Coronavirus, “rinunciare a vacanze di Pasqua e ferie per recupero giorni”, “devolvere parte stipendio di marzo alla Regione”. Proposte di due docenti

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“Penso di poter parlare per tanti dei miei colleghi, me lo auguro quanto meno ma non ho molti dubbi in merito: in caso di prolungamento della chiusura della scuola sono disposta a rinunciare alle vacanze di pasqua e/o allungare il tempo scuola rinunciando ad una parte delle ferie come stanno facendo tanti genitori per restare a casa con i figli”.

“I sacrifici li dovremo fare tutti, pazienza, ma è in queste occasioni che si vede l unità di un paese si rimanda una immagine positiva al resto del mondo”. Mentre alcune Regioni, come il Lazio, stanno pensando di anticipare e allungare le vacanze scolastiche di Pasqua, per fronteggiare meglio la diffusione del contagio del coronavirus, Barbara Bini, insegnante dell’istituto tecnico agrario “Calvi” di Finale Emilia, in provincia di Modena, città già devastata dal terremoto di maggio 2012, lancia su Facebook un’idea che ha il sapore della solidarietà. Della solidarietà e della condivisione della grave e diffusa sofferenza che ha investito il tessuto sociale ed economico dell’Emilia Romagna. Le fa eco un’altra docente, Cristina masi, docente a Carpi, sempre nel modenese, che ha proposto sulla pagina del Governatore emiliano Stefano Bonaccini la disponibilità – su base volontaria – a devolvere una percentuale dello stipendio di marzo alla Regione affinché la usi come meglio creda a sostegno di chi in questo momento sta pagando in maniera più pesante gli effetti economici della diffusione del contagio.

La locomotiva d’Italia sta rallentando paurosamente ora dopo ora. Al crollo degli ordinativi e della riduzione delle vendite di componentistica anche di precisione, si accompagna la conseguente riduzione dell’attività produttiva in quasi tutti i settori, all’imposizione di ferie e di permessi ai dipendenti, che probabilmente non ne avranno sufficienza più avanti da utilizzare nei periodi pasquali o estivi per portare in vacanza i bambini. Bambini che a loro volta sono a casa da scuola, poiché gli istituti sono chiusi già dal 24 febbraio e non si sa se riapriranno presto. Chi è alle strette, perché non ha nonni pensionati a cui affidare i minori, si sta dissanguando con le baby sitter, neppure gli asili privati sono aperti. L’unica categoria che non sta soffrendo più di tanto il disagio imprevisto è quella degli insegnanti. Incolpevolmente obbligati a starsene a casa, non solo non subiscono riduzioni di entrate finanziarie, ma possono gestire meglio i propri figli minori. Non è un privilegio, ma per molti sta apparendo come tale, sebbene gli insegnanti stanno lavorando e anche con abnegazione da casa con la didattica a distanza che talvolta implica sforzi e stress non previsti. La professoressa Barbara Bini, ha 41anni, è di Argelato, in provincia di Bologna, fa la pendolare con Finale Emilia nel suo istituto, dove opera come insegnante di sostegno su due alunni con i quali tiene continuamente rapporti con la didattica a distanza.

E’ una cosa difficile,

“E’ di una semplicità disarmante.

Professoressa Barbara Bini, come le è venuta in mente questa idea?

“Nasce dal fatto che sono figlia di un artigiano e di un’operaia di Argelato. Conosco molto bene la realtà dei piccoli artigiani e delle piccole aziende e le vedo in grande difficoltà. C’è gente che ha dovuto prendere le ferie perché chi non ha i nonni sta facendo i salti mortali. Siamo dei pubblici ufficiali. Abbiamo dei diritti e spesso siamo considerato poco. Ma abbiamo anche dei doveri, come pubblici ufficiali, che secondo me non possiamo trascurare, in un momento in cui lo Stato è in enorme difficoltà. Non solo le tre regioni, che peraltro sono le più significative per produzione, c’è un’emergenza nazionale”.

Come si strutturerebbe l’iniziativa?

“L’idea è quella di utilizzare le vacanze di Pasqua e anche i ponti successivi tenendo le scuole aperte per consentire ai genitori di andare a lavorare e sempre che la crisi si risolva e non si sia invece costretti a chiedere ulteriori giorni di ferie. E’ un contributo che come docenti possiamo dare. In situazioni normali i genitori sarebbero andati in ferie, ma stavolta no. Penso che questo sforzo si possa fare. E’ una soluzione che si potrebbe prendere dall’alto in maniera coordinata dalle Regioni coinvolte, facendo una valutazione a livello nazionale”.

Ha già parlato con qualcuno della cosa?

“Ho scritto solo un post sulla mia pagina Facebook. Probabilmente quasi nessuno sarà favorevole, ma io voglio crederci, perché dobbiamo dare anche noi un contributo. Ho fatto politica e mi piacerebbe vedere qualche risposta positiva, che sarebbe un modo per contribuire alla comunità. Sono a casa da due settimane per motivi di forza maggiore ma come noi è fermo un paese intero”.

Com’è la situazione nella zona in cui vive?

“Quest’anno penso che pochi porteranno i figli al mare. Conosco degli artigiani che hanno dipendenti che si stanno informando per la classe integrazione. Anche nel comparto della meccanica è dura: non è che ci fosse l’oro, prima, ma ora la situazione non ha prospettive rosee. Mi sono occupata di politica, conosco queste cose. Le piccole imprese bolognesi lavorano per conto terzi e gli ordinativi caleranno. Il lavoro era calato, le prospettive ora sono pessime Alcune aziende che fanno la manutenzione delle caldaie non lavorano perché la gente non fa entrare in casa le persone per paura del virus”. (Abbiamo verificato presso la Cna di Modena, in effetti qualche sparuta segnalazione del genere viene confermata dall’associazione di categoria, ndr). “Penso ai tanti genitori che hanno dei figli studenti disabili anche gravi. Questi genitori, con le scuole chiuse, dove li mettono? Non possono mica lasciarli da soli, e allora consumano ferie e permessi. Per questo ho fatto questo post. Occorre ragionare poi si valuta se è opportuno”.

Molti docenti risponderebbero che la scuola non è un servizio di badantato

“In un mondo ideale questo discorso va bene, ma questa non è più una situazione normale. Qui ci sono delle famiglie che a Pasqua, insisto, dovranno gestire dei figli a casa. Occorrerebbe fare una valutazione su cosa si possa fare livello nazionale. Poi s i genitori vogliono andare in vacanza ci vadano, gli altri se lo vorranno potranno venire a scuola a fare le loro lezioni normali”.

Da chi dovrebbe partire questa iniziativa? Dagli insegnanti, dai loro sindacati?

“Anche dai sindacati, che potrebbero trovare un accordo con il ministero. Abbiamo dei diritti, ma in questo momento, avendo avuto due settimane pagate, certo non per colpa nostra, non si può escludere che alcuni giorni di vacanza la classe docente potrebbe darli alla scuola e credo che ci farebbero anche una bella figura, gli insegnanti. Penso anche che questo restituirebbe anche un senso di unità in questo momento, e non l’idea che stiamo seduti attendendo che riaprano le scuole”

Non pensa che da questo possa invece emergere un senso di colpa da parte degli insegnanti?

“Io non ho nessun senso di colpa. Siamo a casa non per forza maggiore. Si tratta solo di dare un contributo in una situazione di emergenza per venire incontro alle famiglie che stanno facendo dei sacrifici e che stanno pagando gli effetti della crisi. I sacrifici li devono far tutti, noi non possiamo esimerci. E credo che l’idea sarebbe apprezzata da tante famiglie. Siamo sulla stessa barca, non viviamo su un’isola, facciamo parte tutti di un tutt’uno”.

Intanto come si è organizzata con i suoi alunni?

“Faccio delle videoconferenze con i miei due ragazzi con Hongout, l’app di Google. Si può fare anche con Whatsapp, ma Hangout è più stabile e poi in questo modo si evita scambiare i propri numeri di telefono ma si usano solo gli indirizzi email. Uno dei ragazzi segue le lezioni sul proprio tablet, un altro sullo smartphone, io con il mio computer. E’ di una semplicità disarmante fare le lezioni a distanza con Hangout”.

Abbiamo verificato anche questo e confermiamo. In un quarto d’ora si può scaricare la app, poi si inseriscono gli indirizzi email dei componenti il gruppo e la videoconferenza con gli interlocutori è operativa in men che non si dica, ndr. Ovviamente ci sono tante altre piattaforme più professionali, ma questa toglie ogni alibi.

La professoressa Cristina Masi: “Devolviamo parte della busta paga di marzo a chi è in difficoltà”

Vincenzo Brancatisano Cristina Masi insegna in una scuola di Carpi. E’ intervenuta sulla pagina Facebook del governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, lanciando una proposta, che è anche un’offerta economica alla Regione. L’offerta è quella di devolvere alla Regione – su base volontaria –  l’1 per cento della busta paga di marzo dei docenti e di tutte le altre categorie di lavoratori che non stanno subendo contraccolpi economici dall’emergenza sanitari in atto affinché la usi come meglio creda a sostegno delle attività e delle persone che invece stanno peggio. “In un momento del genere penso sia doveroso e si possa dare una mano con una trattenuta sullo stipendio modesta, ma che moltiplicata per tante persone diventerebbe una bella cifra”. Lei è insegnante ma dice di pensare agli “educatori che ho sentito che non vengono pagati, alle attività commerciali, alle attività sportive, al mondo dei teatri e dei cinema. Una mia vicina ha un’agenzia turistica, mi dice che il telefono non squilla mai, non sta lavorando più. E’ un contributo che potrebbe risultare utile”. Non ha paura delle polemiche che potrebbe suscitare all’interno della categoria? “A me sembra una buona idea, io sarei disponibile. Sto prendendo lo stipendio senza lavorare. Certo, stiamo svolgendo attività a distanza, ma non abbiamo i problemi di chi lavora negli altri settori e obiettivamente mi sento molto fortunata rispetto ad altre persone.

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