Coronavirus: rientro a scuola solo per le classi quinte a maggio, così si dà dignità alla Maturità. Lettera

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inviata da Prof. Gioacchino Failli –  Sono docente di un Istituto secondario superiore e vorrei dire la mia in merito alla conclusione dell’anno scolastico, prospettata dalla Ministra Azzolina nell’ultimo Decreto del Governo

Premesso che la situazione creatasi a seguito della pandemia non era né immaginabile, né prevedibile e che il governo, le regioni, i comuni sono ancora fortemente impegnati in raccordo con i massimi esponenti delle organizzazioni medico scientifiche, alla continua ricerca di strategie finalizzate a contrastare la curva di crescita del contagio, ritengo, pur non avendo cognizione specifica e conoscenza scientifica sull’argomento, che tutto sia stato fatto nel miglior modo possibile sia in campo di contenimento, sia in campo di prevenzione, e che la chiusura delle scuole è stato un provvedimento utile, doveroso.

La Scuola non si è fermata e ha messo in campo tutti gli strumenti necessari per continuare a perseguire le finalità educative, intese come bisogno al pari di altri bisogni di primaria necessità.

Nonostante i disagi per il personale della scuola e per le famiglie, lo strumento della didattica a distanza si è rivelato non solo praticabile ma, oserei dire miracoloso.

Tranne pochissime eccezioni, tutti hanno risposto positivamente dimostrando di aver compreso la gravità della situazione e con spirito di sacrificio si sono adoperati affinché la didattica a distanza potesse svolgersi con la massima efficacia non solo per favorire la crescita culturale degli studenti ma, soprattutto, per mantenere quella empatia e complicità, nel pieno rispetto dei ruoli, che normalmente si crea tra docenti e discenti.

Purtroppo essendo la didattica a distanza una pratica non regolamentata e non fruibile da tutti, la valutazione e la verifica del conseguimento delle competenze previste non è facilmente attuabile e di conseguenza il ministro, giustamente, ha previsto l’ammissione di tutti alle classi successive con la possibilità di recupero delle competenze all’inizio del prossimo anno scolastico

Sono convinto che rientrare ora a scuola potrebbe inficiare tutto quello che si è fatto fino ad oggi per il contenimento della crescita del contagio. Il distanziamento sociale è impossibile mantenerlo a scuola.

Però il grosso problema resta per le classi terminali ed in particolare per gli alunni delle classi quinte degli Istituti di Istruzione Secondaria.

Il titolo di studio conseguito al termine del percorso formativo ha valenza giuridica ed è indispensabile sia se si voglia entrare nel mondo del lavoro sia se si voglia proseguire gli studi universitari. Attribuire il titolo attraverso un colloquio interdisciplinare da svolgere on line mi sembra non risponda a quelli che sono i criteri di valutazione e di attribuzione del titolo di studio. In tale situazione il risultato che si otterrebbe sarebbe a puro svantaggio degli studenti che non sempre riuscirebbero, in un’unica prova, a evidenziare al meglio la loro preparazione e maturità.

Io avrei quindi una proposta che mi sembra praticabile al fine dello svolgimento dell’Esame di Stato che possa far mantenere al titolo di studio la sua validità e valenza, anche se in una situazione di emergenza.

Nel rispetto rigoroso del protocollo per la prevenzione del contagio (distanziamento, rilevamento della temperatura, utilizzo di dispositivi di sicurezza), si potrebbe, solo per le classi quinte, prevedere la riapertura delle scuola durante i primi di maggio, per consentire il completamento della preparazione finalizzata allo svolgimento delle prove di esame nel miglior modo possibile, ponendo ciascun studente nelle condizioni migliori rispetto alle sue peculiarità e livello di competenze.

Non so se questa proposta potrebbe essere accolta ma, secondo me, darebbe dignità all’esame e al conseguente titolo di studio conferito.

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