Coronavirus: “riaprire le scuole, i genitori sono giovani e non si ammalano gravemente”, e i docenti?

di Myriam Caratù

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È di questi giorni la notizia che il direttore dell’Istituto Mario Negri, professor Giuseppe Remuzzi, durante un’intervista al Corriere della Sera, abbia dichiarato che tenere chiuse le scuole è sbagliato, poiché “i bambini non si infettano.

I loro genitori, più o meno giovani, difficilmente sviluppano malattie importanti. Invece noi lasciamo le nuove generazioni a casa dai nonni. Un altro modo di mescolare. A mio avviso, un grave errore”.

Al di là della questione dei bambini che non si infettano quello che ci si chiede è se davvero i genitori siano così giovani.

Ma, soprattutto, se siano così giovani i maestri o i professori.

Gli insegnanti italiani

È la stessa OCSE a dichiarare che l’Italia ha gli insegnanti più vecchi del mondo: nel suo rapporto sull’istruzione del 2019, “Education at a glance”, dice inequivocabilmente che abbiamo la quota più alta di docenti ultra 50enni tra i Paesi dell’Ocse, ovvero il 59%. L’età media degli insegnanti italiani è 51 anni, mentre in Spagna si scende a 44 e in Francia a 41.

E le stesse testate italiane (vd. La Stampa) ultimamente hanno dichiarato che i 40-50enni sono più a rischio Coronavirus di quanto si pensava.

Oltre al fatto che si parla di “età media”, e che quindi non si contano gli ultra sessantenni che ancora aspettano di arrivare alla tanto agognata pensione.

Ultrasessantenni che, pensiamoci, possono essere nonni, e in molti casi lo sono.

E allora perché i nonni non possono riabbracciare i propri nipoti – perché ce ne sono tantissimi che ancora non lo possono fare dall’inizio della pandemia, considerando che molti vivono in diverse Regioni – e invece possono stare a contatto con i nipoti degli altri, mettendo a rischio se stessi, i bambini e i loro genitori?

La famiglia italiana

Non siamo neanche tanto sicuri che i genitori dei bambini di oggi siano “più o meno giovani”: da un’indagine dell’Istat del 2019 si rivela che l’età media del parto di una donna italiana è di 31,9 anni – molto più alta di tutte le altre medie europee.

Senza contare l’aumento delle mamme over 40, e l’età più avanzata dei padri, che si discosta quasi sempre da quella delle madri.

Insomma, siamo davvero così sicuri che questo sia un Paese per giovani?

L’empatia a scuola

È vero: molti bambini stanno soffrendo la mancanza della scuola, ed è vero anche che i lavoratori hanno problemi nel seguire i propri bambini, dovendo tornare a lavorare.

Ma non sono solo i bambini e i genitori a voler che la scuola riapra i battenti: ci sono anche molti insegnanti in prima linea, soprattutto quelli di sostegno, che hanno delle difficoltà enormi nel gestire a distanza i ragazzi con BES e DSA.

Ma la scuola dovrebbe riaprire solo in sicurezza, e ci vuole tempo per mettere in sicurezza gli edifici. Senza contare la mobilitazione di persone che il ritorno a scuola provocherebbe, nell’ordine di milioni di cittadini, tra grandi e piccoli.

Ultimo ma non meno importante, il fattore umano: per i bambini dell’asilo e delle elementari soprattutto, quanto è possibile mantenere il distanziamento sociale?

Ai bambini non manca la scuola per i compiti, che pure svolgono a casa, ma soprattutto per l’empatia e l’affetto umano dimostrato da docenti e compagni, che rende per loro la scuola un luogo di socialità, apprendimento non formale e convivialità.

Ed è davvero così certo che tutto questo tornerà, se si dovesse riaprire la scuola nell’immediato futuro?

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