Coronavirus, Granato (M5S) su didattica a distanza: non provocare stress né ai docenti né alle famiglie

WhatsApp
Telegram

“Non è questo il momento per lanciare sfide alle scuole. Occorre semmai dare strumenti certi per garantire i servizi essenziali per la formazione dei nostri studenti, senza provocare stress a nessuno, nè a dirigenti, nè a docenti, nè a famiglie e nè a studenti”.

La senatrice Cinquestelle Bianca Laura Granato interviene nelle polemiche indotte dall’emanazione della Nota ministeriale del 17 marzo scorso contenente le “Prime indicazioni operative per le attività di didattica a distanza”.

In questo periodo – sottolinea la senatrice, membro della Commissione Istruzione di Palazzo Madama – la scuola italiana si trova in grande difficoltà. Purtroppo la diffusione del contagio ci impone di ricorrere alla didattica a distanza. Sicuramente questo non riguarda solo il nostro Paese, è ormai un problema che investirà tutti i paesi colpiti dal contagio”. Per questo il mondo politico oggi si trova a dover cercare e trovare “delle soluzioni nel più breve tempo possibile, perché non sappiamo – insiste la Granato – per quanto saremo costretti a mantenere le scuole chiuse e potrebbe essere ancora per molto“.

L’attività didattica a scuola è sospesa, ma gli insegnanti sono al lavoro forse più di prima con la didattica online. Un’attività alla quale non erano preparati, nessuno li aveva preparati, certo non per affrontare un’emergenza come quella con la quale il Paese intero si sta misurando in queste ore tanto impegnative sul piano sanitario, economico, emotivo.

Otto milioni e mezzo di studenti continuano a tenere i rapporti con ottocentomila docenti attraverso le piattaforme telematiche, a partire dal 24 febbraio nelle scuole di alcune regioni del Nord e a seguire in quelle delle altre regioni.

Nessuno, secondo quanto abbiamo visto dal nostro osservatorio giornalistico, si è lamentato più di tanto, ognuno anzi ha sentito di dover rispondere alla chiamata in un momento così difficile per tutti puntando sulla competenza dei propri docenti – molte scuole avevano puntato per tempo sulla formazione nelle nuove tecnologie, come abbiamo più volte documentato in tempi di pace – e sulla buona volontà di tutti.

Chi meglio, chi con maggiore difficoltà, chi soffrendo della mancata formazione, tutti gli istituti hanno garantito che la scuola pubblica continuasse a rappresentare un presidio di democrazia e di maturità in un momento in cui sono messi a dura prova non solo il diritto alla vita e il diritto alla salute ma anche alcuni diritti costituzionali non meno importanti e decisivi come il diritto di libertà di circolazione e il diritto alla salvaguardia del proprio posto di lavoro o della propria azienda, con tutto quel che ne consegue anche in termini di stress.

In questo contesto, tanto impegnativo e preoccupante, la senatrice Granato ritiene di dover “innanzitutto ringraziare gli insegnanti che ogni mattina fanno lavorare i nostri figli, non facendo venir meno quell’impegno che ci aiuta a mantenere un legame con quella normalità e quotidianità che abbiamo perduto, fuori da ogni obbligo contrattuale”.

Dal Ministero dell’Istruzione, nel frattempo, ricorda Granato, “è stata istituita una task force con le prime informazioni utili ad avviare il servizio e il 17 marzo, come detto, è stata diramata una Nota con la quale si enunciano i servizi da attivare. Grazie al decreto che a breve approveremo in Senato avremo 10.000 euro per scuola per dotare gli studenti meno abbienti di device in comodato d’uso gratuito e altri 5 milioni di euro saranno spesi per la formazione docenti”.

Ma, c’è un ma. Purtroppo, si rammarica la senatrice Granato, “ci rendiamo conto che le scuole stanno lavorando ciascuna in base alle proprie possibilità, i docenti si stanno impegnando molto senza sapere quanto e soprattutto come potranno utilizzare il lavoro che hanno svolto in questi giorni ai fini della valutazione. Da docente mi immedesimo nella loro situazione”.

E veniamo al documento ministeriale della discordia, il cui contenuto ha indotto ieri i sindacati a chiederne il ritiro e a rispettare il contratto di lavoro, suscitando le ire di alcuni dirigenti scolastici che hanno invitato a propria volta le stesse organizzazioni sindacali nemmeno tanto velatamente a “vergognarsi” per questa richiesta affidandosi a un comunicato dal titolo “Lasciateci lavorare”

L’ultima nota ministeriale – lamenta la Granato – purtroppo non chiarisce numerosi aspetti, tipo la corresponsabilità di studenti e famiglie nella didattica a distanza, senza la quale non abbiamo alcun interlocutore ufficiale che divenga parte attiva del processo di apprendimento. Sicuramente ci sono nodi che il Ministero deve urgentemente sciogliere, a mio avviso: uno è quello di individuare una modalità per formalizzare l’impegno di docenti e studenti – con un passaggio da collegio docenti e consiglio d’istituto – quindi chiarire i doveri di studenti e famiglie, il terzo è sicuramente individuare un modo per definire anche il diritto alla disconnessione di tutte le parti”.

Il diritto alla disconnessione è un argomento molto sentito, peraltro normato nell’ultimo contratto collettivo di lavoro, ma che in questa fase i docenti hanno un po’ messo da parte per il bene della comunità scolastica.

Tuttavia con il passare delle settimane, specie nelle scuole delle regioni colpite per prime dal contagio e per questo chiuse da febbraio, quel diritto torna alla sua natura di bisogno. Si avverte il bisogno di staccare, per quanto possibile, e di tornare un minimo alla propria vita, di dedicarsi agli affetti trascurati, ai figli, che a propria volta sono stati catapultati in una didattica a distanza affascinante e salvifica, quasi liberatoria ma al contempo impegnativa e fonte di stress, sia pure consapevoli delle norme sacrificio cui sono sottoposte altre categorie di lavoratori pubblici come chi opera a contatto con la malattia e il dolore.

Arrivano nella nostra redazione testimonianze di docenti che descrivono settimane di lezioni che superano abbondantemente gli obblighi contrattuali in termini di orario al quale orario si aggiunge l’impegno nella preparazione del materiale didattico, nella gestione casalinga dei computer, delle postazioni, delle connessioni, della programmazione degli inviti alle conferenze su Google Meet, nella preoccupazione per gli alunni disabili, Dsa, Bes, neoarrivati.

Anche gli alunni hanno il diritto alla disconnessione e andarsene a dormire al pomeriggio, o a piangere in silenzio, per la rabbia o per la paura, sicuramente per lo stress, eppure anche questo spesso non viene considerato dai docenti, tante volte presi dalla foga di finire il programma, di interrogare, di valutare, quasi che non sia in corso una pandemia tanto grave da avere indotto il governo a chiudere scuole e altri servizi pubblici e privati, a sospendere alcuni diritti costituzionali.

Questi aspetti – è il commento della senatrice Granato – sicuramente meritano un approfondimento e sarebbe opportuno anche fare preventivamente delle consultazioni veloci con sindacati, associazioni di famiglie e di disabili. Ritengo che in questa delicata congiuntura non sia opportuno lanciare sfide alle scuole ma dare strumenti certi per garantire i servizi essenziali per la formazione dei nostri studenti, senza provocare stress a nessuno, nè a dirigenti, nè a docenti, nè a famiglie e nè a studenti. Questo è l’unico atteggiamento positivo responsabile che mi sento di avallare, data la situazione”.

WhatsApp
Telegram

Concorso ordinario secondaria, EUROSOFIA: Il 3 febbraio non perderti il webinar gratuito a cura della Prof.ssa Maria Grazia Corrao