Coronavirus, si ricordi il lavoro svolto dal DSGAff

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Inviato da Davide Viola – Mai come ora il famoso verso de “L’ultima ora di Venezia” appare attuale e reale: confortiamoci col fatto che degli altrettanto noti versi successivi, uno fortunatamente non sussiste (“il pan ci manca”) e l’altro (“sul ponte sventola bandiera bianca”) è ben lungi dall’essere in atto, anzi, tutt’altro, nessuno oggi manifesta voglia e volontà di resa contro il virus.

Non è retorica, ma la dura realtà, come non è retorico ringraziare 10, 100, 1000 volte chi, a scapito della propria incolumità e salute, sta lottando (loro si h24…) contro questo virus per aiutare e salvare il maggior numero di sfortunati contagiati. Come appare corretto portare a conoscenza e far rilevare altre categorie che abbiano portato avanti il loro impegno in questo complicato e tragico momento; nel caso specifico parliamo del comparto scuola, dove le loro componenti sono state investite di differenti e importanti compiti, come il corpo docente, chiamato ad “inventare” una teledidattica, senza in verità aver mai avuto alle spalle un’adeguata formazione e una precedente esperienza di così vasta scala, anche senza i necessari e migliori mezzi tecnici che sarebbero serviti nella fattispecie, certo non per sua specifica responsabilità. Molti, se non tutti, sanno che dal 5 marzo è stata disposta nella nazione la sospensione delle attività didattiche per tutte le scuole di ogni ordine e grado, ma in molti meno sanno che ciò non vuol dire CHIUSURA DELLE SCUOLE; infatti i dirigenti scolastici e il personale ATA (direttori s.g.a., assistenti amministrativi e tecnici, collaboratori scolastici) hanno continuato ad andare al lavoro nelle scuole ormai deserte, vista la mancanza della presenza di docenti e alunni, giustamente lasciati a casa per decreto, dapprima in blocco, successivamente in contingente sempre minore quando non minimo col seguire delle misure restrittive messe in atto per quanto riguarda gli assistenti e i collaboratori.

Due figure in particolare hanno invece pressoché giornalmente continuato ad essere presenti in scuola e ad averle e solo da pochi giorni lasciate, come la classica figura del comandante di una nave, sempre ultimo a lasciare il suo posto, i dirigenti scolastici e i DSGA, che hanno avuto il compito, ciascuno per le proprie competenze, ma spesso in stretta e continua collaborazione, di dirigere il corpo docente per la didattica a distanza, organizzare il piano lavoro e le turnazioni del restante personale ATA, predisporre il telelavoro, il cd. lavoro agile, e attenti e rapidi a recepire e mettere prontamente in atto i vari decreti che si sono susseguiti nel tempo, garantendo il più possibile corretto e continuativo funzionamento didattico-amministrativo delle istituzioni scolastiche in una situazione davvero molto critica e problematica. Nel profilo del DSGA si ricorda che attualmente una buona percentuale è coperta, molto spesso ormai da diversi anni quando non da un paio di decenni, dai FACENTE FUNZIONE, dei quali anche lo scrivente fa parte: benché questa categoria abbia di recente vista preclusa ogni qualsivoglia possibilità di accedere al ruolo nel profilo, nonostante l’indiscutibile lungo ed efficiente servizio prestato negli anni, ignorando totalmente se non diritti in proposito sicuramente concrete e valide argomentazioni di cui comunque non è questo tempo e luogo di ricordare, permetteteci di manifestare una piccola punta di orgoglio personale, visto che, nonostante l’ingiusto trattamento riservato, i DSGA facente funzioni, ancora una volta, per l’ennesima volta, hanno risposto: PRESENTE; presente come la propria dignità personale, che sempre hanno posseduto, imponeva, nella convinta idea di comportarsi da veri servitori dello Stato, nei fatti e nelle opere, non come nelle parole di troppa politica, dove il servitore dello Stato è piuttosto un’espressione virtuale da sbandierare all’occorrenza come esempio virtuoso invece che una realtà composta da comuni persone che portano avanti il proprio lavoro con correttezza e onestà; non si perda anche quest’occasione per dare davvero valore e riconoscimento al servitore dello Stato… e questo vale per chiunque in questo frangente lo stia dimostrando nei fatti col proprio impegno lavorativo. In conclusione, adesso è molto semplice e facile per chi governa dispensare lodi ed elogi di qua e di là, ma quando finalmente cesserà questa tragedia, a mente fredda, qualcuno dovrà pur far conto con la propria coscienza e riconoscere in modo tangibile chi sia stato, in prima linea come in seconda, autore di meritevole operato. Un’ultima cosa: rispettiamo pedissequamente le disposizioni imposte: mai così vero è che il bene di tutti viene prima del bene di pochi.

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