Coronavirus, Rete degli studenti medi: perché è giusto ammettere tutti

di redazione

item-thumbnail

Comunicato Rete degli Studenti Medi – Le recenti indiscrezioni in merito all’esame di maturità e la bozza pubblicata da diversi canali concernente le possibili disposizioni in materia da parte del Ministero Azzolina hanno aperto ( o riaperto) un dibattito che in questo Paese avrebbe dovuto vivere a prescindere dall’attuale crisi complessiva.

In queste ore mi accorgo del fioccare di lettere da parte di molti docenti che esprimono disappunto per le misure che probabilmente (e auspicabilmente) prenderanno forma in questi giorni: alcune delle parole usate mi hanno sorpreso, ovviamente in negativo, in particolare in merito alla possibile ammissione per tutti e tutte, da molti considerata alla stregua di un “condono” che rischia di minare alla base il principio meritocratico su cui dovrebbe basarsi il sistema. Si parla di “6 politico”, di “vergogna”, si chiede “serietà” ma a garanzia di chi?

Sono parole che lasciano emergere diverse criticità, a mio avviso, legate all’interpretazione del ruolo della scuola nella società.

Parto da un presupposto, che vorrei fosse per lo meno condiviso trasversalmente dentro il comparto: in un sistema in cui i livelli di partenza sono fortemente soggetti a fattori di diseguaglianza (reddito, condizione familiare, contesto sociale e situazione di salute etc.), la meritocrazia smette di essere un criterio pregevole e diventa classismo.

Negare questo presupposto significa essere ciechi, o peggio ancora negare coscienziosamente, la realtà sociale italiana, scaricando (volutamente o meno) la responsabilità del sistema e delle classi dirigenti verso il basso.

La discussione intorno alla DaD ha portato alla luce alcune di queste criticità (non si spiegherebbero altrimenti i provvedimenti legati ad una iniezione di risorse per il diritto allo studio), dimostrando quanto il nostro sistema scolastico fosse assolutamente inadeguato ed impreparato alla gestione di una situazione simile.
Certamente alcune scuole hanno fin da subito dimostrato una grande intraprendenza e competenza, ma nel quadro generale continua a valere la regola dell’eccellenza territoriale, mentre il quadro nazionale emerge in tutta la sua preoccupante struttura a livelli.

Ed in questi livelli la battaglia era, ovviamente, una battaglia a garanzia di tutti: docenti, personale ATA e amministrativo e studenti.

Ma che il comparto abbia retto, purtroppo, non può essere considerata una verità, nonostante l’impegno di tutte e tutti.

Lo è perché la DaD non è stata, è non sarà nell’immediato, una soluzione, peccando di chiarezza nelle modalità e nei contenuti; lo è perché la crisi sociale che attanaglia il Paese è una crisi che colpisce tutti ma che lascia indietro gli ultimi, che diventano ultimissimi; lo è perché né gli studenti né i docenti hanno ricevuto tutti gli strumenti in tempo per poter ribaltare questa situazione e lo è anche perché a questa pandemia e alla crisi globale che ne deriva, e questo va detto con grande chiarezza, si può rimediare in misura estremamente limitata.

Tutto questo ha minato alla base i già deboli criteri preesistenti di garanzia del diritto allo studio, non solo rispetto alle questioni economiche, ma rispetto al patto di corresponsabilità esistente tra famiglia e scuola, tra studenti e docenti.

Il diritto al recupero, il diritto ad essere seguito e ad uno svolgimento delle lezioni regolare in molte aree del Paese sono andati completamente in fumo. Abbiamo assistito a l’allargarsi della forbice sociale legata alla possibilità di accedere alla rete internet, alla disponibilità di mezzi tecnologici nelle famiglie, ad una condizione generale che di certo non consente a nessuno di proseguire in serenità le proprie attività.

E se la valutazione deve tener conto di tutto questo, allora non può prescindere dal considerarsi inadeguata allo scopo.

Non può perché il sistema della valutazione non ha mai tenuto conto di queste difficoltà, criminalizzando condizioni non sovvertibili dal singolo.

In questo quadro molte garanzie sono saltate, e le condizioni di normalità totalmente capovolte: il sistema è stato messo in discussione.

Lo stesso sistema che tuttora non garantisce livelli salariali adeguati alla classe docente, che ha sempre messo in secondo piano la qualità della didattica per promuovere politiche di profitto. Un comparto che da decenni aspetta riforme strutturali e positive, nel momento di massima crisi, non può rispondere auto tutelandosi e difendendo a spada tratta il modus operandi forgiato dalla scuola fascista e mai sradicato.

Lo stesso sistema che invece di porsi l’obiettivo di forgiare l’individuo dentro la società, di insegnare a discernere il falso dal reale, garantendo l’acquisizione delle basilari competenze utili alla sopravvivenza nella giungla della modernità, troppo spesso categorizza, esclude, boccia semplicemente perché la matematica lo impone.

Lo stesso sistema che ha imposto un modello di Alternanza scuola-lavoro che non abbiamo mai condiviso e che non può costituire criterio di accesso per ovvi motivi, così come per ovvi motivi non può esserlo il test INVALSI.

Si avvii dunque il processo alla scuola, non il processo allo studente “non meritevole”.
Questo è il sistema che noi non intendiamo difendere, per queste ragioni politiche e per le ragioni sociali che ci impongono di garantire che tutti e tutte possano accedere ai più alti gradi dell’istruzione eliminando gli ostacoli di ordine politico, economico e sociale.

Domani avremo bisogno di ricostruire le nostre comunità e servirà l’impegno di tutti e tutte: parlare di vergogna significa dirci fin da subito che lo sforzo di alcuni vale più dello sforzo di altri. E’ un messaggio pericoloso, ancora più pericoloso se a lanciarlo sono i docenti di questo Paese.

Avremo tempo e modo di lavorare su noi stessi e sulle nostre competenze a settembre, insieme, garantendo tutti il massimo impegno e apporto, magari consapevoli dei nostri errori passati e con una proposta organica per il futuro.

Versione stampabile
Argomenti:

soloformazione