Coronavirus, quando torneremo a scuola sarà un giorno davvero speciale. Lettera

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Inviato da Francesca Merello – Stop, pausa, intervallo… come vogliamo chiamarlo?

Didattica a distanza, apprendimento digitale, videotutorial, lezioni online… un miscuglio di nomi che per me sono ben distanti dal mio mio modo di insegnare.
Pandemia. E ora come faccio a spiegare ai miei alunni che questa parola ci tiene a distanza, non vuole gli abbracciarci, non ci vuole vicini, ci tiene in casa e non in classe?
La Corona questo virus non se la merita proprio!

Respira maestra, respira. Devi restare lucida. Tutto andrà bene.
Inizio a inviare per mail i compiti ai miei bambini e mi chiedo se questo possa bastare. No, non è abbastanza per me. Allora mi domando cosa posso fare ancora, quale sia il modo più giusto per poter insegnare oggi “a distanza”. Non credo ci sia una risposta che vada bene per tutti, ma sono sicura, invece, che se fai il tuo lavoro con amore e conosci bene i tuoi alunni, allora hai trovato la chiave giusta per arrivare a loro.
Sono un’insegnante di una piccola scuola primaria in provincia di Genova, la mia area è quella matematico-scientifica. La mia routine quotidiana, all’epoca del Coronavirus, inizia al mattino presto e termina la sera tardi. I miei alunni hanno 9 anni, e frequentano la terza primaria. Sono bambini dolcissimi, amano venire a scuola, mettono entusiasmo e amore in tutto ciò che fanno e quindi noi, insegnanti di classe, questo AMORE abbiamo il dovere di mantenerlo vivo, questo ENTUSIASMO non lo dobbiamo perdere.

Abbiamo aperto una mail ad uso esclusivo per loro. Inviamo i compiti spalmati nei giorni della settimana creando una sorta di routine scolastica.
Arrivata la prima mail di una mia alunna, con le foto dei primi compiti eseguiti, ha dato il via ad una comunicazione continua, privilegiata, senza né orari né intervalli. Ecco, ora ho capito che siamo sulla strada giusta. Ad ogni messaggio mi perdo nel parlare a loro, racconto aneddoti che ricordano le nostre routines di classe (vietato nominare il virus con la corona immeritata), utilizzo vocaboli che profumano di casa, accudimento, che sanno di abbracci, quelli veri, quelli che durano almeno 3 minuti, si proprio quelli che darò loro appena si potrà tornare a scuola. Ventitré alunni per tre minuti ciascuno, significa che la prima mattinata, dopo il Coronavirus, sarà un giorno davvero speciale, quello che tutti porteremo nel cuore. Non lo troveremo scritto sui libri di storia, ma quell’abbraccio nessuno potrà dimenticarlo mai, né insegnanti, né alunni di qualunque ordine e grado, perché sarà L’ABBRACCIO DELLA SCUOLA, DELLA MAESTRA, DEI COLLABORATORI SCOLASTICI… della RIPARTENZA. Questa parola, che sembra trovare senso specifico soltanto in ambito calcistico come “Rapida iniziativa di attacco dopo un’offensiva avversaria”, trova, oggi più che mai, il suo più profondo significato in un messaggio di speranza e forza in ambito scolastico.
Tutto andrà bene?
Maestra Francesca Merello

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