coreana, un’azione più mirata che serva a testare anche i lievemente sintomatici per rintracciare, con approcci ipertecnologici i loro contatti. Il modello italiano, conclude Ricciardi, che ha già avuto l’ok dei ministri della salute, dell’innovazione tecnologica e dell’economia, adatta però tutto questo a un contesto di democrazia liberale e occidentale”.

Ad una delle possibili applicazioni stanno lavorando, oltre al Centro medico Santagostino, anche Giuseppe Vaciago, avvocato ed uno dei maggiori esperti nella protezione dei dati sensibili in Italia e le società tecnologiche Jakkla, Bending Spoons e Geouniq.

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