Coronavirus, reddito di emergenza da 600 euro anche per precari e irregolari. In arrivo anche buoni spesa

di redazione

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Ieri, il primo Ministro Conte ha annunciato un pacchetto di interventi per far fronte all’emergenza Coronavirus che comprende anche un reddito di emergenza per tutte le situazioni lavorative.

Reddito di Emergenza

Non ci sarà un ritocco del reddito di cittadinanza, ma l’attivazione di un Rem, una misura eccezionale in grado di aiutare le fasce dei lavoratori più deboli.

Si tratta di un contributo di 600 euro, una tantum, per i quali saranno stanziati probabilmente 6 miliardi. Ad essere coperti saranno, quindi, non soltanto i lavoratori a partita Iva, artigiani, commercianti etc. Ma anche precari, irregolari, badanti, babysitter etc.

Il contributo sarà versato anche a quanti hanno finito il sussidio di disoccupazione (Naspi o Discoll), tagionali, bagnini, camerieri, addetti alle pulizie, animatori turistici, contrattisti a giorni, settimane, massimo qualche mese.

In arrivo anche buoni spesa

Nel Dpcm il governo stanzia di 4,3 miliardi di euro ai Comuni dei quali 400 milioni vincolatidestinati esclusivamente ad aiutare quei cittadini in difficoltà perché “non hanno soldi per fare la spesa”.

Secondo quanto previsto dal prossimo Decreto, “La quota del fondo assegnato a ciascun Comune sarà gestita ed erogata dal Comune medesimo, privilegiando i criteri di prossimità e sussidiarietà”.

“Il riparto di tali risorse aggiuntive sarà basato su criteri nuovi, calibrati per l’esigenza eccezionale, quali i principi del minor reddito pro capite (50-66%) e del numero di abitanti (33-50%) – criteri concordati con l’ANCI (da valutare l’introduzione tra i criteri di riparto dell’indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM) calcolato dall’ISTAT – ultimo dato disponibile aggiornato però al censimento del 2011).

Inoltre viene stabilito che “le risorse ricevute da ciascun Comune per la solidarietà alimentare saranno destinate, con un vaglio preventivo molto semplificato e flessibile (evitando requisiti rigidi) da parte dei servizi sociali comunali, a tutti coloro che versano in situazione di necessità alimentare”. “Tali risorse dedicate potranno essere rafforzate da ciascun comune (o dall’ANCI, con un riparto pro quota in base alle esigenze) con donazioni defiscalizzate di generi alimentari o di buoni d’acquisto o buoni sconto da parte di privati, di produttori, dei distributori”.

“Si prevede altresì – si legge ancora nella bozza – la possibilità da parte dei Comuni di acquistare buoni spesa, buoni pasto o generi di prima necessità senza procedura di gara. Considerato che il FSC non interessa i comuni del Trentino AA, del Friuli VG e della Valle d’Aosta, in questi territori, con specifica previsione nell’ordinanza, le somme sono anticipate dalle Autonomie speciali per essere ristorate in sede di emanando decreto legge”.

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